Francia alle urne, con l’incognita dell’Unione Europea

C’è chi uscirebbe domani dalla Comunità e dalla Eurozona e chi come i due candidati più accreditati vorrebbero comunque modificare il trattato.

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Aurelio Ferraguti, piacentino di Francia, ci racconta le ultime novità d’Oltralpe. 
 
Ci siamo! Il giorno della elezione presidenziale è infine arrivato. I francesi saranno chiamati alle urne domenica 22 aprile per eleggere il nuovo presidente della Repubblica.
E’ bene subito precisare (per chi già non lo sappia) che il presidente della Repubblica in Francia ha un ruolo istituzionale assai differente da quello del “nostro” presidente. La nostra infatti è una repubblica parlamentare e la costituzione assegna al presidente delle funzioni che potremmo riassumere in due parole: egli rappresenta la unità nazionale ma non ha reali poteri esecutivi né legislativi. Qui in Francia la costituzione, al contrario, riserva la presidente poteri politici ed esecutivi secondi ( forse?) solo al Presidente degli Stati Uniti. Egli infatti presiede il Consiglio dei Ministri che nomina lui stesso ed ha una funzione direttiva dell’esecutivo. Propone leggi e ha il potere di sciogliere il governo e rinominarne uno nuovo.
Quindi la Francia è una vera repubblica presidenziale.
Cio’ spiega anche il fatto che la sua nomina non sia affidata al Parlamento (come in Italia) ma al popolo che è chiamato ad eleggerlo. Le elezioni si svolgono con il sistema del doppio turno, un po’ come le nostre elezioni amministrative e regionali. I due candidati che avranno raccolto al primo turno i maggiori suffragi parteciperanno al secondo turno che si terrà domenica 6 maggio. 
Fatta questa doverosa premessa in ordine al sistema elettorale francese vediamo un po’ chi sono coloro che si contenderanno la possibilità di risiedere per i prossimi anni all’Eliseo.
I candidati sono 10, alcuni dei quali, peraltro, senza grandi ambizioni (qualche maligno dice che aspirano soltanto ai rimborsi elettorali, che qui spettano ai candidati…)
Vi parlero’ quindi solamente di quelli che secondo i sondaggi hanno reali possibilità di arrivare almeno ad una percentuale in doppia cifra.
Innanzitutto c’è il presidente uscente Nicolas Sarkozy che quindi si ripresenta dopo il suo mandato e chiede la riconferma. Secondo i sondaggi più recenti è accreditato di un 23/24% che lo pone attualmente al secondo posto nelle previsioni. La sua campagna elettorale si è incentrata soprattutto su slogan che mirano a recuperare consensi nell’area della destra quindi una campagna incentrata sulla sicurezza e la difesa degli interessi francesi. Ma nonostante questo, e nonostante abbia recuperato punti in percentuale rispetto ai sondaggi di inizio campagna, davanti a lui nelle preferenze espresse in queste  previsioni di voto c’ è il candidato del Partito Socialista, François Hollande che otterrebbe al primo turno un 26/27 % di voti. Hollande ha incentrato la sua campagna sul cambiamento e sulla incapacità dimostrata da Sarkozy di gestire una crisi che anche qui  sta creando non pochi problemi se si pensi che la disoccupazione in Francia ha raggiunto livelli preoccupanti (più alti della media europea). Questi due sono quindi i candidati accreditati di maggiori possibilità di contendersi al secondo turno il posto all’Eliseo.

Ma vi sono altri candidati che magari questa possibilità, almeno stando ai sondaggi, non ce l(hanno ma che potrebbero fare la differenza indicando ai propri sostenitori come votare al ballottaggio. Mi riferisco a Marine le Pen leader del Front National, il partito dell’estrema destra xenofoba che al momento è accreditata di un 16% dei voti, a J.Luc Mélenchon leader del Front de Gauche (sinistra radicale) in netta ripresa rispetto ai primi sondaggi, che oggi è accreditato di un 14/15 %. In calo nei sondaggi poi vi è il centrista Bayrou (10%) e la verde-ecologista Eva Joly (2%) ex magistrato di origine norvegese e gli altri che difficilmente arriveranno ad ottenere un 1% di suffragi.

Una ultima considerazione che peraltro rende interessante ed incerta questa consultazione elettorale. Sembra che un terzo degli elettori (aventi diritto al voto, ma che non è detto che poi effettivamente si rechino alle urne) sia ancora indeciso. Tra poche ore sapremo e commenteremo queste importanti elezioni che vanno ben al di là del loro valore nazionale in quanto la Francia è uno dei Paesi più importanti della UE e della zona euro e un po’ tutti i candidati hanno fatto riferimento nella loro campagna ad un “ripensamento” del concetto stesso di Unione Europea. C’è chi uscirebbe domani dalla Comunità e dalla Eurozona e chi come i due candidati più accreditati vorrebbero comunque modificare il trattato.
E le ripercussioni interesseranno tutta l’Europa, quindi anche noi italiani.
 
 
Aurelio Ferraguti
 
 

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