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Le Rubriche di PiacenzaSera - Tal dig in piasintein

T’al dig in piasintein con Nereo Trabacchi: taccone e patacca

Nona puntata della rubrica "T’al dig in piasinten": lo scrittore piacentino Nereo Trabacchi presenterà di volta in volta un detto, una parola pescate dal mitico dizionario "Piacentino - Italiano" di Lorenzo Foresti (edito nel 1855). Per fare cultura pop(olare) in senso buono. 

Cari lettori della rubrica, siamo giunti a una puntata di fondamentale importanza per la nostra missione che si pone di studiare e capire le origini di alcuni termini dialettali piacentini, spesso italianizzati e quotidianamente ripetuti da tutti noi nel comune linguaggio.
Oggi, ho deciso di mettere insieme due parole a me assai care, che ogni piacentino che si rispetti ha in bocca una volta ogni 12 ore. Praticamente come un antibiotico.
E non mi si venga dire che questa rubrica è un “taccone”, o peggio una “patacca.”
 
Taccone, “Taccòn”, altro non era in passato, che un pezzo di cuoio che si attaccava alla suola delle scarpe quando si formava un buco per l’usura. Oppure, un pezzo di panno che si cuciva sulla rottura delle vesti. (Da qui infatti anche “Taccônà” che vuol dire rattoppare.)
Quindi, nel nostro attuale modo di dire, il Taccone per l’appunto è sinonimo di qualcosa di pochissimo valore, alla stregua di “pezza sul sedere”.
Interessante il suo etimo, che ho trovato come prestito germanico, ma per tramite francese, che infatti nel suo vocabolario ha “Tacon” proprio come toppa.
Analogie con l’altra parola: patacca. Oggi la utilizziamo spesso a indicare quella simpatica e decorativa macchia di unto sul vestito che ci siamo fatti addentando una bruschetta o gustando un gelato. “Avegh dill patacc in sla giacca”,
Anche patacca spesso però sta a indicare qualcosa di poco valore, spesso monili, che infatti ha portato nelle bocche dei piacentini anche l’accrescitivo di “Pataccòn”, pataccone.
“An n’in savé una patacca”, “An valé una patacca” (Oppure Tricc e Barlìc)
La conferma che con patacca andiamo a indicare qualcosa di scarso valore, è proprio nella sua origine che stava ad indicare le monete vili fuori corso. Queste monete poi, venivano spesso usate per la creazione di collari celebrativi di alcune confraternite, (oggi ancora in uso nei club Rotariani ad esempio) dando a questi medaglioni, spesso grossi lucidi e dorati, la definizione ufficiale di “Patacche”, ma non più in senso dispregiativo, dato che con il tempo le monete spogliate dal loro valore di “denaro”, ne guadagnavano come oggetti storici. 
Per trovare l’etimo di patacca, dobbiamo fare un saltino in epoca romana dove “patac” erano le patte, lastre, appunto piastre.
Alla prossima
 
Per segnalazioni, info e pataccamenti vari: info@nereotrabacchi.it

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