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Mesotelioma, 150 casi a Piacenza. “Diagnosi precoce fondamentale” foto

Convegno in fondazione organizzato dal dottor Cavanna. A Piacenza maggiore incidenza rispetto alla media regionale sulla popolazione femminile. Predisposta dall’Ausl una task force per garantire una diagnosi precoce ed un’adeguata terapia multidisciplinare.

Si è parlato di diagnosi e terapia del mesotelioma alla Fondazione di Piacenza e Vigevano in un convegno organizzato dal dottor Luigi Cavanna, Direttore del Dipartimento di Oncologia ed Ematologia dell’ospedale di Piacenza. Un tumore che tra gennaio 1996 e dicembre 2011, ha colpito 1675 persone in Emilia-Romagna, il 90,5% dei quali (1.516) in sede pleurica. Tra questi ultimi ci sono stati 1.309 decessi (86,3%), 967 le vittime maschio e 342 le femmine. In particolare dal 2010 a oggi i decessi registrati sono stati 175: 99 nel 2010, 75 nel 2011 e uno nel 2012.

“Il mesotelioma pleurico – ha spiegato il dottor Cosimo Franco del reparto di Pneumologia dell’ospedale di Piacenza – è legato nella quasi totalità dei casi all’esposizione all’amianto, bandito in Italia dal 1980: considerando che il tumore si manifesta a circa 30 anni dall’esposizione, possiamo dire di essere nel picco di incidenza”. “Si tratta di un tumore altamente maligno contro il quale fino a qualche anno fa le terapie mediche e chirurgiche davano risultati sconfortanti; da qualche tempo un nuovo farmaco ha migliorato di poco la sopravvivenza anche se la mortalità resta alta”.

Anche a Piacenza i casi sono in aumento: sono 150 quelli riportati dal registro regionale dei tumori, con una maggiore incidenza sulle donne rispetto al resto dell’Emilia Romagna. “Proprio per questo – spiega Franco – l’Ausl ha predisposto una task force per garantire una diagnosi precoce ed un’adeguata terapia multidisciplinare. Purtroppo solo pochissimi pazienti arrivano ad avere un trattamento chirurgico mentre la stragrande maggioranza, soprattutto perché spesso la malattia viene diagnosticata in stadio già avanzato, viene sottoposta solamente ad una terapia medica”.

“Ci aspettiamo il picco di mortalità entro il 2020: l’unica nostra chance è quella di una diagnosi precoce: per questo sollecitiamo i colleghi all’interno dell’ospedale ma anche i medici di medicina generale ad inviare presso coloro che si occupano nello specifico di questa patologia i pazienti che presentano un versamento pleurico, sintomo iniziale della neoplasia, che non si risolve in un tempo ragionevole, come può essere un mese”.

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