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A Piacenza la montagna più “anziana” della regione

Un Appennino sempre più vecchio e disabitato. E’ quanto emerge dal report voluto dalla Provincia di Piacenza e dedicato a fotografare la situazione della popolazione e delle attività lavorative presenti nelle nostre montagne..

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Un Appennino sempre più vecchio e disabitato. E’ quanto emerge dal report voluto dalla Provincia di Piacenza e dedicato a fotografare la situazione della popolazione e delle attività lavorative presenti nelle nostre montagne (i dati si riferiscono al 1 gennaio 2011).

Il dato più significativo è il costante calo demografico che sta colpendo i Comuni del nostro Appennino. La montagna piacentina ha infatti subìto quasi ogni anno un calo: portata a 100 la popolazione del 1987, nel 2010 la Val Tidone è scesa a quota 88, la Val Trebbia e Luretta a 83 e le Valli Nure ed Arda a 78. Da una prima disamina, la nota tendenza allo spopolamento non sembra arrestarsi: sebbene in Val Tidone nei primi anni Duemila sembrasse possibile un’inversione di tendenza o quanto meno una stabilizzazione, nell’ultimo lustro la popolazione è tornata a scendere

Un secondo aspetto riguarda la distribuzione della popolazione fra pianura e montagna: nella prima risiede ben l’89% della popolazione, mentre il restante 11%, corrispondente a 30.908 unità, si divide fra le Valli Nure ed Arda (con 16.283 unità, è l’area montana più popolosa), la Val Trebbia e Luretta (8.946 unità) e la Val Tidone (5.679 unità).

Una popolazione sempre più vecchia

Guardando invece gli indici di vecchiaia si può notare una situazione peculiare della montagna piacentina rispetto agli altri territori provinciali. I valori dell’area montana sono, ad inizio 2011, sensibilmente più elevati della media provinciale e di quella regionale: ogni 100 giovanissimi (con età inferiore a 15 anni) residenti in montagna, sono presenti nel medesimo territorio ben 371 anziani (con età superiore a 64 anni).  I valori più elevati dell’indice di vecchia sono registrati, in media, in Val Trebbia e Luretta (ogni 100 giovanissimi, gli anziani sono ben 458), mentre quelli relativamente meno elevati in ambito montano (ma in assoluto molto alti) nell’aggregazione Val Tidone (328). A livello provinciale infatti gli anziani sono solo 188, mentre a livello regionale sono addirittura 170.

Considerando il dettaglio dei singoli Comuni, si evidenziano i picchi dell’indice registrati nei piccolissimi Comuni periferici di Zerba (popolazione totale di 170 abitanti, di cui solo 3 sono giovanissimi e ben 60 sono anziani) e Cerignale (94 abitanti in tutto). Tali Comuni risentono fortemente del loro alto grado di “montanità” (il Municipio di Zerba è a 906 metri di altitudine, quello di Cerignale a 725) e della forte distanza dal capoluogo di provincia.

Relativamente alle fasce di popolazione in età lavorativa, in area montana tale indice raggiunge valori inferiori alla media della provincia di Piacenza ed alla media regionale: in particolare, ogni 100 residenti con età “matura” (40-64 anni), sono presenti solo 64 “giovani” (15-39 anni), a fronte di un valore provinciale pari a 78 e di un valore regionale pari a 82. Il valore più basso dell’indice si registra, mediamente, nell’aggregazione Val Trebbia (60), mentre il più elevato dell’area montana è riscontrabili in Val Tidone (67).

La crescita della componente straniera

Una valutazione corretta della dinamica della popolazione non può prescindere, nell’ultimo decennio, dall’analisi della popolazione immigrata, cresciuta ovunque in misura assai elevata. Partendo dalla situazione al 2010, la percentuale di stranieri sulla popolazione è più alta in provincia di Piacenza (13,4%, corrispondente a 38.721 unità) che mediamente in Emilia-Romagna (10,5%). In questo contesto, la numerosità degli stranieri residenti in area montana è pari a 2.412 unità. La montagna piacentina presenta valori di incidenza della popolazione immigrata inferiori alla media provinciale: in particolare, nelle aggregazioni Val Trebbia e Valli Nure e Arda gli stranieri sono il 7% della popolazione. In Val Tidone la presenza di immigrati (10%) sfiora, invece, la media regionale.

Considerando l’evoluzione del fenomeno migratorio, emerge chiaramente che dal 1996 al 2010 la popolazione straniera ha visto, in provincia di Piacenza, una crescita molto forte: portata a 100 la numerosità registrata nel 1996, nel 2010 si è raggiunto il valore 999, con un aumento di circa l’800. In tale contesto, la crescita in area montana, pur presente, è stata meno impetuosa e più discontinua. In sostanza, è possibile parlare di una crescita di popolazione straniera in area montana molto forte, anche se meno accelerata rispetto alle aree di pianura della provincia di Piacenza.

La struttura della popolazione straniera si caratterizza, a tutti i livelli territoriali, per una sostanziale difformità rispetto al contesto della popolazione complessiva: è evidente, infatti, la prevalenza di persone in età lavorativa con uno sbilanciamento verso le fasce più giovani, mentre la popolazione italiana soffre di invecchiamento.  L’analisi di genere offre ulteriori interessanti spunti di valutazione. A livello provinciale, la popolazione straniera è suddivisa per lo più equamente fra maschi e femmine (i primi prevalgono di poche unità). L’area montana è, invece, caratterizzata dalla preminenza della popolazione femminile. In particolare, nella Val Trebbia e Luretta è di sesso femminile il 61% della popolazione straniera, mentre nelle Valli Nure e Arda tale percentuale scende al 56%. La Val Tidone (53%) si avvicina, invece, alla media provinciale. La montagna è, dunque, più attraente per le donne straniere che per gli uomini: le stesse sono, pertanto, chiamate a fornire i servizi alle persone tanto più necessari in aree caratterizzate da forte invecchiamento della popolazione (fenomeno delle “badanti”).

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