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Salvare la Provincia, un anno di ritardo L’INTERVENTO

Riceviamo e pubblichiamo l'intervento dell'ex assessore provinciale Patrizia Calza sul tema dell'abolizione delle Province

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Riceviamo e pubblichiamo l’intervento dell’ex assessore provinciale Patrizia Calza sul tema dell’abolizione delle Province.

Con un anno di ritardo il tema della sopravvivenza dell’Ente Provincia è giunto all’attenzione della cittadinanza. Purtroppo tempo prezioso è trascorso senza che venisse affrontata e sviscerata la problematica principale :quella relativa alla utilità o meno della Provincia, alla luce dei servizi che la stessa offre e dei costi che comporta. Ciò che si sarebbe dovuto fare senza la retorica dell’antipolitica e nella prospettiva di un quadro di riassetto complessivo della struttura politica-amministrativa dello Stato e alla luce di dati oggettivi. Ora , e spero di sbagliarmi, ogni iniziativa mi pare fuori tempo massimo. A meno che i parlamentari, in primis quelli piacentini, non decidano di non procedere all’approvazione del decreto

Nell’augurare comunque un felice esito alle prossime iniziative della Presidenza dell’Ente e dei Sindaci del territorio , rinunciando ad argomentare in modo organico data la complessità del tema, mi limito ad alcune brevi considerazioni , senza nascondere una certa vena polemica.

1) Ai cittadini a caccia di “poltronifici” ricordo che se lo sforzo dei politici locali non dovesse essere coronato da successo l’Ente Provincia di Piacenza sparirà. Eliminato in parte questo livello intermedio, rimarrà tuttavia inalterata la restante struttura dello Stato:rimarranno troppe Regioni, alcune delle quali con popolazione inferiore a quella di alcune province , rimarrà l’Istituzione ormai obsoleta delle Regioni autonome ( generosamente foraggiate dallo Stato ), sopravviveranno gli elefantiaci assessorati regionali e i Ministeri , pletora , gli uni e gli altri, di consiglieri e funzionari dai lauti stipendi, rimarranno comunque Province anche fortemente indebitate e non virtuose, continueranno a vivere oltre ottomila comuni e un numero imprecisato di enti, autorità d’ambito e di bacino ecc.

2) Sulla vicenda piacentina, come su quella di altre province, pesa la posizione dei Partiti che anziché proporre un riordino complessivo della struttura dello Stato, in generale , hanno preferito cedere al vento dell’antipolitica e alla mera ricerca dell’applauso. Aldilà delle attuali affermazioni di diversi politici locali non possiamo non ricordare che l’abolizione delle Province era previsto nel programma del PDL , dell’UDC e dell’IDV. Più articolata e poco conosciuta la proposta del PD secondo la quale “Le Regioni provvedono alla revisione della circoscrizione territoriale ovvero alla soppressione delle province esistenti. “

E’ evidente che l’eliminazione o l’accorpamento di questo livello di governo risponde a meri principi contabili volti alla riduzione della spesa. Volendo procedere in tale ottica gli Enti locali piacentini, dovrebbero pretendere dati oggettivi. Quale sarà il risparmio derivante dalla eliminazione della Provincia di Piacenza e dal suo accorpamento ad altra Provincia? Insigni commentatori, quantunque alcuni economisti, non hanno mai fornito tale dato. Eppure qualunque imprenditore minimamente avveduto e in procinto di dismettere o accorpare unità operative delle sue aziende , pretenderebbe in primo luogo di conoscere gli obiettivi e i risparmi previsti , quindi di valutare a posteriori l’esito dei provvedimenti assunti.
La domanda non mi pare peregrina, posto che le Province italiane rappresentano solo l’1,5% della spesa complessiva del Paese, che le funzioni attualmente svolte dalla Provincia di Piacenza dovranno comunque continuare a essere svolte , che le spese in conto capitale per interventi di manutenzione, ampliamento, ristrutturazione e gestione del grande patrimonio immobiliare, composto da oltre 1100 chilometri di strade e da numerosi edifici scolastici, dovrebbero comunque essere sostenute e che i prestiti per spese in conto capitale ( necessari per realizzare opere pubbliche) andrebbero comunque rimborsati. Infine che il personale dipendente dovrà essere ricollocato a meno di voler procedere ad una massiccia messa in mobilità dello stesso. In pratica verrebbe risparmiato il costo del personale politico. Circa 500.000,00 euro. Sicuramente , quantificato il risparmio e valutato l’esiguità dello stesso , la Provincia stessa e i Comuni, con uno sforzo di riorganizzazione delle competenze ,delle funzioni e del personale, configurando le strutture della Provincia sempre più al servizio degli Enti comunali, potrebbero riuscire , anche nel breve tempo a realizzare un risparmio ben più consistente .

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Quale che sarà il futuro di Piacenza, emiliano o lombardo , tutto il sistema territoriale attuale verrà sconvolto. Infatti Abolita la Provincia di Piacenza e i suoi confini amministrativi, che senso avrebbero una Camera di Commercio, una Agenzia delle Entrate, una Questura , una Prefettura, un Ufficio scolastico provinciale? È probabilmente il risparmio “indiretto” ,derivante dalla eliminazione di queste strutture , il vero obiettivo contabile della manovra di Governo. Ma se così sarà, che senso avranno una Confcommercio, una Coldiretti, una Confagricoltura, una CISL, una CGIL, , una Confindustria ecc. di Piacenza? Anche di queste ultime è facile prevedere la progressiva sparizione. Per evitare una completa spogliazione del nostro territorio e la perdita di tutti gli attuali centri direzionali bisognerà dunque lavorare per tempo e fare davvero quel “sistema” che mi pare ad oggi sia mancato.
Infine a chi sollecita lo svolgimento di un referendum volto a sancire il passaggio ad altra Regione , mi permetto di suggerire l’organizzazione di un momento di approfondimento in ordine a quanto previsto dalla Costituzione e dalle leggi costituzionali in materia. Chiarire con precisione i termini legali della questione quanto a passaggi, enti coinvolti e maggioranze , è doveroso . Che nessuno rimanga deluso….

Patrizia Calza

18 luglio 2012

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