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Trespidi: “Sei emendamenti per salvare la Provincia” foto

Sono sei gli emendamenti al decreto sulla revisione della spesa pubblica che il presidente della Provincia di Piacenza Massimo Trespidi ha avanzato per cambiare la parte relativa alla riduzione delle amministrazioni provinciali.

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AGGIORNAMENTO ORE 18 – L’appello, sottoscritto nella riunione di mercoledì 18 luglio dal presidente della Provincia di Piacenza Massimo Trespidi e da 42 sindaci piacentini, è stato firmato oggi anche dal sindaco di Pecorara Franco Albertini e dall’assessore del Comune di Ferriere Giancarlo Opizzi. Durante la giornata di domani anche i primi cittadini di Gazzola, Luigi Francesconi, Gossolengo, Angela Bianchi, e Travo, Lodovico Albasi (che nella giornata di oggi ha avuto un colloquio con il presidente Trespidi durante il quale sono stati precisati gli obiettivi del documento unitario) sottoscriveranno l’appello.

Sono sei gli emendamenti al decreto sulla revisione della spesa pubblica che il presidente della Provincia di Piacenza Massimo Trespidi ha avanzato per cambiare la parte relativa alla riduzione delle amministrazioni provinciali. Le richieste di modifica del testo sono state indirizzate ai senatori e deputati Filippo Berselli, Giampaolo Bettamio (Pdl), Massimo Garavaglia (Lega Nord), Pierluigi Bersani, Paola De Micheli, Maurizio Migliavacca (Pd), Tommaso Foti (Pdl), Massimo Polledri, Fabio Rainieri (Lega Nord). Sono già stati depositati in Senato, e presumibilmente andranno in discussione la prossima settimana quando andrà in votazione anche il decreto. 

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“Abbiamo presentato sei emendamenti. il primo chiede che vengano modificati i criteri per la riduzione delle Province, salvaguardando la storità. Piacenza rientra nelle 69 province istituite nel 1879. Togliendo le 10 realtà metropolitane, se ne potrebbero mantenere 59 rispetto alle 107 attuali – dice Trespidi -. Il secondo emendamento chiede che venga premiata la virtuosità amministrativa. Secondo i criteri stabiliti dal ministero delle Finanze, Piacenza è la quinta Provincia virtuosa d’Italia. Il terzo propone che vengano integrate le competenze da attribuire alle Province: accanto a ambiente, viabilità, trasporti e pianificazione territoriale, dovranno figurare anche formazione professionale, edilizia scolastica, mercato del lavoro, come prebvisto dall’emendamento di Upi. Noi poi proponiamo che figurino anche promozione e valorizzazione dei beni culturali e il coordinamento e assistenza alle aggregazioni dei Comuni”. 

“Il quarto emendamento chiede che venga reintrodotta l’elezione diretta del presidente della Provincia e dei consiglieri, il quinto che gli enti provinciali proseguano la loro attività fino alla scadenza amministrativa, che per noi è del giugno 2014, il sesto e ultimo propone che i tagli da applicare, nella spesa pubblica, vadano adottati secondo i criteri di virtuosità già citati”. 

Qualora questa azione non dovesse andare a buon fine, si è già prospettata un’azione referendaria. in questo modo non si rischia di separare, anziché unire? “La riunione con i sindaci è stata indetta proprio per mantenere e preservare l’unità territoriale – dice Trespidi – quello che si potrà fare lo si farà se su questa partita avremo perso l’autonomia. Adesso ho il compito di lavorare su questo: salvare la coesione territoriale”. “Il rischio che stiamo correndo è concreto, perché è probabile che il Governo chieda la fiducia su questo decreto, che dovrà poi diventare disegno di legge. Questa partita va giocata credendoci, perché questi sono gli strumenti che abbiamo a disposizione. Dai colloqui che abbiamo avuto con personalità romane, i nostri criteri di storicità e virtuosità sono stati molto apprezzati. Adesso però è necessario passare ad un livello ulteriore, e trasformare l’apprezzamento culturale e giuridico in azione politica. Molti si riempiono la bocca parlando di “buona amministrazione”, ora si deve fare una scelta di campo”. 

Alla firma del documento del presidente Trespidi, pubblicato su www.ilsussidiario.net, ha nel frattempo accolto anche l’adesione dei sindaci dei Comuni di Pecorara e Gazzola. Mancano all’appello Cerignale (il sindaco Massimo Castelli dell’Idv ovviamente è di parere contrario come il suo partito), Ferriere, Gossolengo, Travo. 

 

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