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Trenta e non sentirli: 2012 di celebrazioni per gli architetti di Piacenza foto

Il 2012 sarà un anno ricco di ricorrenze e festeggiamenti per l’ordine degli architetti di Piacenza, che celebra i 30 anni di attività. L’Urban Center ha ospitato l’assemblea annunale dell’ordine, guidato da Benito Dosi, e tra i punti all’ordine del giorno, oltre al bilancio, c’era appunto anche l’elenco delle iniziative in programma nel 2012. 

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Il 2012 sarà un anno ricco di ricorrenze e festeggiamenti per l’ordine degli architetti di Piacenza, che celebra i 30 anni di attività. L’Urban Center ha ospitato l’assemblea annuale dell’ordine, guidato da Benito Dosi, e tra i punti all’ordine del giorno, oltre al bilancio, c’era appunto anche l’elenco delle iniziative in programma nel 2012.

“Quest’anno festeggiamo il 30esimo anniversario dell’ordine – spiega il tesoriere, l’architetto Giuseppe Baracchi – e prendiamo questa occasione per per poter organizzare eventi e incontri aperti a tutta la cittadinanza. In concomitanza con il nostro anniversario, nel 2012 si celebrano anche il 150esimo dalla fondazione del Politecnico di Milano, di cui noi ospitiamo una sede, il 50esimo dalla scomparsa di Giulio Ulisse Arata, celebre architetto piacentino, così come il 150esimo dalla fondazione della scuola d’arte e di architettura Gazzola”. 

“Diverse iniziative si terranno in concomitanza con la nostra Summer School, divenuta ormai appuntamento di grande rilevanza culturale, con pubblicazioni e una mostra dedicate a Gazzola e Arata. A ottobre si terrà  una grande festa per l’ordine e per gli architetti con oltre 40 anni di attività”. “Il nostro bilancio – osserva il tesoriere – è sempre in pareggio, ma quest’anno, grazie ad alcune economie, possiamo pianificare eventi di carattere culturale”. 

Al momento sono 540 gli iscritti all’ordine degli architetti di Piacenza, con 20 – 25 nuove leve all’anno. “Le percentuali sono del 55% di iscritti maschi e 45 % donne, ma con le nuove adesioni gli equilibri si stanno spostando al 70% al femminile e al 30 % al maschile. Un segno, questo – osserva Baracchi – di come la nostra professione sia sempre più diffusa tra le donne”. 

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