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Welcome To The Jingle Festival: il successo FOTOGALLERY foto

Il WTTJ (Welcome To The Jingle) si è concluso ieri sera, tra un rigore e l’altro e le migliori band indipendenti italiane.
Il micro festival dedicato alla musica bella a polmoni aperti, dopo le prime due storiche edizioni e la scorsa versione targata 2.0, ha colpito ancora ed ha già lasciato l’agrodolce in bocca.

Ne abbiamo già parlato, ma ora tiriamo le fila.
Il WTTJ (Welcome To The Jingle) si è concluso ieri sera, tra un rigore e l’altro e le migliori band indipendenti italiane.
Il micro festival dedicato alla musica bella a polmoni aperti, dopo le prime due storiche edizioni e la scorsa versione targata 2.0, ha colpito ancora ed ha già lasciato l’agrodolce in bocca.

Nella cornice del sempreverde Spazio 4, il festival della musica indipendente è stato ancora una volta gestito nel migliore dei modi dai ragazzi di 29100.
Due giorni, sabato 23 e domenica 24, in cui dalle 15 a notte inoltrata si è potuto incitare musicisti trasformati in calciatori, sfoderare i propri riflessi in un fulminante torneo di ping pong, divorare con la bocca i primi piatti proposti dall’osteria “La Trappola” ed assorbire con il cuore ogni singola nota emessa dagli amplificatori.
Perchè il vivo motore di tutto ciò è il cuore, nulla di più: le iniziative proposte da 29100 sono spinte da una sensibilità unica, innata e rara come poche altre cose al mondo.

Sabato 23 abbiamo visto i Jules Not Jude, bresciani e vivi, seguiti a ruota dai News For Lulu, sregolati e geniali, freschi come rugiada al mattino: senza aspettare salgono sul palco i nostrani Ants Army Project, emotivi come bambini, ruvidi ma dal cuore tenero.
Tra un calcio e l’altro, i Gentlemen’s Agreement non si fanno aspettare. E per fortuna.
Dinamici, poetici, esuberanti, romantici, malinconici, capaci di far saltare anche il più impostato tra i presenti, sudatissimi ed emozionati, i quattro napoletani gridano e fanno gridare: nel giro di un nulla, siamo tutti lupi che ululano alla luna, graffiandoci l’un l’altro con artigli affettuosi, incapaci di farci del male, nonostante i salti e i pestoni.
I pochi sopravvissuti potranno dirlo: i Movie Star Junkies, successori immediati dei Gentlemen’s Agreement, stravolgono i presenti ancora una volta, proponendo delle melodie che arrivano dritte sul muso, mandando a casa tutti con la malinconia di una serata che non teme di ripetersi.
Ad addolcirci un po’ ci pensano le due bellezze della dancefloor, Margue & Rebe Bi, con un dj-set “per signorine” (direbbero loro) capace di strappare il sorriso e mandare tutti a casa con la promessa di ritornare al più presto.

E’ già domenica ed è ancora vita: nel primo pomeriggio i sopravvissuti concedono un torneo di calcio degno di nota, in attesa delle 19, orario in cui si ripete l’appuntamento con la musica live.
Philip & The Marmalade, New Candys, Foxhound, Iori’s Eyes e Drink To Me, tutti a raffica, tutti magistrali.
I Philip, nostrani (ma noi non ci crediamo ancora) ci trasportano su una tavola da surf in qualche spiaggia californiana; i New Candys, creatori di ritmiche ripetitive e stentoree, si dimostrano maturi, intensi e sfocati; dei Foxhound quasi non se ne può parlare senza il rischio di cadere nel banale. 19enni, grandi, originali ed esclusi da qualsiasi etichettatura musicale.
E gli Iori’s Eyes. Gli Iori’s Eyes. Sofia, Pillo e Clod, un’orchestra di bassi viscerali, cori spaziali ed emozioni fragili come foglie.
Termina il turno dei tre romantici d’altri tempi e la Nazionale trionfa. Ci avranno portato fortuna?
I Drink To Me non si fanno attendere, e nell’euforia della vittoria italiana, scatenano la tifoseria con ritmi ancestrali.

Si conclude in fretta il Welcome To The Jingle, che nella sua trasparenza, ha convinto, emozionato e trasportato centinaia di persone.
Il festival ci porta tutti a letto, coccolati, cantandoci la ninnananna della buonanotte.
Il festival, finalmente, ci mostra un amore non più relegato alla biunivocità.

Al WTTJ ci siamo amati, tutti.

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