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Le Rubriche di PiacenzaSera - Camminate piacentine

Camminate piacentine, la Rocca d’Olgisio e il monte San Martino foto

Una dolce vallata, posta solamente ad una trentina di chilometri da Piacenza ed incuneata tra quelle del Tidoncello e del Luretta, possiede tutti gli ingredienti che rendono memorabile una escursione

Tra i tanti appassionati frequentatori dell’Appennino Piacentino non sono molti quelli che conoscono e visitano la valle del torrente Chiarone; eppure questa dolce vallata, posta solamente ad una trentina di chilometri da Piacenza ed incuneata tra quelle del Tidoncello e del Luretta, tributaria come loro del torrente Tidone, possiede tutti gli ingredienti che rendono memorabile una escursione: innanzitutto un contesto geologicamente unico nella nostra provincia, la “valle a canoa” della Rocca d’Olgisio, quindi lunghi costoni affilati di arenaria, sui quali camminare in equilibrio, e che, immagazzinando il calore del sole, consentono la crescita di una specie vegetale assolutamente rara a queste latitudini, il fico d’India nano; poi la presenza di uno dei castelli più belli dell’intera provincia, la Rocca d’Olgisio appunto, di cui si giunge a sfiorare la triplice cortina muraria orientale, e al di sotto della quale, lungo strapiombanti pareti rocciose, si aprono numerose grotte naturali, nelle quali la presenza di antichi abitatori è rivelata da incisioni, graffiti, scalpellature di gradini, giacigli, altari.

E ancora un monte, il San Martino, di altezza forse non ragguardevole, ma che presenta una insolita caratteristica: la vetta è costituita, infatti, da due grandi massi, aguzzi come denti di pietra, separati da uno stretto passaggio nel quale si insinua il sentiero. Suggestiva è l’ipotesi che questa frattura non sia naturale, ma scavata da mano d’uomo in tempi antichi, per creare forse un cammino iniziatico di chissà quale culto o religione.

Da ultimo, sul pianoro appena sotto la sommità del monte gli archeologi hanno messo in luce strutture murarie e ritrovato materiali ceramici relativi a due distinti insediamenti, uno protostorico (età del Bronzo) e uno tardoantico e medievale, di cui ora restano i resti, in ambiente solitario e di grande interesse paesaggistico. Tutti questi motivi di interesse stimolano ad una camminata, come quella proposta, che inizia da Chiarone, frazione di Pianello V. Tidone, a 250 metri sul livello del mare e a  34 km da Piacenza.

L’itinerario ha uno sviluppo lineare di circa 7 km, di cui 1 su asfalto ed il resto su sterrato o sentiero; ha un dislivello complessivo di circa 505 m, raggiungendo la quota massima a 565 metri presso la Rocca d’Olgisio; è assistito completamente dalla segnaletica CAI e può essere percorso in circa 3 ore, al netto delle soste. La passeggiata presenta però alcune caratteristiche che non la rendono adatta a tutti, e comunque non in ogni stagione. La parte iniziale è, infatti, subito ripida e quindi faticosa, sconsigliabile nelle ore più afose delle giornate estive; poco prima della Rocca si incontra un tratto in cui è necessario camminare in equilibrio lungo uno stretto crinale di arenaria nel quale mancano, per pochi metri, appigli e protezioni su entrambi i lati; si tratta di un percorso che non è propriamente pericoloso, in quanto l’altezza del costone è contenuta, e che può anche essere considerato avventuroso e addirittura divertente, ma è sconsigliato a che abbia effettivi problemi di equilibrio o vertigini (molto utili i bastoncini da trekking). Per questi motivi, la gita è da evitare in caso di maltempo e, a maggior ragione, di neve, e non è consigliata a chi abbia bambini al seguito, a meno che non siano particolarmente allenati (e disciplinati!)

