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Consiglio pastorale, il 26 maggio la conclusione della Missione popolare

Continua il progetto dei "referenti parrocchiali",  concepiti non come individui isolati, ma espressione di una comunità tutta ministeriale.

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A fine maggio la conclusione della Missione popolare Veglia di Pentecoste in Cattedrale sabato 26. Una festa anche nella notte coinvolgerà i giovani il 26 e il 27

Si è svolto giovedì 10 maggio il Consiglio presbiterale diocesano presieduto dal vescovo mons. Gianni Ambrosio. I lavori sono stati coordinati da don Federico Tagliaferri. Nel corso della seduta sono state presentate le iniziative che coinvolgeranno la diocesi nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. Il mese di maggio, che la Chiesa piacentina-bobbiese nell’ambito della Missione popolare dedica al tema della gratitudine, vedrà a Pentecoste – ha detto il vicario episcopale per la pastorale mons. Giuseppe Busani – la conclusione della Missione popolare. Nella sera di sabato 26 alle ore 21 in Cattedrale si svolgerà la veglia di Pentecoste aperta a tutti; nel pomeriggio e nel corso della notte al campo Daturi a Piacenza avrà luogo la festa dei giovani accompagnati dallo slogan “BRK- Tutto è dono”.

Numerosi appuntamenti sono stati poi annunciati dal vicario generale mons. Giuseppe Illica. Il 30 maggio al Centro pastorale Bellotta si svolge l’incontro dei moderatori delle unità pastorali e dei vicari territoriali, mentre giovedì 7 giugno è in programma la festa del Sacro Cuore al Seminario vescovile di Piacenza: è il tradizionale appuntamento che vede riunito ogni anno il clero insieme al Vescovo. Sabato 9 giugno in mattinata sempre alla Bellotta si svolgerà il Consiglio pastorale diocesano aperto anche agli animatori della missione e ai sacerdoti: sarà l’occasione – precisa mons. Busani – per una verifica del percorso della Missione popolare. Nel pomeriggio, alle ore 16.30 in Cattedrale verrà ordinato sacerdote il seminarista Alessandro Mazzoni.

“Per la verifica della Missione popolare verrà predisposta una scheda – ha aggiunto mons. Busani -. La riflessione ci aiuterà a fare tesoro dell’esperienza vissuta per il futuro del cammino pastorale diocesano”. Anche la Chiesa piacentina-bobbiese – ha sottolineato – sarà coinvolta nell’Anno della fede, voluto da Benedetto XVI a 50 anni dall’avvio del Concilio Vaticano II e a 20 anni dalla promulgazione del Catechismo della Chiesa Cattolica. Questo Anno si aprirà l’11 ottobre (verrà programmata una celebrazione anche in diocesi); sarà l’occasione per proseguire il lavoro pastorale vissuto nella Missione popolare. Una Nota della Congregazione vaticana per la dottrina della fede propone una serie di iniziative per le diocesi, le parrocchie, i religiosi, le associazioni e i movimenti ecclesiali.

Fra le altre iniziative, nella seconda metà di agosto, i seminaristi della diocesi vivranno un’esperienza di servizio nelle parrocchie dell’alta Val Trebbia. Il 31 agosto e il 1° settembre avrà luogo il convegno pastorale d’inizio anno a Villa Regina Mundi di Pianazze, mentre il 26 e 27 settembre si svolgerà in forma residenziale una due-giorni di aggiornamento per i sacerdoti che si concluderà con la festa di San Vincenzo de’ Paoli al Collegio Alberoni. Da ultimo, domenica 7 ottobre il congresso missionario diocesano per ripensare la pastorale missionaria in diocesi. In autunno è previsto l’inizio della visita pastorale da parte del Vescovo alla diocesi.

Il Vescovo nel suo intervento ha poi illustrato il significato dell’Anno della fede a partire dall’esperienza della Missione popolare diocesana.

Giovanni Paolo II, dopo il Giubileo del 2000 – sintetizziamo l’intervento del Vescovo -, nella “Novo millennio ineunte” affermava che il Concilio Vaticano II è la grande grazia che ha segnato la storia della Chiesa del ventesimo secolo, una vera e propria bussola per orientarci nel cammino futuro. Il Concilio – ha precisato il Vescovo – non è solo un evento che appartiene alla storia. Celebrare i 50 anni del suo inizio non significa fare un tuffo nel passato, ma è rendere vivi oggi i contenuti e lo spirito del Concilio perché diventino realtà concreta permettendo alla Chiesa di vivere quel balzo in avanti che le è chiesto per vivere la sua missione.

