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“Provincia del Gusto” con Parma e Reggio nel futuro di Piacenza? IL DIBATTITO foto

Dibattito sempre più vivace sul tema dell’eliminazione delle Province dopo la scelta del Governo dei criteri per i tagli. Diverse le proposte sul tavolo. Parma non più capoluogo in caso di aggregazione anche con Reggio. De Micheli (Pd): "Guardiamo alla Provincia del gusto"

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Dibattito sempre più vivace sul tema dell’eliminazione delle Province. L’emanazione da parte del Governo dei criteri per scegliere quali province tagliare e quali mantenere ha fatto archiviare le speranze di salvataggio per l’ente di via Garibaldi. La discussione si è spostata ora verso dove dirigersi, o meglio, a chi accorparsi. 
 
Il percorso. La discussione sembra destinata a tenere banco anche nel mese d’agosto. Entro 40 giorni i Consigli delle autonomie locali (Cal) dovranno presentare le loro proposte di accorpamento: per l’Emilia Romagna la riunione dovrebbe tenersi il 24 agosto. Toccherà poi al Governo, sentiti i governatori, ratificare i provvedimenti. Quel termine sembra però destinato a slittare almeno a settembre in base all’orientamento prevalente nei palazzi romani.
 
La discussione. Nel resto dell’Emilia Romagna prosegue il dibattito: in Romagna l’ipotesi prevalente è di una provincia unica che accorpi Rimini, Ravenna e Forlì Cesena. Ferrara resterà attiva, così come Bologna, capoluogo di Regione. La presidente della Provincia di Modena Sonia Masini, altro ente che resterà attivo, rilancia, proponendo un unica provincia da due milioni di abitanti che includa anche Piacenza, Parma e Reggio Emilia.
 
Sul tema sono intervenuti oggi anche diversi politici piacentini. Paola De Micheli (Pd) sposa l’ipotesi apparsa sul Corriere della Sera di una “provincia del gusto” che unisca Piacenza a Parma e Reggio Emilia (vedi la mappa). L’idea appare suggestiva e potrebbe essere gradita anche a quanti, all’ombra del Gotico, sono contro il Parma-centrismo: in caso di fusione a tre (o a quattro, se si includesse Modena), Parma infatti non sarebbe capoluogo. La norma approvata prevede infatti che i Consigli delle autonomie locali stabiliscano il capoluogo nel territorio con il maggior numero di residenti: Piacenza ha circa 290mila abitanti, Parma 442mila, Reggio Emilia 530mila e Modena 700mila, insomma, uno smacco per i “cugini”.
 
L’intervento di Paola De Micheli. “E’ suggestivo constatare come spesso gli altri abbiano una visione della nostra realtà migliore di quella prodotta dai noi stessi. Sta accadendo anche per la vicenda del riordino delle Province, vissuta come un’opportunità di sviluppo per i territori e non soltanto nell’ottica negativa del ridimensionamento”. Lo fa notare la parlamentare piacentina del Partito Democratico Paola De Micheli, che commenta gli effetti della razionalizzazione degli enti locali disposta dal governo e le ipotesi di accorpamento tra le Province “tagliate” da definire entro l’anno. “Pur ribadendo la contrarietà – afferma – agli accorpamenti, non possiamo ignorare le scelte del governo. Per questo se sposassimo l’idea che si sta profilando di istituire una grande ‘Provincia del Gusto’ con Parma e Reggio Emilia, fondata sulle rispettive eccellenze nella filiera agoalimentare, potremmo lanciare una sfida alla Regione Emilia Romagna, perché nella riorganizzazione territoriale delle deleghe Piacenza abbia un ruolo di primo piano. Basti pensare che, secondo una recente ricerca dell’Università Cattolica, alle aziende piacentine del comparto agroindustriale è toccata la fetta maggiore di finanziamenti europei dalla Regione dal 2004 al 2010”. “Dal riordino stabilito attraverso i criteri del governo – prosegue – occorre guardare anche ai vantaggi: innanzitutto una nuova centralità per i nostri comuni e del ruolo dei sindaci e la possibilità, offerta dagli accorpamenti, di affrontare le sfide del marketing territoriale, dell’attrazione di nuove realtà produttive, dello sviluppo e della concorrenza esterna all’interno di un sistema più vasto. E’ su queste basi che sarà opportuno aprire una riflessione sulle nostre eccellenze industriali e sugli investimenti necessari al rilancio e alla loro crescita”. “Le nuove Province sono destinate – fa notare – sulla base dell’articolo 23 del Decreto SalvaItalia, a diventare enti di secondo grado (con assemblee elette dai consigli comunali) e le deleghe assegnate agli enti potrebbero essere tre: Ambiente, Viabilità e strade ed Edilizia scolastica. Anche alla luce di questo scenario e della pesante sforbiciata di Province subita dalla Lombardia, la proposta di referendum per il cambio di Regione appare assolutamente stucchevole e sbagliata”. “Piuttosto da Piacenza si porti una richiesta unitaria al presidente Vasco Errani, chiamato entro il 2012 a ridisegnare i confini amministrativi, perché al nostro territorio sia affidata una delega forte tra quelle destinate ai nuovi enti. Ritengo che si potrebbe aprire un ragionamento sulla gestione delle politiche ambientali, dei rifiuti e di tutto ciò che ne consegue: potrebbe infatti generare importanti opportunità di sviluppo imprenditoriale per il nostro territorio e potrebbe spettarci più di altre, in virtù dell’ottimo lavoro svolto dai nostri amministratori negli anni passati”.

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