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Omicidio Kaur, parla il cugino: “Il colpevole sconti la pena in Italia”

"Chiediamo rispetto per il nostro dolore" dice Singh Harjeet, cugino di Kaur Balwinder, uccisa dal marito al culmine di una lite.  Singh Harjeet ha chiesto di poter parlare con i giornalisti piacentini nell’ufficio del capitano Rocco Papaleo, alla guida del nucleo investigativo dell’Arma di Piacenza.

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“Non sono stato tanto tempo in India, non so come funzioni lì la giustizia. L’assassino di Kaur deve essere condannato qui in Italia, ed è qui che deve scontare la pena. Adesso è in prigione, e mi aspetto che paghi per quello che ha fatto e ci spieghi cosa è successo e perché”. Con molta dignità Singh Harjeet, 20 anni, cugino di Kaur  Balwinder, la ragazza indiana uccisa dal marito al culmine di una lite, chiede rispetto per il proprio dolore e quello dei familiari, rigettando la proposta, avanzata da alcuni, di affidare il colpevole alla giustizia indiana. Singh Harjeet ha chiesto di poter parlare con i giornalisti piacentini nell’ufficio del capitano Rocco Papaleo, alla guida del nucleo investigativo dell’Arma di Piacenza.

“Io non mi sento straniero – spiega con accento toscano – la mia famiglia si è perfettamente integrata e nessuno ci ha trattato in modo diverso. Abbiamo la stessa voglia di uscire e divertirci che avete voi. Siamo i nuovi italiani. Per questo fa male leggere certi titoli come “Uccisa perché sorrideva troppo”. Sorridere non è un reato. Mia cugina ha solo incontrato la persona sbagliata”. 

“Ai giornalisti chiediamo di trattare con rispetto questa vicenda, che non è solo un fatto di cronaca ma una tragica realtà per noi. Siamo tutti sconvolti: mia madre, i miei parenti sono stati male. Mio cugino ha lasciato lavoro e casa in Germania per venire qui, io stesso mi sono trasferito e ho trovato lavoro a Cadeo. E’ doloroso leggere certe sui giornali: abbiamo saputo del ritrovamento di Kaur da internet, invece – dice Singh Harjeet – abbiamo piena fiducia nell’operato dei carabinieri, non potevamo chiedere nulla di più. Piano piano tutte le cose si stanno chiarendo, ci vuole il suo tempo”. 

“Adesso vorremmo poter celebrare il suo funerale. Io e lei eravamo molto legati, per me era una sorella. Abbiamo condiviso tutte le esperienze: i giochi, la scuola e le uscite. Pensarla da sola, in quella cella frigorifera, è terribile”. 

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