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Marshall torna al Municipale con la Cherubini

Martedì 15 maggio alle ore 20.30. Nella duplice veste di direttore e solista al pianoforte, Marshall guiderà l’Orchestra Cherubini insieme ad alcuni strumentisti delle Scuole di Musica d’Europa con un programma vario e coinvolgente che parte da Gershwin ed arriva a Bernstein

Tra le bacchette più amate dal pubblico piacentino, un posto di primo piano spetta sicuramente a Wayne Marshall ospite più volte del Municipale.

 

Direttore, pianista, organista, Marshall si trova a proprio agio con Bernstein e Saint Saëns come con Ellington e Gershwin (memorabile la sua performance pianistica in Porgy and Bess a Glyndebourne); ospite regolare ai BBC Proms e partner artistico dell’entertainer Kim Criswell, e ancora pirotecnico organista, jazzman e compositore: tutto questo è Wayne Marshall, direttore inglese di origini caraibiche domiciliato a Malta che dal 2007 dirige l’orchestra “Verdi” di Milano, habitué delle sale da concerto più importanti di mezzo mondo da Londra a Hong Kong passando per Vienna, Berlino.

Dopo aver guidato in alcuni memorabili concerti la Filarmonica Toscanini, il direttore inglese ritorna a Piacenza martedì 15 maggio ore 20.30, per una serata in collaborazione con Ravenna Festival in cui dirigerà l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini e dieci strumentisti provenienti da scuole di musica europee in un programma vario e coinvolgente che parte da Gershwin ed arriva a Bernstein, con musiche di Verdi e Rossini insieme a due celebri colonne sonore di film firmate da Nino Rota e John Williams.

Un’anteprima del concerto che il 17 maggio sempre l’Orchestra giovanile “Luigi Cherubini” diretta dal Maestro Marshall terrà a Ravenna in occasione della cerimonia di apertura di Allegromosso, il festival europeo delle scuole di musica, giunto quest’anno alla sua undicesima edizione, che tra il 17 e il 19 maggio ospiterà più di 400 concerti nelle città, borghi storici e marinari della costa ed entroterra tra le province di Rimini, Forlì-Cesena, Ravenna e Ferrara.

Il concerto inizia con uno dei brani più amati ed eseguiti in assoluto, Rhapsody in Blue per pianoforte e orchestra che fu composta da Gershwin nel 1924. All’interno di una trama ‘classica’, la composizione presenta cinque melodie differenti alternando il classicismo al jazz. A questo proposito si può dire che essa rappresenta il tentativo di creare una sintesi tra elementi della musica colta occidentale ed elementi jazzistici, con il fine ultimo di ottenere un autentico e originale prodotto musicale americano, la cui base culturale di partenza, è proprio la musica afroamericana nel jazz.

 
La serata prosegue con la Sinfonia dal Guglielmo Tell opera che chiude la sfolgorante carriera teatrale di Rossini, a soli 37 anni. Si tratta di un vero e proprio poema descrittivo in quattro parti collegate musicalmente. Nella prima crea un’atmosfera di pace e solitudine tipica dei paesaggi alpini svizzeri nei quali si svolge l’azione. Armonie velate sulle quali il clarinetto basso poggia il suo canto, sono poi interrotte da un temporale che man mano diventa sempre più dirompente. La terza sezione la musica ‘descrive’ una scena pastorale, dove gli intrecci del corno inglese e del flauto ricordano i richiami degli uccelli. Uno squillo di ottoni ci porta alla brillante sezione finale che simboleggia il trionfo del popolo svizzero nei confronti dei propri oppressori.

 
A seguire la Sinfonia dei Vespri siciliani di Giuseppe Verdi certamente uno dei suoi capolavori sinfonici. Divisa in due movimenti, Largo e Allegro, propone temi che derivano, anticipandoli all’ascoltatore, direttamente dal corpo dell’opera: si tratta del primo lavoro composto nel 1855 dal musicista di Busseto per il grande teatro parigino. Il dato storico cui si riferisce la vicenda, è la rivolta popolare scoppiata nel 1282 in Sicilia e sfociata nella guerra che porterà alla cacciata dei francesi e all’instaurazione del dominio spagnolo. Proprio il mito dei Vespri siciliani e la leggenda del medico Giovanni da Procida, presunto organizzatore della rivolta, alimenteranno l’immaginario risorgimentale.

 
Il programma presenta poi la Suite della musica del film Guerre stellari (1977, diretto da George Lucas) tra le più conosciute colonne sonore del cinema scritta da John Williams vincitore di ben cinque Oscar come migliore colonna sonora. La tecnica utilizzata dal compositore è quella del leitmotiv, un tema melodico che si associa e rappresenta un personaggio, un elemento della trama, un sentimento del film. Da citare Star Wars (Main Theme), associato all’immagine stessa della serie: Luke, l’eroismo e l’avventura. Tema che si sente all’inizio di ogni film e durante i titoli di coda; inoltre è usato interamente in Una nuova speranza e nella scena finale de La vendetta dei Sith.

 
A seguire un’altra musica da film, quella di “8½” diretto da Federico Fellini e vincitore dell’Oscar come miglior film straniero nel 1964. Si tratta di una delle più significative uscite dell’estro creativo di Nino Rota le cui colonne sonore fanno sognare, ridere, piangere.

 
Il concerto si conclude con l’Ouverture dal Candide, operetta composta nel 1956 da Leonard Bernstein e rivisitata poco prima di morire nel 1989. Si basa sul racconto di Voltaire il cui protagonista, nel migliore dei mondi possibili si confronta in realtà con ogni sorta di avventura, dalla più assurda alla più truculenta, fino alla finale accettazione della condizione umana del mondo. La smagliante Ouverture mette in parodia la tradizione comica di marca europea e appare traboccante di vitalità sin dall’apertura con la marcata enfasi degli ottoni. Ad una parte più lirica succede la melodia del Rondò finale di Cunegonde, ripresa poi con esuberanza febbrile dall’orchestra, prima della rapida coda finale.

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