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Fusione con Lodi o con Parma (e Reggio)? Ecco come funzionerebbe

Molto si discute in questi giorni a Piacenza sul futuro della nostra Provincia, con diverse ipotesi di accompamento con realtà confinanti. Se l’onorevole Pdl Tommaso Foti propone Lodi, il sindaco Paolo Dosi e la parlamentare Pd Paola De Micheli lanciano la Provincia del Gusto, nata dall’unione con Parma e Reggio Emilia. 

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Molto si discute in questi giorni a Piacenza sul futuro della nostra Provincia, con diverse ipotesi di accompamento con realtà confinanti. Se l’onorevole Pdl Tommaso Foti propone Lodi, il sindaco Paolo Dosi e la parlamentare Pd Paola De Micheli lanciano la Provincia del Gusto, nata dall’unione con Parma e Reggio Emilia. Senza entrare nel merito delle singole proposte, di seguito abbiamo sintetizzato l’iter amministrativo che potrebbe portare alle “nuove” Province, in parte sulla scorta delle indicazioni fornite dal presidente Trespidi nel corso dell’incontro con i dipendenti. 

E’ del 6 luglio il decreto sulla spending rewiew che stabilisce i criteri da rispettare per la soppressione e gli accorparmenti delle Province (popolazione e superficie territoriale). Il decreto è al momento all’esame della commissione programmazione economica del Senato, insieme ai numerosi emendamenti presentati. Il testo, più o meno modificato, approderà in Senato per il voto, per poi essere portato in commissione alla Camera e di nuovo in aula, sempre alla Camera, per il voto definitivo. Qui il Governo potrebbe chiedere la fiducia, chiudendo di fatto la porta a ogni richiesta di modifica, oppure accettare un maxiemendamento che accolga alcune delle istanze delle Province. A questo punto il decreto potrebbe avere 60 – 90 giorni per diventare esecutivo, e nel caso della prima ipotesi, è in questo lasso di tempo che si potrebbe giocare la partita del referendum, già spiegata nei giorni scorsi dall’onorevole Foti. 

La palla passa ai consigli delle autonomie locali delle Regioni, organismi previsti dalla Costituzione italiana composti dai rappresentanti degli enti locali (sindaci e presidenti di Provincia), chiamati a formulare delle ipotesi di accorpamento secondo i parametri del decreto, da sottoporre nuovamente al Governo, per valutare se siano state effettivamente rispettate le indicazioni, e da qui ritornano alle Regioni. Spetterà infatti ai consigli regionali deliberare in merito alle “nuove” Province. E da da qui ancora a Roma, per il via libera definitivo del Parlamento e bye bye definitivo, nel nostro caso, alla Provincia di Piacenza. 

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