DESCRIZIONE

Scesi sul letto del torrente, si costeggia una spettacolare parete argillosa a calanco, e quindi si sale nel bosco. Il sentiero, a tratti ripido e faticoso, giunge finalmente ad affacciarsi, dall’alto, sui calanchi, rientra nel bosco e trova una carrareccia che abbandona poco dopo per rituffarsi tra querce e castagni. A poco meno di tre quarti d’ora dalla partenza si esce allo scoperto, all’altezza di un roccione che si affaccia sulla radura in mezzo alla quale sorge Casa il Cisello; la vista spazia verso il monte San Martino, la Costa, e il lontano monte Lazzaro. Sulla roccia, che immagazzina calore nelle ore calde creando un microclima favorevole, compaiono i primi fichi d’India nani.

Si prosegue, quindi, camminando su rocce affioranti finché si raggiunge il tratto più difficoltoso dell’intera camminata: una breve cresta di arenaria su cui occorre camminare, come detto, mantenendosi in equilibrio e senza l’ausilio di appigli o protezioni. Dopo aver ammirato un vastissimo panorama verso Pianello, i colli di Ziano e la pianura, si raggiunge la Rocca d’Olgisio. Restando fuori dalla cinta muraria si può visitare la grotta delle Sante, che deve il proprio nome alle Sante Liberata e Faustina, due nobildonne nate qui, figlie del nobile Giovannato proprietario della rocca, che fuggirono dal castello per evitare il matrimonio imposto dal padre e si rifugiarono a Como dove fondarono un monastero.

La grotta, luogo di preghiera delle Sante Sorelle, presenta una gradinata fiancheggiata da vani naturali da una parte, e dall’altra da sedili scolpiti nell’arenaria, in buono stato di conservazione, evidentemente utilizzati per il culto. Si nota inoltre, al centro dell’ingresso, una colonnetta naturale in pietra, alta una trentina di centimetri dal pavimento, che potrebbe essere stata usata come ara sacrificale.

Dopo aver costeggiato le mura del castello, si visita la grotta della Goccia, cosiddetta per la goccia d’acqua che tutt’oggi cade con regolarità in una vasca scolpita nella pietra.
Scendendo lungo il lato meridionale della valle a canoa, si cammina ancora sulla roccia viva e poi nel fitto di un bosco di querce e castagni, fino a raggiungere uno sperone roccioso che presenta alcuni gradoni intagliati nella pietra e lavorati a lisca di pesce, con due grossi e profondi fori, forse destinati ad accogliere palificazioni: probabilmente un altare sacrificale, a strapiombo sulla vallata sottostante e rivolto verso il m. Aldone. Guadato il rio Tinello, si risale lungo il sentiero CAI 211 fino alla cima del monte San Martino, che presenta la peculiarità già descritta, la vetta cioè spaccata verticalmente da una frattura lungo la quale si cammina, di lato e senza zaino, per proseguire poi sull’altro lato del rilievo. Dalla sommità si gode di un panorama amplissimo, sia verso la Rocca d’Olgisio che verso il monte Lazzaro e la testata della Val Chiarone.

Si scende quindi sul versante opposto, lungo il costone boscato che scende ad arco verso il Chiarone, per incontrare quasi subito l’area interessata dagli scavi archeologici di Piana S. Martino; quindi si passa accanto ad un grande blocco di arenaria inclinato verso destra, al di sotto del quale alcune rocce sembrano grossolanamente lavorate a formare sedili e incise da fori circolari, e che probabilmente fu usato in epoca preistorica come luogo di culto. Oltrepassata un’altra grotta, la cui volta annerita dal fumo sembra indicare un antico uso come abitazione o riparo, si raggiunge il piccolo oratorio dedicato alla Madonnina di Lourdes, quindi la strada di fondovalle: un quarto d’ora di cammino sulla strada asfaltata riporta all’autovettura.

NOTIZIE UTILI

La località di partenza ospita 2 locali pubblici: la trattoria “Chiarone” (www.trattoriachiarone.it tel. 0523.998311, mail info@trattoriachiarone.it, chiusura lunedì) e l’Antica Trattoria (www.chiarone.it tel. 0523.994948 0523.994911 mail anticatrattoria@chiarone.it, chiusura martedì) adiacente al Salumificio Chiarone (tel. 0523.998945)

La mappa

La scheda

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