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Pollastri (Pdl): “No alla merce prodotta nei campi di lavoro forzato”

“Urgente bloccare la merce prodotta nei campi di lavoro forzato perché si fomenta le violazioni ai danni della dignità della persona”. Lo dice Andrea Pollastri, sottoscrittore di una risoluzione del Gruppo Regionale del Popolo della Libertà

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“Urgente bloccare la merce prodotta nei campi di lavoro forzato perché si fomenta le violazioni ai danni della dignità della persona”. Lo dice Andrea Pollastri, sottoscrittore di una risoluzione del Gruppo Regionale del Popolo della Libertà.

“Sebbene siano stati presi numerosi provvedimenti sia di carattere internazionale ed europeo sia nazionale – spiega il consigliere regionale – il lavoro forzato è ancora una terribile realtà e sono milioni le persone impiegate in vari Paesi dell’Asia e dell’Africa in ogni genere di industria, da quella dell’estrazione mineraria (in particolare aurifera, diamantifera e dello zolfo) alle confezioni tessili e nei più svariati settori merceologici”.

“Uno dei casi più eclatanti è quello degli oltre mille campi di lavoro forzato cinesi, i cosiddetti laogai. Le testimonianze di chi fortunatamente è riuscito a sopravvivere
raccontano le disumane condizioni in cui versano i prigionieri, spesso privati di cibo e di sonno, oggetto di sevizie e torture, nonché di esecuzioni senza processo e perfino di traffici di organi, per i quali sovente l’unica via di fuga è il suicidio. In questo modo i detenuti diventano una forza lavoro a costo zero, tanto che ogni laogai ha spesso due nomi: quello del centro di detenzione e quello della fabbrica collegata. Stando sempre alle medesime testimonianze, in questi campi i detenuti sono costretti a lavorare, sette giorni su sette, fino a diciotto ore al giorno e spesso in condizioni pericolose o a contatto con prodotti chimici tossici senza alcuna protezione. La Laogai Research Foundation Italia ha appena pubblicato un rapporto in cui si evidenzia come l’Occidente continui a intrattenere lucrosi rapporti economici con la Cina, denunciando che le merci importate da quel Paese sono spesso prodotte nei laogai o in fabbriche lager, con costi di produzione quasi nulli e prezzi molto bassi, altamente competitivi rispetto ai prezzi occidentali”.

“Nel 2010 – prosegue – è stata presentata alla Camera dei Deputati una proposta di legge bipartisan per contrastare ogni forma di sfruttamento del lavoro forzato attraverso: a) il divieto di produrre, importare e commercializzare manufatti realizzati attraverso il lavoro forzato e il lavoro nero; b) sanzioni amministrative e penali per singoli e imprese coinvolte e sequestro di beni, immobili e attrezzature; c) il divieto per le imprese italiane di avere rapporti di lavoro con aziende che producono in nero; d) l’adozione di sistemi idonei ad accertare, tramite l’istituzione di un albo nazionale e di un marchio di conformità sociale, che in nessuna fase della lavorazione o del confezionamento del prodotto sia in alcun modo utilizzata manodopera forzata e in nero. La risoluzione in Regione per sollecitare Governo e Parlamento affinché venga al più presto approvato questo disegno di legge”.

“Ritengo che questa tematica sia alquanto importante – ha detto Pollastri – soprattutto per una regione come la nostra che fa della difesa dei diritti dell’uomo una bandiera. Già in passato c’è stata noncuranza verso al Cina e si è preferito anteporre gli affari alla difesa dei diritti: ora invece bisogna partire da questi ultimi, è una questione legata ala concezione del diritto e della dignità della persona ma anche, in seconda istanza, una questione economica, di cui a far le spese sono, in modo differente, i prigionieri politici dei laogai, ma anche le nostre imprese, già provate dalla crisi e dalla spietata concorrenza asiatica.”

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