Le Rubriche di PiacenzaSera - Camminate piacentine

Camminate piacentine, Poggio Alto e Piani d’Aglio foto

Sulle tracce dei cacciatori dell’età della Pietra in Val Perino

La dorsale che costituisce lo spartiacque tra la Val Trebbia e la Val Perino presenta un buon numero di cime montuose, disposte con orientamento nord-sud: dai 1052 metri del monte Belvedere ai 1242 del monte Sant’Agostino, passando per gli oltre 1300 della Costa di Monte Capra.  Si tratta di affioramenti ofiolitici  (cosiddetti perchè il loro colore nero-verdastro ricorda quello della pelle di un serpente, in greco “ofis”), enormi blocchi di rocce eruttive costituite soprattutto da serpentino, che si sono formate nel profondo dell’antico oceano Ligure Piemontese, ora scomparso.  Queste ofioliti, essendo più resistenti alla erosione degli agenti atmosferici rispetto ai terreni sottostanti, risaltano sul paesaggio circostante: in particolare, il Poggio Alto, con i suoi 1237 metri, costituisce un eccellente punto di osservazione panoramica.

Sotto queste cime, il torrente Perino ha scavato profondamente al centro il proprio precedente letto, creando così in epoche remote il profondo solco a V dove scorre attualmente, e ha lasciato quindi sospesi, a mezza costa, alcuni pianori di versante in contropendenza. Questi ripiani, occupati da pascoli e da laghetti di origine glaciale, nell’età di mezzo della pietra (VI millennio a.C.) ospitavano periodicamente mandrie di cervi e di altri grossi mammiferi, che in primavera salivano dalle foreste della pianura; queste migrazioni erano ben note alle tribù di cacciatori mesolitici, che seguendo gli ungulati ponevano i loro accampamenti lungo i percorsi che dal piano portavano verso i valichi e le praterie in quota.

L’escursione proposta incontra due di questi antichi campi di caccia, individuati grazie al ritrovamento in questi luoghi di migliaia di manufatti, realizzati scheggiando la selce e il diaspro. Questi strumenti venivano lavorati sul posto, come si deduce dal fatto che è stato ritrovato anche il materiale rimanente dopo la scheggiatura del minerale grezzo, ed erano utili sia alla cattura degli animali che alle necessità dell’accampamento: raschiatoi e lame per tagliare, schegge triangolari usate come punte per le frecce, grattatoi per sgrassare, scarnificare e pulire le pelli, bulini per incidere ossa e corna.

L’itinerario ha inizio ad Aglio – Poggio, frazione di Coli, posta a 678 metri sul livello del mare a una quarantina di km dalla tangenziale di Piacenza; ha uno sviluppo lineare di circa 12,5 km, tutti su sterrato o sentiero; è assistito quasi interamente dalla segnaletica CAI (sentieri 153 e 151), ha un dislivello complessivo di 715 m, raggiungendo la quota massima ai 1237 metri del Poggio Alto; è di tipo escursionistico e può essere percorso in ogni stagione, in non meno di 4 ore e un quarto al netto delle soste; non presenta alcun tratto pericoloso, ma un breve tratto in pietraia, leggermente esposto, richiede l’uso delle elementari norme di prudenza soprattutto in caso di condizioni meteo sfavorevoli (molto utili in ogni caso i bastoncini da trekking); la lunghezza e alcune salite non banali consigliano l’escursione a chi ha un minimo di allenamento.

DESCRIZIONE

Si segue la mulattiera alla destra della fontana del Poggio per un quarto d’ora finché, a quota 810 m. si incrocia il sentiero CAI 153. Lo si prende verso destra e si sale lungo la sterrata che porta prima ad un roccione, e poi ad un pianoro di versante che ospita una zona umida ormai completamente trasformata in torbiera, tra i prati incolti: è il primo dei siti di caccia mesolitici che si incontra sul cammino. Si continua a salire con decisione fino alla costa del monte Mangiapane, affioramento ofiolitico di natura serpentinica di grande suggestione; si abbandona il sentiero 153 che scende nella Valle Bergaiasca e si imbocca a sinistra la variante (segnavia bianchi) che porta sul crinale ad incrociare il sentiero 151 nella sella tra il monte Gonio ed il Poggio Alto.

Si svolta a sinistra e si tocca la sommità del Poggio Alto (m. 1237), ottimo punto panoramico: in condizioni ottimali la vista spazia dall’arco alpino alle Alpi Apuane, e si riconoscono le più belle cime delle valli circostanti; in primo piano, verso nord, il monte Armelio e l’ampia paleofrana sul cui corpo stabilizzato e ampiamente coltivato sono sorti i borghi rurali di Marubbi e Boioli, quindi il corso del Trebbia da Perino alla pianura. Si prosegue in saliscendi lungo la dorsale, fino ad una spianata occupata da un laghetto stagionale, a quota m. 1176. Superato il bivio con il sentiero CAI 159, che sale sulla affilata cresta del monte Capra, se ne costeggiano invece le pendici sempre seguendo il 151 in una bella pineta; si lascia a destra la variante, segnata, che porta al monte Sant’Agostino, e si giunge, a quota m. 1107, ad un ampio pianoro, incrocio evidente di più tracciati: si lasciano i bolli bianco-rossi, che proseguono verso il passo di Santa Barbara, e si svolta a sinistra in discesa, su tratturo non segnato ma molto evidente che in una decina di minuti porta a ritrovare il segnavia (CAI 153).

Si svolta a sinistra, passando accanto ai resti della fontana Barbuta, e lungo una pista ben marcata si attraversano i Piani d’Aglio. Questo ripiano, attualmente sfruttato a pascolo, rappresenta l’ultima fase di un processo evolutivo che ha portato alla scomparsa di un’antica conca lacustre: l’erosione sui versanti causata dalle acque piovane ha determinato il deposito di frammenti rocciosi sul fondo del lago che, in tempi geologicamente brevi, si è colmato di sostanze minerali alle quali si è aggiunto l’abbondante materiale organico derivante dai vegetali e dagli animali che vivevano nelle sue acque.

In varie tappe si è così passati da un lago ad uno stagno, e poi ad una torbiera, ed infine a quello che ora vediamo, cioè una vasta prateria. Su di un dosso che consentiva un agevole controllo dell’ampio pianoro, pascolo ideale per i branchi di cervi, è stato individuato un ulteriore esempio di campo di caccia mesolitico, sempre grazie al ritrovamento di migliaia di manufatti di selce e diaspro, risalenti al VI millennio a.C. Si prosegue seguendo i segnavia in costante discesa, fino a ritrovare lo stesso bivio a quota 810 dal quale, poco dopo la partenza, era iniziata la salita al monte Mangiapane; si svolta a destra lungo la mulattiera che, in breve, riporta ad Aglio ed al parcheggio.

Achille Menzani

NOTIZIE UTILI

La zona è priva di negozi e di esercizi pubblici; per rifornimenti occorre far riferimento al paese di Perino (ottima la famosa focaccia).
Le borracce possono essere riempite alla partenza, presso la abbondante fontana di Poggio.
Le sponde del laghetto alle pendici del monte Capra, le numerose radure nella pineta e i vasti prati ai Piani d’Aglio sono adatti alla sosta, eventualmente per consumare il pasto al sacco.

La mappa

La scheda

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