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Il Parco Provinciale di Monte Moria foto

Un ampio altopiano di crinale tra le valli dei torrenti Chero e Arda

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L’area protetta denominata Parco Provinciale occupa un ampio altopiano di crinale, compreso tra le valli dei  torrenti Chero e Arda, quasi completamente coperto di boschi. La sua struttura geologica è caratterizzata da strati alternati, calcareo-marnosi e argilloso-arenacei (denominati “flysch”), formati da detriti di origine marina che si sono depositati, appunto in successione verticale alternata, sui fondali marini decine di milioni di anni fa.

Questa origine ha reso l’altopiano molto più compatto e resistente alla erosione causata dagli agenti atmosferici rispetto ai rilievi che lo attorniano, permettendogli di emergere dal paesaggio circostante mediamente di oltre 150 metri. Si sviluppa, infatti, ad una quota tra i 900 e i 1000 metri, ed è compreso tra i monti Rovinasso, La Mancusa, Croce dei Segni e Rocca di Moria (da nord in senso orario). La copertura vegetale è estremamente ricca, grazie alla presenza di castagneti e faggete d’alto fusto, che presentano alcuni esemplari di dimensioni veramente ragguardevoli, anche secolari.

Di fondamentale importanza nel passato, i castagneti da frutto del parco sono stati introdotti dall’uomo come fonte alimentare a partire dall’epoca romana (Velleia è ad un paio di chilometri in linea d’aria), e sono composti da grandi alberi, dal portamento maestoso, ricchi di cavità e fessure e quindi estremamente utili anche alla fauna selvatica. Sono molte, infatti, le specie di uccelli che ricercano fori e aperture nei tronchi per nidificare; mentre i picchi sono in grado di scavare autonomamente il loro nido nei tronchi, le cince e i rampichini non ne sono capaci, e quindi si rintracciano, nella nostra provincia, quasi esclusivamente tra le piante fessurate di questi antichi boschi.

Sull’altopiano è possibile osservare anche qualche esemplare di betulla, pianta che, nel nostro Appennino, difficilmente si rinviene allo stato spontaneo; più comuni la roverella, il cerro, l’orniello ed il carpino nero. Alcune zone particolarmente soggette ad eventi franosi sono state interessate, negli anni ’50 del secolo scorso, da rimboschimenti di pino nero e pino silvestre, utili a stabilizzare i versanti dissestati. Molto frequente nelle zone asciutte del parco è il ginepro, spesso associato al ligustro.

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