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“Due lauree, master e un premio nazionale. Ma io voglio un lavoro”. Storia di Federica

Federica Mandelli, vincitrice a Lecco del premio per la tesi sull’imprenditoria femminile, sarà ricevuta in Camera di Commercio a Piacenza. La sua storia: da studi d’eccellenza a stage a 100 euro al mese           

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Piacenza – Il profilo di Federica Mandelli, 25 anni, dovrebbe corrispondere a quello della “meglio gioventù” italiana, non solo di Piacenza. Liceo al Colombini (indirizzo socio psico pedagogico), università alla Cattolica di Piacenza (scienze della formazione), seguita poi da una specializzazione e ora il Master in Marketing Territoriale. In mezzo, la partecipazione ad un concorso per tesi di laurea, promosso dalla Camera di Commercio di Lecco. La sua tesi, incentrata su “Donne e leadership: strumenti e analisi”, si aggiudica il primo premio, e il prossimo martedì sarà ricevuta dalle rappresentanti del comitato per l’imprenditoria femminile di Piacenza. 

Ma c’è un ma. “Quando ho ricevuto il premio a Lecco, lo scorso lunedì, ho detto che più che un premio in denaro avrei preferito ricevere un’offerta di lavoro. Una battuta – dice Federica -, ma non più di tanto. Certo è una bella soddisfazione aver ottenuto un riconoscimento a livello nazionale, ma credo che questo tipo di concorsi dovrebbero rappresentare un’occasione per entrare nel mondo del lavoro, e non solo occasioni di nicchia. Per intenderci, durante la consegna del premio c’erano più di 40 persone, rappresentanti delle istituzioni e del mondo imprenditoriale di Lecco. Di questi, solo una persona mi ha lasciato il suo biglietto da visita. Fino ad adesso le mie ricerche di lavoro non sono andate a buon fine: per molti sono troppo specializzata, altri mi hanno proposto stage di 6 mesi non finalizzati all’assunzione con retribuzioni ridicole: 100 euro per i primi 3 tre mesi, e altri 50 per gli altri 3. Con questi soldi non mi pago neppure l’abbonamento dell’autobus”. 

La tua tesi tratta di donne e leadership. Due termini che sembrano essere quasi in contraddizione, in Italia. “E’ possibile essere donne e leader in Italia, a patto di liberarci di tutti gli stereotipi che ci riguardano. Nel Nord Italia, ad esempio, le imprese femminili sono più numerose di quelle maschili, stanno reggendo meglio la crisi e non solo: le imprese in rosa risultano essere più abili, ad esempio, nel richiedere ed ottenere finanziamenti su bandi specifici. Insomma le capacità ci sono. Si può, basta crederci”. 

Quale sarebbe il tuo lavoro ideale? “Mi piacerebbe operare nel settore della formazione dell’educazione degli adulti, in ambito aziendale anche presso grandi realtà. Non mi dispiacerebbe anche lavorare nelle risorse umane, come selezionatrice. Durante la premiazione, a Lecco, mi è stato chiesto “perché non diventi imprenditrice?”, ma in realtà preferisco restare nel miosettore di studi”. 

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