Il Papa, nell’annunciare l’avvio di questa nuova pagina della storia della Chiesa, ha utilizzato l’immagine della “Porta della fede”. Questa porta – ha precisato mons. Ambrosio – deve aprirsi per me e per tutti noi ogni giorno. Il cammino quotidiano della Chiesa è segnato da due dimensioni che s’intrecciano tra loro, la missione e la comunione. Solo vivendo queste due realtà – un’unità profonda al suo interno e lo slancio per portare ad intra e ad extra il Vangelo – la Chiesa diventa una realtà visibile, incontrabile. La missione inizia sempre dall’interno della comunità cristiana: prima di evangelizzare, occorre essere evangelizzati. La Chiesa è in un continuo cammino di conversione.

Questo cammino avviene non senza fatiche. Come San Paolo, il grande evangelizzatore degli inizi, sperimentiamo la debolezza, ma confidiamo nella stessa parola che Dio rivolse a lui: “ti basta la mia grazia, la mia potenza si manifesta pienamente nella debolezza”.

E senza la grazia di Dio, tutta la nostra fatica è vana. Lo conferma il salmo 127: Se il Signore non costruisce la casa, invano faticano i costruttori. Per noi la casa – ha puntualizzato il Vescovo – è la nostra Chiesa, il nostro presbiterio.

L’esperienza della Missione popolare per noi è stata una vera e propria benedizione di Dio, che ha registrato la disponibilità di tante persone a coinvolgersi. Anche le fatiche vissute in questo percorso ci aiutano a riflettere e a mettere a fuoco alcuni interrogativi. Ad esempio: lo slancio missionario forse non è stato segnato da quella freschezza evangelica che consente di annunciare il Vangelo alla gente? È mancata una certa “popolarità” nella Missione popolare? Forse va registrato anche un certo distacco verso ciò che proviene dal centro della diocesi.

Fra gli elementi positivi, da sottolineare che la Missione ha fatto emergere la necessità di una sempre maggiore corresponsabilità nella comunità ecclesiale. Occorre far crescere il coinvolgimento dei laici. In questa direzione si muove il progetto dei “referenti parrocchiali”, concepiti non come individui isolati, ma espressione di una comunità tutta ministeriale.

Anche i sacerdoti sperimentano, come tante categorie di persone che hanno a che fare con gli altri, la stanchezza. Rischiamo di ammalarci – ha aggiunto il Vescovo – della “sindrome del buon samaritano deluso”. Impegnati a seguire gli altri, presi da mille richieste, si corre il rischio di ritrovarsi svuotati interiormente e quindi diventare facilmente preda del vittimismo, della delusione, della critica lamentosa. Questo vale anche per i presbiteri, tentati da un lato dall’efficientismo pastorale e dall’altro da una piatta rassegnazione.

Prevenire – è l’analisi del Vescovo – è sempre meglio che curare. Questa convinzione spinge anche noi a investire tempo nella formazione permanente che faccia crescere la dimensione spirituale (la relazione con Cristo) e i rapporti fraterni, condizioni fondamentali per vivere con serena maturità l’impegno pastorale. La collaborazione con l’Istituto San Luca di Padova ci ha aiutato a dar vita in questo anno ad alcuni momenti di formazione che si sono rivelati una benedizione di Dio per il nostro presbiterio.

La formazione permanente ci aiuterà – ha proseguito il Vescovo – sia sul piano personale che culturale. Il presbitero può sperimentare la solitudine, non tanto sul piano affettivo, ma su quello pastorale. Una ricerca condotta nelle diocesi del Veneto ha messo in luce da parte dei sacerdoti di quelle diocesi il rischio di lavorare come una monade isolata senza un confronto con gli altri sacerdoti. Anche sul piano culturale serve formazione: se un presbitero non si nutre della Parola di Dio e non approfondisce i problemi, la sua azione risulta impoverita. Questo percorso più culturale potrà, ad esempio, prendere in esame le quattro Costituzioni conciliari e i loro ambiti specifici: Lumen gentium (la Chiesa), Gaudium et spes (la Chiesa e il mondo), Dei Verbum (la Parola di Dio) e Sacrosanctum Concilium (la liturgia).

I diversi interventi nel corso della seduta hanno messo in luce la necessità di favorire il crescere di rapporti fraterni fra i sacerdoti e fra i sacerdoti e il Vescovo e inoltre l’esigenza di interrogarsi su come rispondere ai drammi materiali e spirituali della gente che costantemente bussa alle porte delle parrocchie.

L’amicizia – ha concluso il Vescovo – è fondamentale, senza amicizia tutti nostri rapporti non funzionano. E se ieri per la Chiesa era in un certo senso più facile dare direttive pastorali da seguire, oggi davanti a situazioni nuove occorre rispondere in modo nuovo, animati dalle dimensioni della comunione e della missione.

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