Dall’Acuto a PcSera: “Dov’è finita l’evoluzione di Darwin?”

Prosegue con questo articolo la collaborazione tra L’Acuto online (http://acuto.wordpress.com) e PiacenzaSera.it. L’Acuto è il giornale del liceo Gioia di Piacenza che da qualche tempo ha un’appendice telematica, un po’ blog e un po’ giornale. Noi abbiamo deciso di aprirgli uno spazio... leggere per credere l’articolo qui sotto

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Prosegue con questo articolo la collaborazione tra L’Acuto online (http://acuto.wordpress.com) e PiacenzaSera.it. L’Acuto è il giornale del liceo Gioia di Piacenza che da qualche tempo ha un’appendice telematica, un po’ blog e un po’ giornale. Noi abbiamo deciso di aprirgli uno spazio… leggere per credere l’articolo qui sotto. 

Dov’è finita l’evoluzione di Darwin?

Nel 1865 Charles Darwin teorizzò la così detta evoluzione della specie. Secondo questo principio, provato allora scientificamente, ogni specie si evolve di generazione in generazione acquisendo le caratteristiche dagli antenati e progredendo con esse.

Secondo questa teoria gli esseri umani di oggi dovrebbero essere uomini modello, integri e solidi, evoluti poiché attivi destinatari di secoli di storia fatta di guerre, lotte politiche, armi e sangue. Dovrebbe essere una generazione da stimare , da prendere come esempio, da mostrare orgogliosi ai propri figli.

Invece molto spesso alcuni uomini regrediscono, ritornano allo stato brado, si fanno domare da passioni e istinti come una bestia feroce che deve cacciare la propria preda per sopravvivere. Se secondo la teoria formulata da Darwin oggi dovremmo avere davanti ai nostri occhi esemplari di (quasi) perfezione, come spiegare le stragi di antisemitismo, le irruzioni violente contro istituzioni pubbliche, le risse da stadio che terminano con qualche dozzina di feriti?

Secondo alcune recenti ricerche nel momento in cui all’uomo viene attribuita una situazione di potere o di dominio assoluto egli non esista nello sfruttarla a pieno, arrivando talvolta a compiere atti difficilmente accostabili ad entità che popolano il mondo nel XXI secolo.

L’esempio più indicativo e allo stesso tempo eclatante è sicuramente l’esperimento di Philip Zimbardo, professore della Stanford University, condotto nel 1971.

Attraverso un bando pubblicitario sono prescelti ventiquattro uomini: nessun precedente penale, né con uso o abuso di alcool e droga, persone pulite insomma. Questi vengono divisi in due gruppi, dodici saranno le guardie e dodici i carcerati; dovranno vivere per due settimane in una cella svolgendo il ruolo che è stato a loro assegnato. Nel giro di pochi giorni la psicologia di questi soggetti cambia: le “guardie” diventano autoritarie, vessatorie quasi sadiche; i “carcerati” remissivi, schivi, abulici e desiderosi d’evasione.

La mente di queste personalità, apparentemente così benpensanti e ben viventi, si rivela passibile all’istinto primordiale: il dominio. (L’esperimento si concluderà sette giorni prima rispetto a quanto previsto). L’uomo si rivela suscettibile, quasi fragile nell’agguantare al volo l’occasione di riscatto, di controllo assoluto; il profumo del potere è invitante, come quello della droga per il tossicodipendente.

E sicuramente oggi non possiamo ritenerci più fortunati: gli episodi di bullismo, la mafia, la violenza sessuale. Per non dimenticare poi i nostri politici che il profumo del poter lo annusano tutti i giorni e non hanno proprio nessuna intenzione di cambiare aria. Gli alcolisti anonimi dei centri terapeutici non sono poi tanto diversi da quelli che siedono là in alto su quelle poltrone tanto ambite: alcolisti poiché venderebbero i figli pur di non rinunciare alla loro dose quotidiana di supremazia; anonimi poiché sono
ormai tutti omologati: lo stesso charme, lo stesso conto corrente, la stessa aria da uomini vissuti, così anonimi nella massa da non sapere più dove trovare un appiglio.

La nostra forza psicologica s’incrina facilmente, si lacera con un taglietto, si sgretola in un soffio; e se le generazioni dei nostri nonni probabilmente direbbero che il potere è una brutta bestia attenti! La brutta bestia potrebbe rivelarsi l’essere umano stesso.

Michela Negri

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