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Omicidio Kaur, il roseto schiacciato ha tradito il marito foto

E’ stato il roseto nei pressi dell’ingresso di casa, schiacciato dalle ruote della sua auto sulla quale ha poi caricato il corpo della moglie, ad indirizzare gli inquirenti verso Kulbir Singh, il 36enne indiano che ha confessato l’omicidio della moglie Kaur Balwinder.

E’ stato il roseto nei pressi dell’ingresso di casa, schiacciato dalle ruote della sua auto sulla quale ha poi caricato il corpo della moglie, ad indirizzare gli inquirenti verso Kulbir Singh, il 36enne indiano che ha confessato l’omicidio della moglie Kaur Balwinder.

Il capitano Rocco Papaleo, comandante dei carabinieri del nucleo investigativo, e il maresciallo Ercole Dallospedale, alla guida della stazione di Fiorenzuola, hanno ripercorso le indagini fino al pomeriggio di domenica scorsa, quando il corpo senza vita della 27enne, della quale non si avevano più notizie dal 14 maggio, è stato rinvenuto nelle acque del Po nei pressi dello sbarramento di Isola Serafini. Ritrovamento che ha dato una vera svolta al giallo, portando alla confessione da parte dell’uomo, crollato al termine di un lungo interrogatorio.

Su di lui gli investigatori si erano però già concentrati: a tradirlo in particolare sono stati un roseto ed una canna per l’irrigazione. Oggetto quest’ultimo sul quale per giorni il 36enne aveva basato il proprio alibi, spiegando che la mattina della scomparsa della moglie si era recato dai genitori a Gadesco – Pieve Delmona (Cremona), per eseguire alcuni lavori in un orto. Luogo dove effettivamente si è diretto, hanno spiegato Papaleo e Dallospedale, ma solamente dopo essersi sbarazzato del corpo della moglie, gettata in Po dalle parti di Roncarolo. Una zona dove Kaur aveva lavorato in passato e che anche lui conosceva bene.

Poco prima era avvenuto l’omicidio, al culmine dell’ennesima lite. I due, ormai in crisi da tempo, hanno discusso sembra per motivi legati alla loro separazione e alla presunta gravidanza della donna, poi smentita dalla successiva autopsia, che l’uomo riteneva potesse essere frutto di una relazione extra coniugale: proprio quella mattina la coppia si sarebbe dovuta recare dal ginecologo per una prima visita medica. La stessa Kaur quattro giorni prima si era presentata in caserma a Fiorenzuola per chiedere informazioni sugli effetti della separazione.

Nel corso dell’interrogatorio Kulbir ha raccontato di essere stato aggredito dalla moglie e di averla poi soffocata, in preda ad un raptus, con il foulard che la stessa portava al collo. Ha quindi caricato il corpo sulla sua Focus dopo averlo avvolto in un lenzuolo. E’ stato in questa fase che, come emerso dai rilievi dei militari sul posto, muovendosi in retromarcia per avvicinare la vettura all’ingresso avrebbe schiacciato il roseto.

Una manovra eseguita come a dover caricare qualcosa dall’interno dell’abitazione e non compatibile con quanto dichiarato dal 36enne nel corso dei primi interrogatori: forse temendo di essere stato visto da qualcuno mentre spostava il cadavere, aveva infatti spiegato di aver caricato in auto la canna per l’irrigazione con la quale si era recato dai genitori. Oggetto che però si trovava in garage e quindi in una zona diversa rispetto a quella dove era stata posizionata l’auto.

“Quello del roseto è stato un particolare che fin da subito ha attirato la nostra attenzione – ha spiegato Papaleo -. Un elemento che insieme agli altri emersi nel corso degli accertamenti tecnici e in sede di indagine ha permesso di evidenziare alcune contraddizioni nelle dichiarazioni fornite dal marito”. Kulbir è accusato di omicidio volontario aggravato e occultamento di cadavere.

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