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Lettera di una nonna di Mirandola ricoverata a Fiorenzuola: “Grazie di cuore, ce la faremo”

Su concessione di Stefano Cugini, del gruppo di volontari Gaps (Gruppo accoglienza pronto soccorso), pubblichiamo la lettera di ringraziamento di una nonna di Mirandola, ospite dell’ospedale di Fiorenzuola in seguito al sisma

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PiacenzaSera.it pubblica, su gentile concessione di Stefano Cugini, rappresentante del gruppo di volontari Gaps (Gruppo accoglienza pronto soccorso), questa lettera di ringraziamento di una nonnina di Mirandola, ospite dell’ospedale di Fiorenzuola in seguito al sisma di maggio. Cugini ha pubblicato la lettera sul proprio blog per poi postarla su Facebook. Troviamo la lettera molto toccante nella sua semplicità, e abbiamo deciso di condividerla con tutti voi. 

Mi presento, sono A.R. di Mirandola (Mo), mirandolese d.o.c. da secoli.

 
Primo giugno: fui ricoverata urgentemente a Bagiovara di Modena, dove mi hanno prestato i primi soccorsi. Il mattino dopo sono arrivata qui, all’ospedale di Fiorenzuola d’Arda, accompagnata dai nostri bravi volontari.
 
Ero lontana da dove era allestito il campo base, dove c’era qualche conforto. Ero vicino al giardino (Borgofondo) dove non c’era il bagno, e senza acqua ci si lavava con fazzoletti umidi.
 
I negozi erano chiusi e per poterli comprare dovevi fare almeno 15 – 20 Km. Avevo ancora indosso i miei pantaloni umidi di urina e mi si sono asciugati addosso.
 
Una mattina un gruppo di ragazzi si accorsero che c’era gente per la strada e ci portarono acqua e qualche indumento. Erano i ragazzi bravi e generosi (Leoncavallo).
 
Arrivata al Pronto Soccorso di Fiorenzuola, per puro caso incontro il Sindaco Giovanni che mi regalò un giornale. Fu molto gentile, come il Direttore Sanitario di nome Franco che venne anche il giorno dopo con la Signora D, che ha due occhi bellissimi.
 
Non mi hanno detto il loro cognome perché è gente vera di cuore e a loro non piace apparire. Del mio ingresso in questo ospedale ricordo solo che urlavo, tremante e spaventata: «non toccatemi, sono sporca e puzzo».
 
Io abitavo nel centro di Mirandola, come tutti i miei avi, non so nulla della mia casa. Le uniche cose che posseggo sono il portafoglio e le chiavi di casa, mi sentivo come un cane randagio sporco e affamato.
 
Mi è stato detto che tutto il centro è piantonato con guardie armate che controllano giorno e notte e non fanno passare nessuno (bollo rosso).
 
A Fiorenzuola fui sistemata in una stanza con la Sig.ra R di Mirandola: io non la conoscevo ma poi ci siamo fatte buona compagnia.
 
Quel giorno ho conosciuto la gentile Dott.ssa B: è una ragazza con un viso mesto e dolce che mi portò una borsa con maglie, mutande, saponetta e shampoo. Quando vidi anche una spazzola per capelli fui felice perché erano tanti giorni che non mi pettinavo. La ringraziai e da egoista le chiesi una camicia da notte della sua mamma e lei mi rispose che sua madre era ricoverata ed era molto grave e lei le stava accanto.
 
La sera dopo rividi questa ragazza che mi portò una camicia da notte nuova e io mi sono commossa dicendole che non doveva spendere i suoi soldi. Questa ragazza ha veramente un grande cuore (l’ho paragonata a S. Francesco).
 
Il giorno dopo la rividi, mi portò un coltello (aveva saputo che lo cercavo); mi disse che sua madre era morta e mentre le scendevano due lacrimoni io l’abbracciai e la baciai dicendole parole di conforto e le chiesi come si chiamava. Lei mi rispose: «S». Poi se ne andò.
 
E’ venuto a trovarmi Don G: ha il dono dell’ascolto ed è molto gentile. Ho conosciuto anche Padre F: al primo impatto l’ho paragonato a Don Camillo, molto bravo e gentile.
 
Sono molto contenta di trovarmi in questo ospedale. Dopo quattro giorni mi hanno trasferito in Area Critica in una stanza con la Sig.ra C, assistita giorno e notte dalle nipoti. Io parlavo con C, come se fosse mia parente, anche se lei aveva poca voglia perché aveva molta sofferenza e ora purtroppo non c’è più.
 
Queste nipoti erano molto gentile: una sera mi portarono un gelato. (…)
 
Ritornando a me, sono curata benissimo dal Dott. T che con la sua umanità, dolcezza e dote di convinzione, mi ha consigliato di fare l’esame alle coronarie.
 
Io ho avuto una brutta esperienza a Modena e non lo volevo fare, perché non si chiudeva l’arteria e il sangue continuava a uscire. Ma poi come si sa, l’erba cattiva non muore mai. Lunedì mattina andai a Piacenza accompagnata dai volontari, fiduciosa che l’esame si faceva dal braccio.
 
A Piacenza, il Dott. P mi ha spiegato tutte le fasi dell’esame, ma per un imprevisto l’esame doveva essere fatto all’inguine. Data la mia esperienza io non volevo, ma il dottore fu così convincente e così io lo feci e andò tutto bene. Io lo ringraziai e gli diedi un bacino.
 
Sono ancora a Fiorenzuola d’Arda dove ho trovato ottima accoglienza, stanze ampie e molto pulite, ottimo personale: si mangia bene, mi sento in famiglia e piano piano la paura si allontana.
 
L’equipe dei medici e infermieri sono in gamba e molto gentili, premurosi. E’ pure simpatico il giornalaio, A. Non per ultime le signore dell’A.V.O., io le chiamo angeli: vengono due volte al giorno per aiutarmi durante i pasti e se ci occorre qualcosa, loro ce lo portano.
 
(…) P.S. la nostra fortuna è che c’è tanta santa gente, i volontari. Senza di loro dove saremo? Grazie a tutti di cuore da una terremotata anche se ho quasi 80 anni vi dico forza che ce la faremo!
 
Ciao Mirandola, a presto! Sperando che rimanga a noi vecchi mirandolesi. Vi ricordate Dino Sarti, 40 anni fa, quando cantava «la bella Mirandola, le bella alla Dmenga?»
 
Ciao a tutti

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