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Al via stasera la Festa della Perduca

Alle pendici della Pietra, in uno spiazzo ricavato all’ombra di un bosco rinfrescante, si tiene ogni anno la festa della Perduca. Stand gastronomici e ballo liscio con orchestre dal vivo saranno protagonista da venerdì 27 a domenica 29 luglio.

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Alle pendici della Pietra, in uno spiazzo ricavato all’ombra di un bosco rinfrescante, si tiene ogni anno la festa della Perduca. Stand gastronomici e ballo liscio con orchestre dal vivo saranno protagonista da venerdì 27 a domenica 29 luglio.

A poche centinaia di metri dalla festa si raggiunge a piedi la Pietra Perduca. Recenti studi geologici ritengono che essa sia una parte del mantello terrestre affiorata durante le eruzioni vulcaniche circa 250 milioni di anni fa. In ogni caso, il piccolo massiccio ofiolitico – cosiddetto perché il suo colo- re ricorda quello della pelle di un serpente, in greco “ofis”- emana una forza positiva, quasi magnetica. Letteralmente abbarbicata alle sue pendici si trova la chiesetta di S.Anna, eretta a partire dal XIII Secolo.

La cima della Perduca viene raggiunta salendo per una scalinata incisa nella roccia (nel 2005 è stata inaugurata una palestra di arrampicata sulla parete nord della rupe). Sulla vetta si trovano, scavate nella roccia in tempi forse preistorici, delle vasche rettangolari – che qualcuno definisce “i letti dei santi” – oggi abitate da una straordinaria e rara specie di tritoni, anfibi caratterizzati da una lunga cresta sul dorso e noti per la particolarità del metabolismo che richiede un ecosistema vitale ad acidità pari a zero e acqua limpida di sorgente. I tritoni vivono prevalentemente negli stagni con acqua ferma e paludosa, nutrendosi di larve di zanzare e altri piccoli insetti che cadono nell’acqua; essi hanno un corpo gracile e allungato, concluso da una lunga coda compressa lateralmente e provvista di lamina natatoria. Durante il periodo degli amori, il maschio del tritone crestato presenta un’imponente cresta dorsale che gli conferisce l’aspetto di un piccolo drago. Dorso e fianchi sono di colore da marrone scuro a nero, cosparsi di macchie nere tondeggianti. I lati sono picchiettati di bianco. Appariscente e ben riconoscibile anche in acqua è la banda color madreperla lungo i lati della coda. La femmina è invece assai meno vistosa, poiché sprovvista della cresta e delle macchie nere sul dorso e sui fianchi e priva della fascia chiara sulla coda. Con una lunghezza totale di 12-18 cm è però di regola leggermente più grande del maschio (10-16 cm). Comune ai due sessi è il ventre di colore da giallo chiaro a rosso-arancione, cosparso di macchie o punti neri che vanno a formare un disegno assai variabile da individuo a individuo. (http://www.karch.ch/karch/i/amp/tcatcr/tcatcrfs2.html)

Non lontano si erge imponente la Pietra Parcellara, un vistoso roccione oflolitico di colore nerastro che domina lo spettacolare paesaggio della valle di Bobbiano. Nonostante sia alta solamente 836 metri s.l.m., grazie alle sue linee rocciose e verticali che contrastano con quelle tondeggianti delle colline argillosi circostanti (caratterizzate da pascoli, boschi, vigneti e campi coltivati a cereali), la Parcellara si è guadagnata il nome forse un po’ immeritato di “Cervino piacentino”. La sua scalata è una piccola impresa, ma intensa ed emozionante: dall’alto si possono ammirare la Val Trebbia, la Val Luretta e le zone limitrofe.

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