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La dignità al lavoro: “Stiamo con i lavoratori di Taranto” LA LETTERA

Noi stiamo con i lavoratori dell'ilva di Taranto con i loro diritti e la loro salute, con le loro facce arrabbiate, contro quello che i governi precedenti non hanno fatto e con quello che l'attuale non sta facendo.

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LA DIGNITA’ AL LAVORO: STIAMO CON I LAVORATORI DI TARANTO

*Jacopo Aquino ( educatore)
**Arianna Summo ( studentessa )

Noi stiamo con i lavoratori dell’ilva di Taranto con i loro diritti e la loro salute, con le loro facce arrabbiate, contro quello che i governi precedenti non hanno fatto e con quello che l’attuale non sta facendo. L’Ilva si ricordi, era dello Stato: qui c’è in ballo il futuro delle generazioni che vengono e il futuro dei lavoratori. Ci vuole un grande coraggio, una strenua resistenza anche psicologica, ci vogliono norme di tutela preventiva vedi non applicazione del dlg 81 per quanto concerne il capitolo dedicato all’emissione dei gas inquinanti e non solo,ma il nostro compito da non addetti al lavoro non è quello di parlare di fisiopatologia ed epidemiologia, lontano da noi sarebbe il solito errore di sdoppiamento di personalita’ non siamo epidemiologi e consideriamo da cittadini che tengono al lavoro il caso di Taranto come un caso sociale; va detto a Taranto si è lavorato per tanti anni in un ambiente malsano, in un ambiente senza norme preventive e adesso si paga lo scotto, invito il ministro clini ma anche il ministro balduzzi ad aprire un tavolo di discussione con la cittadinanza e i lavoratori permanente fino a chi il problema non è gestibile territorialmente a taranto ci vuole lo stato e i ministri e che non sia passerella. La passerella porta a una sdrammatizzazione del problema e a una delega della risoluzione del caso, il valore del lavoro e’ sacro, non puo’ andare in secondo piano.

Morti riconducibili all’Ilva, tumori, rischi per bambini e gravidanze: “Lo stato di salute della popolazione di Taranto è compromessa”. Per questo il gip ha posto i sigilli al più grande impianto siderurgico d’Europa. Taranto, si legge nell’ordinanza, è sacrificata “alla logica del profitto, nonostante la farsa degli atti di intesa”.

Arianna studentessa del Liceo gioia mi aiutato a capire cos’è per lei il lavoro e cos’è poi in fin dei conti anche per me, la lucidita’ e la freschezzza di chi non è ancora entrata nel mondo del lavoro sono il fulcro di questa riflessione. “Sono una ragazza di 18 anni e frequento un liceo, dopo il quale spero di andare all’università per poi trovare un lavoro. Il “lavoro” nella nostra costituzione è un diritto-dovere del cittadino. Per lo Stato italiano, che su di esso si fonda, è un valore che consente l’affermazione della personalità umana, oltre a garantire semplicemente i soldi di cui abbiamo bisogno. L’articolo 4 della Costituzione recita che: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.”

Lo Stato si dovrebbe quindi impegnare a intervenire nel sistema economico per creare possibilità di lavoro per i cittadini; interventi di questo tipo sono un obbligo secondo il diritto italiano.

Non c’è che dire, la nostra costituzione è bellissima, io però, come tanti altri giovani, guardando cosa succede oggi, ho paura.

Ho paura perché scegliendo l’università dovrò puntare a quella che mi darà più possibilità di occupazione e non a quella che mi interessa di più, e anche così, avrò poche possibilità di trovare un lavoro dignitoso, non ho la certezza che questo lavoro non mi verrà tolto da un giorno all’altro perché la mia azienda non mi potrà più pagare, e non ho neppure la certezza che mi troverò a lavorare in un luogo che non intaccherà la mia salute fisica.

Il caso dell’Ilva di Taranto mi sembra esemplificare al meglio questa mia paura, perché oggi i lavoratori di questo impianto si trovano ingiustamente disoccupati, ma sarebbe stato meglio lasciargli l’impiego e mettere in pericolo la loro salute? Nessuna delle due opzioni è giusta, forse sarebbe stato giusto mettere a norma quegli impianti prima che si sfociasse in questa situazione, il passato però è passato, cosa è giusto fare ora? Ora è giusto dare a queste persone un lavoro ben retribuito, rispettoso e sano, perché chi lavora oggi non deve temere ingiustizie, perché chi lavorerà domani riacquisti fiducia nello Stato, perché lo dice la Costituzione

Ci auspichiamo che il lavoro, la salute siano al centro del nostro interesse, troppa leggerezza a volte nell’affrontare un caso che avrebbe dovuto essere monitorato da tanto tempo.

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