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“Grazie Piacenza per avermi concesso il privilegio di servirti”

Ecco il testo del commiato del sindaco Roberto Reggi, pubblicato stamani sulle colonne di Libertà

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Ecco il testo del commiato del sindaco Roberto Reggi, pubblicato stamani sulle colonne di Libertà

Carissimi concittadini,

sento il bisogno di scrivere questo mio commiato da Sindaco, dopo un lungo periodo vissuto al servizio della comunità piacentina, non certo per elencare le tante opere realizzate, le cose belle che sono state fatte o quelle che non sono riuscite come avremmo voluto, quanto piuttosto perché in questi dieci anni ho avuto modo di vivere un’esperienza irripetibile di solidarietà essenziale che mi ha visto procedere passo passo insieme alla gente piacentina. Quando m’insediai, a 41 anni non avrei mai creduto che il “mestiere” di Sindaco fosse così articolato e complesso; pensavo soprattutto al “fare”, ma nel percorso di una strada tortuosa, suggestiva e affascinante, ho scoperto anche perché era giusto fare: significava capire le esigenze della mia gente, della gente di Piacenza.

Allora i Comuni non erano ancora soffocati dalla morsa della crisi, c’era una maggiore disponibilità di risorse e c’erano più ampi sostentamenti da parte del Governo e della Regione per cui cercando di spendere in modo adeguato le risorse finanziarie, come Amministrazione Comunale, abbiamo dato una forte scossa all’immobilismo che da troppo tempo aveva tenuto a freno questa città, abbiamo continuato a farlo anche in questi ultimi anni, nonostante la crisi e malgrado le difficoltà cercando la collaborazione con i privati, individuando nuove forme di finanziamento.

E oggi Piacenza è più bella e questa bellezza mi dà orgoglio come uomo più che come Sindaco. Ho incontrato in tanti anni cittadini scontenti e gente entusiasta, persone anziane che avevano bisogno di assistenza e giovani che andavano alla ricerca di nuove speranze. Ho ascoltato i loro pareri insieme a quelli della squadra che avevo al mio fianco e ho deciso in autonomia, in coscienza, pensando soprattutto al bene della comunità. Una città è quanto di più variegato e composito possa esservi. E’ il paradigma di migliaia di vite, di un’infinità di desideri, sogni, promesse, dolori, speranze e illusioni. Ma anche di grandi delusioni e oggi, purtroppo, siamo di fronte a una forma di regressione della dinamica dei redditi dal lavoro, e così la gente si trova a dover fare i conti con gli effetti della più grave crisi dai tempi della Grande Depressione.

Di questi effetti il primo, il più devastante a mio parere è l’incertezza delle prospettive. Anche questa ho incontrato di giorno in giorno. Infatti le ombre che offuscano l’orizzonte economico, si allungano nello spazio sociale e civile della collettività; si allungano anche nei Comuni, questi organismi che più di qualsiasi altro ente sono vicini ai cittadini.
Ecco io credo di essere stato vicino ai piacentini in questi anni. Ed è nato un ostinato desiderio di capire i loro problemi e il mio ruolo, come in un gioco di specchi dove i fatti trovano, con la loro collocazione cronologica, una ragionevole e accettabile spiegazione a un presente complesso, difficile da decifrare: perché questa città stenta a trovare diagnosi e terapie in una situazione di crisi, che a volte dà vertigini. Penso che insieme ai piacentini, congiuntamente, si sono vissuti grandi eventi: la visita del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità di Italia con l’orgoglio di rappresentare la città che per prima ci ha creduto, la Primogenita d’Italia, che abbiamo festeggiato insieme lo scorso anno con una grande partecipazione popolare. Ho visto in questi anni una città complessa, difficile da interpretare e come Sindaco insieme ai miei assessori ho fatto il possibile per capirne gli aspetti più reconditi e le sfumature. In questo senso voglio ricordare lo sforzo compiuto nei servizi per i cittadini, ma soprattutto rimarrà nel mio cuore l’Hospice “Casa di Iris” un’opera importante, che fa parte di una preziosa rete socio-sanitaria e che coinvolge tutte le istituzioni piacentine e il volontariato: soprattutto ha il compito di accompagnare le persone nella fase più difficile e dolorosa della loro vita.

In questi anni mai mi è balenata la voglia di rallentare, anzi ho sempre creduto che fosse necessario non fermarsi dopo aver recuperato i ritardi di un tempo immobile. Ora la città è pronta a fare un ulteriore balzo in avanti: lo abbiamo visto con i grandi eventi culturali come il Festival del Diritto e le esibizioni dell’Orchestra giovanile Cherubini, diretta dal maestro Riccardo Muti, presenza stabile e puntuale, utile anche per il rilancio dell’immagine di questa città. Una città che è stata per me in questi dieci anni l’orecchio che ascolta e la voce che racconta: e allora ho provato a dare coesione e unitarietà a queste voci e alle infinite parole. Ho provato a riconoscerle, a farle durare e a dar loro spazio. Grazie Piacenza per avermi dato il privilegio di servirti.

Tuo
Roberto

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