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Le Rubriche di PiacenzaSera - Tal dig in piasintein

T’al dig in piasintein con Nereo Trabacchi: saracca

Sesta puntata della rubrica "T’al dig in piasinten": lo scrittore piacentino Nereo Trabacchi presenterà di volta in volta un detto, una parola pescate dal mitico dizionario "Piacentino - Italiano" di Lorenzo Foresti (edito nel 1855). Per fare cultura pop(olare) in senso buono. 

E siamo giunti a un appuntamento importante per la nostra rubrica, infatti analizzeremo un termine che non solo viene usato spesso, ma che non conosce tempo.
E vi chiedo una cortesia, se la parola di oggi non vi dovesse piacere, non tiratemi una “saracca.”
Faccio le dovute premesse. Se volete approfondire quanto leggete su questa pagina, vi anticipo subito che nei più comuni dizionari troverete un rimando a “Salacca”, che come più noto, trattasi di una qualità di pesce conservato sotto sale.
Ma non trovando questa parte né utile né divertente, sono andato a ravanare meglio (ravanare da movimento circolare e continuo che fa il vaglio (setaccio da cui anche vagliare) rimestare).
“Dì Ginetta, cosa ha detto tuo marito quando ha saputo che hai urtato la macchina?”
“Ha tirato due saracche che l’hanno sentito in piazza dei Cavalli.”
Ecco, questa era la parte divertente che volevo ben comprendere, e non riuscendo a immaginare il marito della siura Ginetta che le lanciava arringhe affumicate, sono andato oltre.
Il Foresti (vocabolario Piacentino – Italiano 1855) ci dice:
Saracca: bestemmia, imprecazione. “Tirarà zô dil saràcc, o tutt i sànt o dil saièt che vunna tacca l’âtra.” (Tradotto: Tira giù delle saracche a tutti i stanti, oppure delle saette che toccandosi l’una con l’altra fanno il tumore dei tuoni).
Ma anche questa non mi sembrava abbastanza, così, ravanando ancora, sono arrivato a sapere che anche in altri dialetti del nord (forse di origine tedesche) venivano inseriti nomi con tendenze al sacro per rafforzare il valore del bestemmiare, probabilmente come rielaborazione eufemistica di sacrare nel senso di citare parole “sacre”. “Sarachèr bestemmiare”, “saràch bestemmia”, indi per cui “tirare una saracca piacentino incavolato.”
Alla prossima.
 
Nereo Trabacchi
 
Per info, osservazioni e saracche: info@nereotrabacchi.it

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