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Colombo alla Cattolica: “Questo carcere dovrebbe essere abolito”

Carcere, pena e recupero del detenuto. Sono questi i temi affrontati dall’ex magistrato Gherardo Colombo durante un convegno con gli studenti dell’Università Cattolica di Piacenza.

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Carcere, pena e recupero del detenuto. Sono questi i temi affrontati da Gherardo Colombo, ex magistrato divenuto famoso per aver condotto o contribuito a inchieste celebri quali la scoperta della Loggia P2, il delitto Giorgio Ambrosoli, Mani pulite, i processi Imi-Sir/Lodo Mondadori/Sme, durante un convegno con gli studenti dell’Università Cattolica di Piacenza. L’incontro è stato l’occasione per presentare il suo ultimo libro, “Il perdono responsabile”, dedicato ai temi della detenzione e delle pene sanzionatorie.

“Il carcere, questo carcere dovrebbe essere abolito – spiega Colombo – Premesso che chi è pericoloso deve stare da un’altra parte, è comunque interesse della cittadinanza che le persone che abbiano commesso un reato vengano recuperati piuttosto che esclusi. Ma questo non succede”. Per rispondere a questa esigenza l’ex magistrato nel suo ultimo libro indaga quindi le basi di un nuovo concetto e di nuove pratiche di giustizia che lentamente emergono negli ordinamenti internazionali e nel nostro. Pratiche che non riguardano solamente i tribunali e le carceri, ma incoraggiano un sostanziale rinnovamento nel tessuto profondo della nostra società: riguardano l’essenza stessa della convivenza civile.

E a proposito di convivenza civile e rinnovo della società, prima dell’incontro con gli studenti Colombo è tornato sul recente risultato elettorale delle amministrative, che ha visto in tutta Italia un forte astensionismo: “E’ una questione complicata – commenta Colombo – Oltre al fatto che la politica tradizionale ha dato prova di inadeguatezza, anche la cittadinanza complessivamente non è del tutto responsabile. Responsabilità vuol dire infatti dare e chiedere risposte, mentre c’è la tendenza a fare in modo che a risolvere i problemi siano altri”.

“Da quanto leggiamo sui giornali – prosegue l’ex magistrato – sembra che il malaffare non sia scomparso dal mondo della politica.  Del resto ci sarebbe da chiedersi perchè dovrebbe essere diverso visto che non è stato fatto nulla per rendere più difficile la corruzione e nulla per rendere più facile la sua scoperta”.

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