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Sanità, con il superticket calano le prestazioni specialistiche

Meno prestazioni fornite rispetto all’anno precedente (da 76 milioni a 75,3, -1%): certo, invertendo un trend di crescita della domanda che proseguiva dal 2005, anche se il perchè va quasi certamente trovato “nell’introduzione del nuovo ticket imposto dal Governo alle Regioni con la manovra finanziaria del luglio scorso”.

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Meno prestazioni fornite rispetto all’anno precedente (da 76 milioni a 75,3, -1%): certo, invertendo un trend di crescita della domanda che proseguiva dal 2005, anche se il perchè va quasi certamente trovato “nell’introduzione del nuovo ticket imposto dal Governo alle Regioni con la manovra finanziaria del luglio scorso”. Ma si è registrato anche “un costante e progressivo incremento dei costi relativi all’erogazione di tali prestazioni, a percentuali di incremento che non sono più sostenibili con l’andamento dei finanziamenti del Fondo sanitario nazionale”: è questo il bilancio del 2011 dei servizi di specialistica ambulatoriale in Emilia-Romagna, così come illustrato alla commissione regionale Politiche per la salute, presieduta da Monica Donini, da Antonio Brambilla, dirigente dell’assessorato alla Salute.

Su un tema delicato e sentito come quello delle liste d’attesa, Brambilla assicura che il sistema sanitario regionale è “significativamente superiore al resto del paese”: la causa principale dei ritardi, spiega, è “l’organizzazione dei servizi sanitari”, e per questo motivo “negli ultimi tre anni è stata raffinata la capacità programmatoria”, sia con “l’aumento delle prestazioni fornite” sia con “una migliore governance tanto dell’appropriatezza prescrittiva dei professionisti quanto dell’appropriatezza organizzativa delle aziende sanitarie”. Risultati possibili, sottolinea il dirigente, grazie anche allo stanziamento di risorse dedicate da parte dell’assessorato per un totale di 10 milioni di euro all’anno, di cui una metà viene resa disponibile solo dopo la valutazione operata da un gruppo di monitoraggio.

Il 2011 è stato segnato, sempre per quanto riguarda il tema delle visite, da due precisi interventi di qualificazione dell’assistenza specialistica ambulatoriale: il primo, il trasferimento di prestazioni dal regime di ricovero al regime ambulatoriale, ha permesso di erogare oltre 50.000 prestazioni specialistiche ambulatoriali, dalla chirurgia generale all’oculistica passando per l’urologia e l’ortopedia, che fino al 2010 avvenivano solo dopo il ricovero, e di queste 14.000 in carico ambulatoriale giornaliero. Il secondo, invece, la valorizzazione delle professioni sanitarie, ha stabilito che per la gestione delle gravidanze fisiologiche a basso rischio sia richiesta soltanto la presenza di una ostetrica, sempre in Day service ambulatoriale.

Il calo dello scorso anno nelle prestazioni erogate, che sono passate da 76.008.277 a 75.383.1118, con una diminuzione vicina all’1%, si è concentrato nell’ultimo quadrimestre dell’anno, quando cioè è entrata in vigore il “superticket”, evidenzia Brambilla: “Nel 2012 la riduzione sarà ancora superiore- anticipa il tecnico-, ma bisogna andare a vedere dove sono andate a finire le prestazioni mancanti”. Se infatti in molti si sono rivolti al privato, e lo dimostra il calo delle attività di laboratorio, di riabilitazione e di diagnostica nel pubblico a fronte di un aumento delle visite e delle prestazioni terapeutiche, ammette il dirigente, molto è stato fatto per garantire l’appropriatezza delle richieste da parte dei professionisti: “L’aumento delle prestazioni non è quasi mai legato all’avanzamento dell’età o ad altri indici demografici- spiega-, ma alla cultura professionale e alla capacità di relazione tra il cittadino ed il medico, per questo lanceremo un programma di informazione contro le ‘iper-prescrizioni’”.

In ogni caso, i tempi di attesa rimangono sempre “entro la normativa nazionale”: per le richieste urgenti, da soddisfare in Emilia-Romagna entro 24 ore, e per le urgenti differibili, per cui la normativa regionale prevede una attesa massima di 7 giorni, c’è la totale soddisfazione di ogni richiesta entro i limiti stabiliti, mentre per le visite specialistiche e la diagnostica “si riscontra mediamente una stabilità degli ottimi tempi di attesa ed una riduzione delle forti criticità”, garantita non solo “da un ottimo indice di performance oltre il 90%” ma anche “da un incremento nel 2012 del numero di tipologie di prestazioni, con un indice di performance oltre l’80%, quasi il 60%”.

Nel dibattito sono intervenuti i consiglieri Marco Carini (Pd), che ha chiesto alcuni chiarimenti sull’interpretazione dei dati in relazione alla richieste extra-territoriali, e Roberto Piva (Pd), che ha insistito sul tema della appropriatezza e dei medici “con la penna facile per soddisfare il paziente”, suggerendo quindi la necessità di “identificare i campi di intervento da velocizzare per non fare abbandonare la sanità pubblica”. Roberto Corradi (Lega nord) ha sottolineato come molti medici spesso scelgano una strategia “difensiva”, prescrivendo quanti più esami possibili per non incorrere poi in rischi successivi; Andrea Defranceschi (M5s) ha portato l’attenzione sulla mancanza di correlazione tra numero di prestazioni e costi totali mentre Silvia Noè (Udc) ha chiesto delucidazioni su come sia stato assorbito il calo di prestazioni fornite dal pubblico o dal privato convenzionato nel 2011. Secondo Giuseppe Paruolo (Pd), “forse dovremmo rivedere la stima del fabbisogno davanti alla percentuale di cittadini che si rivolgono al privato a causa di una attesa troppo lunga, mentre Paola Marani (Pd) ha insistito sull’esigenza di “creare percorsi protetti per le persone più fragili”, dal momento che “ad una maggiore offerta corrisponderà sempre un maggiore consumo”. Infine, Alberto Vecchi (Pdl) ha avanzato l’ipotesi di introdurre “un pagamento preventivo”, in modo da “creare le condizioni affinché non ci siano più rinunce che finiscono per alterare le liste d’attesa”.

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