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Dall’Acuto a PcSera: Cuore Biancorosso

Prosegue la collaborazione tra L’Acuto online (http://acuto.wordpress.com) e PiacenzaSera.it. L’Acuto è il giornale del liceo Gioia di Piacenza che da qualche tempo ha un’appendice telematica, un po’ blog e un po’ giornale. Noi abbiamo deciso di aprirgli uno spazio... leggere per credere l’articolo qui sotto. 

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Prosegue con questo articolo la collaborazione tra L’Acuto online (http://acuto.wordpress.com) e PiacenzaSera.it. L’Acuto è il giornale del liceo Gioia di Piacenza che da qualche tempo ha un’appendice telematica, un po’ blog e un po’ giornale. Noi abbiamo deciso di aprirgli uno spazio… leggere per credere l’articolo qui sotto. 

Quando da piccolo mi chiedevano: “Per che squadra tifi?” si aspettavano, naturalmente, una risposta che fosse Juve, Milan o Inter (pronti a scuotere la testa se la risposta non li avesse soddisfatti o, in caso contrario, a dire “grande”).
“Piacenza” era una risposta che non soddisfaceva nessuno: “Sì, sì… Piacenza e poi?”
E poi basta.

Non ho visto gli anni dello splendore del Piace per questioni anagrafiche ma ho vissuto i primi anni di Curva nella loro scia con il papà… quegli anni dei rotoli di carta igienica lanciati dalla gradinata e dei boati al “Dario Hübner” nella lettura della formazione. Delle fiumane di gente nelle partite importanti, dei fumogeni e delle bandiere.

Poi lo stadio si svuota e la passione si spegne, tutto il resto è storia recente: retrocessione, calcio scommesse, punti di penalizzazione e dirigenti improbabili.
Ti accorgi che quella che era la tua squadra, che credevi così linda, così incorruttibile (il calcio è malato: ma non può esserlo il mio Piace) ha venduto le partite per anni (dagli ultimi interrogatori risultano truccati risultati del 2006): quelli che io, un bambino con il cappellino del Piace, acclamavo e rincorrevo per una foto o un autografo mi hanno sempre preso in giro fingendo rabbia per un errore davanti alla porta o un rigore procurato agli avversari, strappandosi i capelli con una mano e stringendo una mazzetta di banconote dall’altra.

Si riparte da zero, con una squadra di ragazzini, si perde anche in C1 e gli spalti sono sempre più grigi di cemento e meno biancorossi di persone e gli anni gloriosi sono più lontani che mai, ma eccomi là in curva (quella che era delle carta igienica, dei boati, delle fiumane, dei fumogeni e delle bandiere) mentre la vecchia guardia che occupava i gradoni gialli prima di me – a casa – guarda Juve, Milan, Inter sulla pay tv.
Siamo pochi, pochissimi, ma finché ci saremo non potrà scomparire qualcosa che si chiama Piacenza Calcio.

Alessandro Lusitani

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