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Le Rubriche di PiacenzaSera - Le Recensioni CJ

Le Recensioni di PiacenzaSera.it: Damon Albarn, Jack White e Mark Lanegan foto

Sotto torchio ci sono ben tre dischi dell’ultimo anno.

DAMON ALBARN – “Dr. Dee” (2012) 

Albarn, ex leader di Blur e Gorillaz, nonché animatore di una pletora di collaborazioni e iniziative collaterali, questa volta si avventura in territori (da lui) poco esplorati.
Molte recensioni iniziano mettendolo a confronto con i fratelli Gallagher, a sottolinearne la diversità e il maggior calibro artistico e culturale del primo. Noi non lo faremo, poveretto, è da quel 14 agosto 1995 – data in cui uscirono contemporaneamente nei negozi di tutto il continente i singoli “Country House” e “Roll With It” – che la stampa si diverte a mettere in competizione le due stelle polari del brit pop.
Da allora Damon è cresciuto assai.
Questo Dr. Dee è un’Opera di pop contemporaneo, ispirata alla vita di John Dee (1527-1608), matematico, filosofo ed enigmatico consigliere di Elisabetta I d’Inghilterra.
Nelle diciotto tracce troverete di tutto e di più: citazioni di musiche classiche e reminiscenze folk-prog, bozzetti sixties e arrangiamenti orchestrali, arie da musical e strumentali pomposi, ballate delicate e cori medievali.
Citazione doverosa per “Apple Carts”, “The Marvelous Dream” e “Cathedrals”.
Forse a tratti stucchevole, certamente ambizioso, nel complesso un ascolto intelligente.

JACK WHITE – “Blunderbuss” (2012) 

La metà dei White Stripes, reduce dalle notevoli esperienze con Dead Weather e Raconteurs, tenta la carta solista con “Blunderbuss”.
Jack, al secolo John Anthony Gillis, suona una musica semplice e diretta, quella che meglio conosce, figlia del blues del Delta. E lo fa con classe. Con una voce che sembra Robert Plant, e un sound sporco e spigoloso. Per alcuni troppo poco: c’è chi parla di una versione garbatamente middle class di Jon Spencer o di una patina cool tipo Lenny Kravitz.
Per noi è uno dei dischi più belli ascoltati sino a ora quest’anno.
Ascoltare: “Missing Pieces”, la title-track (alla Eels), i due singoli “Sixteen Saltines” e “Love Interruption”, e infine la straordinaria “Weep Themselves To Sleep”.

MARK LANEGAN – “Blues Funeral” (2012) 

Restando in area di riletture blues, vogliamo – tardivamente – rimediare al silenzio di questa rubrica riguardo un altro grande disco, opera di una fantastica voce rock: “Blues Funeral”, a nome della Mark Lanegan Band.
Bello come i suoi primi, indimenticabili, lavori solisti – post Screaming Trees.

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