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Speciale Maturità, i commenti di Gabriele Dadati e Gianni D’Amo foto

Lo scrittore piacentino Gabriele Dadati e Gianni D’Amo di Cittàcomune, oltre che prof di liceo e commissario al Gioia, commentano le tracce dell’esame di maturità per i lettori di PiacenzaSera.it. 

Lo scrittore piacentino Gabriele Dadati e Gianni D’Amo di Cittàcomune, oltre che prof di liceo e commissario al Gioia, commentano le tracce dell’esame di maturità per i lettori di PiacenzaSera.it. 

Tra le cose che ricordo della mia vita di studente delle superiori, c’è una frase detta dalla professoressa di italiano, greco e latino del ginnasio (l’insegnante con cui passavamo più di metà delle ore): “A vent’anni cominciano i funerali”. Ed è una cosa abbastanza vera. Per lo più cominciano prima (si perde un nonno o due o tre, se va peggio i lutti sono anche di più), ma a vent’anni i funerali si fanno numerosi. E soprattutto si scopre che a morire possono anche essere i ragazzi della tua età. In auto, in moto, per una malattia implacabile. Così rileggere questa vecchia frase di Paul Nizan messa tra le tracce – “Avevo vent’anni. Non permetterò a nessuno di dire che questa è la più bella età della vita” – mi ha ricordato che i vent’anni sono stati un’età tragica della vita, come sono tutte tragiche le età della vita, ma allo stesso tempo mi ha fatto venire in mente il perché: perché siamo molto più pieni di energie, di ossigeno nei polmoni, di sangue nelle vene e tutto il resto, per cui quello che ci viene addosso provoca sconquassi. La vita non è facile mai, ma quando hai vent’anni reagisci molto di più. Nel bene e nel male. E avere vent’anni oggi, in questo Paese che muore giorno dopo giorno, non è facile. Per cui questi ragazzi che escono dalle superiori, forse, vale la pena di accompagnarli ancor più di un tempo, di prenderli per mano ancor più di un tempo. Il loro futuro coincide col futuro dell’Italia.

Gabriele Dadati 

Abbiamo intercettato Gianni D’Amo, intellettuale piacentino, tra i fondatori dell’associazione politico – culturale Cittàcomune, all’uscita dal liceo Gioia, dove è impegnato in commissione d’esame, come docente esterno. 

“Le tracce del Ministero sono abbastanza belle: bella quella su Montale, che sì è conosciuto dai ragazzi, ma che qui è stato proposto in prosa, con il saggio “Auto da fé”, una riflessione quasi pascaliana, non facile però interessante. Così come quella sull’Olocausto, ispirata da un brano di “La banalità del male” di Hannah Arendt, libro che ripercorre il processo a Eichmann, e la riflessione sul labirinto, con testi di Borges, Ariosto, calvino e Eco – dice Gianni D’Amo -. Quale traccia avrei fatto? Forse quella sull’Olocausto. O meglio no, non quella, già fatta tante volte. Era interessante quella sulla responsabilità della scienza, perché mi sono piaciuti i testi proposti come spunto di riflessione: Primo Levi, chimico e non solo scrittore e testimone della Shoà, e “La scomparsa di Majorana” di Sciascia”. 

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