Cosa farò per la cultura? Alla Filo il confronto dei candidati FOTO foto

Musica, teatro, musei ed Expo. Sono solo alcuni dei temi affrontati dai 7 candidati sindaco durante l’incontro di questo pomeriggio al Teatro dei Filodrammatici. Ad incalzarli un parterre di giornaliste donne.

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Come fare per promuovere la cultura piacentina in vista dell’Expo del 2015? A questa e ad altre domande legate al tema della cultura hanno risposto i 7 candidati sindaco durante l’incontro di questo pomeriggio al Teatro dei Filodrammatici. Ad incalzare con le domande Paolo Dosi, Andrea Paparo, Massimo Polledri, Lorenzo de’ Luca (in sostituzione del candidato Pierpaolo Gallini), Piarangelo Solenghi, Mirta Quagliaroli, e Pietro Tansini, un parterre di giornaliste donne: Paola Pinotti (PiacenzaSera), Simona Segalini (Libertà), Martina Arzenton (Radio Sound), Elena Caminati (Teleducato), Linda Dotelli (Telelibertà) e Sara Vigorita (Il Nuovo Giornale). L’incontro è stato moderato da Alberto Dosi dell’associazione Amici del Teatro Gioco Vita.

“Potevamo intitolare l’incontro ’La cultura ai tempi dello spread’ – ha introdotto il presidente dell’associazione Amici del Teatro Gioco Vita Stefano Pareti – Negli ultimi anni la cultura sembra infatti diventata una spesa da tagliare. I beni culturali sono invece l’unico prodotto per cui l’Italia non ha rivali nel mondo; tagliare sulla cultura nel nostro Paese è come tagliare sul gas in Russia”. Ecco in sintesi le proposte dei 7 candidati sindaco sul tema della cultura, soprattutto in vista dell’Expo di Milano.

Lorenzo de’ Luca: “A Piacenza c’è un buon sistema culturale. L’intenzione dell’Udc per migliorarlo è quello di realizzare una cabina di regia per le attività culturali con l’obiettivo di concentrarsi su poche progetti e sfruttare al meglio le risorse umane e finanziare”.

Paolo Dosi: “Il livello qualitativo dei prodotti culturali a Piacenza è medio alto. Un obiettivo sarebbe già quello di conservare lo stesso livello in un periodo difficile come questo. Per farlo è necessario valorizzare alcune specifiche presenze culturali locali, in modo da tenere alta la qualità e ridurre i costi. In vista dell’Expo bisogna migliorare la comunicazione: abbiamo mostre e stagioni teatrali di qualità ma per farle conoscere dobbiamo migliorare la comunicazione al di fuori della nostra provincia. E’ oneroso ma l’esperienza del Festival del Diritto può essere un esempio”.

Andrea Paparo: “Il nostro non è abbastanza un sistema; manca ad esempio un sito web comune che raccolga tutte le iniziative. In vista dell’Expo si potrebbe fare un passaporto del turista, in modo da poter accedere a mostre a musei grazie ad un’unica tessera. Per farlo bisogna mettersi in rete con Milano e con le altre città limitrofe come Parma, Cremona e Mantova. A proposito del Festival del Diritto citato prima, l’anno scorso è costato 650mila euro con 19mila visite, mentre il Festival della Filosofia di Modena con pochi fondi in più ha fatto molte più visite. E’ mancato perciò il volo che doveva fare”.

Massimo Polledri: “La attività culturali sono importanti ma prima di tutto non si può fare cultura se il centro è morto. Non si può uscire da teatro la sera e non trovare un bar aperto o un ristorante piacentino in centro. Dobbiamo buttare giù il muro che limita la fruizione del centro, consentendo di arrivare, anche in macchina, nelle zone storiche della città”.

Mirta Quagliaroli: “Secondo noi in vista dell’Expo bisogna sfruttare il web: costa poco e permette di sponsorizzare al meglio gli eventi della nostra città. Eventi che dovranno affrontare le tematiche dell’Expo in modo da attrarre più turisti. In ogni caso utilizzare direttamente risorse del Comune sarà difficile”.

Pierangelo Solenghi: “La cultura è un bene irrinunciabile anche in un periodo di crisi perchè permette a tutti di vivere meglio. La cultura inoltre porta una creatività che può generare contesti di sviluppo economico. Per l’Expo invece sarà importante mettersi in rete”.

Pietro Tansini: “Bisogna prima di tutto chiedersi perchè uno straniero dovrebbe venire a Piacenza. Intanto dovremmo avere noi una cultura consolidata: siamo infatti noi i primi a non valorizzare la nostra storia. Abbiamo strutture culturali fatiscenti ma in questi anni sono state solo fatte fontane in mezzo alle rotonde”.

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