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Riduzione di 38 province, taglio probabile per Piacenza foto

Ancora novità sul fronte del taglio della spesa pubblica. Escono confermate le previsioni sulla sforbiciata alle 107 Province italiane deciso dal governo in sede di spending review. Due i criteri che di fatto escluderebbero il salvataggio di Piacenza: l’estensione (probabilmente 3mila km quadrati) e la popolazione

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Ancora novità sul fronte del taglio della spesa pubblica. Escono confermate le previsioni sulla sforbiciata alle 107 Province italiane deciso dal governo in sede di spending review. Due i criteri che di fatto escluderebbero il salvataggio di Piacenza: l’estensione (probabilmente 3mila km quadrati) e la popolazione (numero di abitanti inferiore a 350 mila).

LEGGI: Decreto, ok alla riduzione delle province. Striscioni di protesta in città FOTO

Il processo di revisione prevede però, entro la fine dell’anno, anche una fase di accorpamento (mediante una procedura che vede il governo trasmettere la propria deliberazione con i criteri esatti al Consiglio delle autonomie locali, istituito in ogni regione, che verrà poi approvato dallo stesso Consiglio entro 40 giorni) 

Secondo il “Corriere” sono in tutto 38 le province con meno di 35omila abitanti e meno di 3mila chilometri quadrati che rischiano di saltare:

VERCELLI,
ASTI,
BIELLA,
VERBANO-CUSIO-OSSOLA,
LECCO,
LODI,
ROVIGO,
GORIZIA,
PORDENONE,
IMPERIA,
SAVONA,
LA SPEZIA,
PIACENZA,
RIMINI,
MASSA CARRARA,
PISTOIA,
LIVORNO,
PRATO,
TERNI,
MACERATA,
ASCOLI PICENO,
FERMO,
RIETI,
TERAMO,
PESCARA,
ISERNIA,
BENEVENTO,
MATERA,
CROTONE,
VIBO VALENTIA,
CALTANISSETTA,
ENNA,
RAGUSA,
ORISTANO,
OLBIA TEMPIO,
OGLIASTRA,
MEDIO CAMPIDANO,
CARBONIA IGLESIAS

A questa lista vanno ad aggiungersi le Province, cassate, delle 10 città metropolitane, vale a dire:
ROMA,
MILANO,
TORINO,
GENOVA,
VENEZIA,
BOLOGNA,
FIRENZE,
BARI,
NAPOLI,
REGGIO CALABRIA

Marco Orlandi (Segretario Cisl Fp Piacenza): “Inaccettabili i tagli al personale. Poco coraggio su sprechi, appalti e disorganizzazioni”
Scenderemo in piazza per avere un confronto vero con il governo: si rispetti l’intesa del 3 maggio

“Il decreto sulla spending review così com’è proprio non va”. Il segretario della Cisl Fp Piacenza Marco Orlandi preannuncia la mobilitazione del sindacato per chiedere modifiche sostanziali al provvedimento messo a punto dal Governo definendo “Inaccettabili” i tagli al personale.”Soprattutto perché si fanno dei tagli per fare tornare i conti, mentre manca ogni scelta strategica che possa indicare una prospettiva di miglioramento dei servizi per il cittadino e le aziende”. Già dalla prossima settimana partiranno sit-in, presidi e manifestazioni davanti alla Prefettura: “I lavoratori pubblici saranno in piazza per protestare contro i tagli lineari previsti dal governo e per chiedere una riorganizzazione concertata degli enti e dei servizi pubblici, come definito nell’Intesa del 3 maggio scorso”.

Per Marco Orlandi è infatti inaccettabile il taglio del 10% agli organici delle amministrazioni: “ancora una volta si impongono misure indiscriminate e inefficaci che creano grave danno a lavoratori e cittadini. Non c’è selettività nel taglio, non si tengono in considerazione le specificità delle diverse amministrazioni, di quelle che hanno già subito riduzioni di personale o di quelle che sono sottoposte ai patti di stabilità o alle norme del patto per la salute. In molti enti, come le agenzie, gli enti previdenziali o le autonomie locali, si rischia la paralisi organizzativa. In molti altri, come ministeri e aziende sanitarie, una riduzione secca dei servizi”. A creare allarme tra i lavoratori pubblici, la questione degli esuberi che apre un enorme problema di equità: “la mobilità, anche quella fra enti, così come i relativi criteri e condizioni devono essere contrattate e decise insieme ai lavoratori”. 

“E poi con questo decreto si tagliano indistintamente tutti i profili professionali: senza fare attenzione alle competenze che servono a rendere più moderni e veloci i servizi. Non c’è ombra di riorganizzazione. Ma solo il rischio di una voragine nel sistema di welfare”. In sanità per esempio, “dove una sforbiciata di 3 mld alla spesa, a livello nazionale, non farà altro che scaricare gli effetti negativi sui cittadini costretti a pagarsi privatamente le prestazioni che il sistema sanitario nazionale non riuscirà più a coprire (ticket, diagnostica, visite specialistiche solo per fare alcuni esempi).

“Vogliamo che il decreto venga cambiato nei passaggi parlamentari. I tagli agli organici devono essere dirottati sulle consulenze, sulle esternalizzazioni e sugli appalti poco trasparenti che costituiscono la vera zavorra della spesa pubblica. Come si è iniziato a fare con la norma sulla centralizzazione degli acquisti attraverso la Consip, con la razionalizzazione degli immobili (affitti, nuovi criteri per il dimensionamento delle sedi, valorizzazione del patrimonio degli enti disciolti) o con la stretta sulle società in house”. Misure su cui però “il governo ha dimostrato troppo poco coraggio”. “Per questo metteremo in atto una grande mobilitazione, per far modificare come sempre in questi anni norme e provvedimenti ingiusti. Una mobilitazione dura, per cambiare la Pa e non per lasciare a casa i lavoratori”

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