Piacenza che verrà: “Province sì o no, la vera sfida è restare in Europa”

Intervento dell’associazione Piacenza che verrà. 

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Intervento dell’associazione Piacenza che Verrà.

Il dibattito sull’exitus della nostra Provincia andrebbe indirizzato altrove: non più provincia sì o provincia no; tanto meno, se sia meglio accodarsi al treno di Milano invece che a quello di Bologna. Difatti, la ragione numero uno per la quale la provincia di Piacenza è stata tolta, sta nel non essere più efficiente, piuttosto che nell’essersi dimostrata troppo onerosa.
Non a caso, il governo parla di riordino e non di cancellazione: qualunque provincia è oggi impopolare, se non per chi vi sta lavorando dentro.
 
Inoltre, temi indubbiamente fascinosi, in cui riaffiora la nostra storia (l’esser primogenita) e la nostra tradizione (parlata e cucina sono quelle di chi abita sotto il Po), ripetutamente ripresi ed enfatizzati negli ultimi giorni tempi, non tengono conto di una novità che si chiama Europa. Se spread e BCE impongono una perdita secca di sovranità per ciascuno stato unitario, erodendo la solidità economica su cui finora ognuno di noi ha basato la propria vita lavorativa e la sua sicurezza  previdenziale, il vero problema è prepararsi a fronteggiare non più la rapacità di Roma  e di Bologna (o di Milano, è l’istess), bensì quella di Wall Street o di Shangai.
 
E non si dica subito – visto che noi piacentini superiamo perfino i romani in disincanto – che nulla noi possiamo, poveri abitanti di Piacenza e non-più-provincia, per evitare che i mercati ci disintegrino. Proprio aspettando che una regione piuttosto dell’altra decida da lontano cosa sia meglio per noi qui e ora, dimostriamo l’indifferenza sostanziale, che molti a nord delle Alpi ci rimproverano. Qui e ora per enfatizzare la lontananza, non solo fisica, di qualunque Ente che non sia, nell’era dell’informazione continua e superveloce, sufficientemente dentro un problema, sufficientemente nostro per garantirci, sufficientemente equo come sarebbe un sistema di controllo condiviso tra ex-province vicine.
Indipendentemente dal confine regionale.
 
Nel fare sistema con in nostri vicini, facciamo qualcosa in prima persona, smettendo gli abiti consueti e sterili della lamentazione collettiva. Crediamo in noi stessi e nelle nostre forze, tenendo presente che siamo europei e pericolosamente in via di colonizzazione da parte di altri europei. Siamo piccoli, certo, ma apparteniamo al popolo che da Lodi arriva a Mantova, passando per Cremona, Parma, Reggio. Siamo al centro di una realtà storica ed economica che sarebbe anche sviluppo comune, se solo imparassimo a fare sistema.
Non c’entra Milano o Bologna, entrambe vengono dopo: c’entrano le due sponde sul Po, entrambe italiane. Come in un Land tedesco, si lavora per l’affermazione dei valori degli abitanti di quel luogo, secondo un  modello di macro-provincia, in superamento di quello delle regioni stesse, del quale si avverte onestamente la polverosità.
 
Qualora un referendum proprio si ostini a volerci includere in lombardia o in Emilia, allora, per scegliere, affidiamoci ancora un volta all’onestà dei numeri: se i 4/5 del bilancio regionale si deve al costo della sanità, scegliamo, tra i due, il modello sanitario meno costoso, visto che, comunque sia, sembriamo cascare bene.
 
In un modo (Land e superamento del confine regionale) o nell’altro (Lombardia o Emilia, quella più a buon mercato), per recuperare prima efficienza e poi risparmio,  la provincia di Piacenza va dunque accorpata a realtà più grandi;  e bisogna ridisegnare i compiti della erigenda istituzione. Sia essa con Lodi  e Cremona o con Parma, va preservata la possibilità per noi di poterci esprimere autonomamente, vale a dire di rappresentare le nostre peculiarità e i nostri bisogni. Occorre andare verso la direzione che più ci garantisca sul piano del dialogo e del confronto reciproco. Tenendo presente che la vocazione imprenditoriale piacentina, oggi in  apparenza meno appariscente di prima, mantiene almeno due basi solide, quella logistica e quella agricola: fare sistema con altri – finalmente – potrebbe essere un’opportunità contrastare il declino in entrambi i settori.
 
La vera sfida da vincere è però quella di evitare che in un’Europa germanizzata noi si finisca per garantire l’elevato tenore di vita di tedeschi e sodali. Tenendo presente, che dall’ordine in corso non vi è ritorno credibile, pena l’uscita dall’euro e l’inizio di un ballo monetario da stato sudamericano.
 
I politici piacentini, soprattutto, smettano di recriminare per il buon lavoro fatto: ci crediamo e ringraziamo; purchè si sentano in aspettativa e comincino a comportarsi da politici veri, capaci di vedere oltre la loro poltrona, in grado di allevare successori che parlino le lingue, siano più veloci di loro a interpretare i cambiamenti e sappiano volare alto. Spostino il loro interesse, dalla provincia che fummo, al tenore di vita che ci riguarderà e al sistema economico in cui sapremo stare; speriamo sia un confronto collettivo e concreto tra imprenditori, cittadini e politici, dove gli ultimi evitino di schierarsi, come finora han fatto, tra regione di centro-destra e regione di centro-sinistra. L’unica collocazione geografica possibile per i piacentini, oggi come oggi e con buona pace per i padani “doc”, è riuscire a superare il fatto di stare nell’Europa del sud, un luogo in via di impoverimento progressivo.
Associazione Piacenza che Verrà
 

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