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Trespidi: “Stati generali per impedire l’abolizione della Provincia”

"Stati generali di Piacenza per impedire l’abolizione della nostra Provincia". Il presidente Massimo Trespidi chiamerà a raccolta, nei prossimi giorni, tutti i sindaci dei 48 Comuni del Piacentino, oltre ai rappresentanti delle categorie economiche del territorio

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“Stati generali di Piacenza per impedire l’abolizione della nostra Provincia”. Il presidente Massimo Trespidi chiamerà a raccolta, nei prossimi giorni, tutti i sindaci dei 48 Comuni del Piacentino, oltre ai rappresentanti delle categorie economiche del territorio, per mettere a punto un documento unitario da inviare al presidente del consiglio Mario Monti. 

“Se le Province devono essere tagliate, chiediamo che questa operazione venga eseguita salvaguardo quegli enti che si distinguono, come il nostro, per la storicità e il merito amministrativo – dice il presidente Trespidi -. La Provincia di Piacenza è stata, insieme ad altre 58 realtà, a dare vita all’unità di Italia nel 1861, anniversario che abbiamo appena finito di celebrare. Sotto il profilo del merito amministrativo, chiediamo che venga premiata la virtuosità amministrativa: secondo una recente classifica del Sole 24 ore, la nostra Provincia è la quarta per il non indebitamento. Secondo i quattro criteri individuati dal ministero dell’Economia per definire le amministrazioni virtuose (capacità di riscossione, autofinanziamento, equilibrio spesa corrente, rispetto patto di stabilità), la Provincia di Piacenza si piazza al quinto posto su 110. La nostra non è una Provincia da abolire, per merito nostro e ovviamente di chi ci ha preceduto, e chi ora promuove il rigore nella spesa pubblica dovrebbe tenerne conto”. 

“Affidiamo questi due criteri ai parlamentari piacentini, affinché promuovano emendamenti a sostegno di queste indicazioni di scelta. O le Province vengono tutte abolite, o se si prosegue su questa linea daremo battaglia. Ho già sentito il sindaco di Piacenza, Paolo Dosi, e il presidente di Condindustria, Emilio Bolzoni, e promuoveremo un incontro insieme ai sindaci degli altri Comuni e ai rappresentanti delle categorie produttive, per definire un docuimento comune da presentare a Monti. Solo se questa azione non avrà effetto, allora provvederemo a interpellare la volontà popolare, attraverso un referendum”. 

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