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“Province, il decreto viola la Costituzione. La Regione faccia ricorso”

A chiederlo attraverso una risoluzione è il consigliere regionale Pdl Andrea Pollastri

“L’articolo 17 del decreto sulla spending review sul riordino delle Province violerebbe gli articoli 5 e 133 della Costituzione: la Regione faccia ricorso alla Corte Costituzionale”

A chiederlo attraverso una risoluzione è il consigliere regionale Pdl Andrea Pollastri. “In particolare – sottolinea – l’articolo 5 individua come pilastro dell’ordinamento statuale il decentramento, che serve per avvicinare gli Enti Locali ai cittadini, non per allontanarli come avverrebbe nel caso di creazione di macro-province, il che determinerebbe, tra l’altro, un netto contrasto rispetto al principio di sussidiarietà affermato dalla Costituzione”. “L’articolo 133, invece, prevede che ogni decisione in merito ai confini debba essere presa previo assenso delle popolazioni interessate”.

“La Provincia di Piacenza – prosegue Pollastri – che in base ai criteri del decreto legge dovrebbe essere oggetto di accorpamento, con i suoi 152 anni di storia, è la prima delle Province emiliano-romagnole ad aver aderito allo Stato Italiano unitario, ben prima della sua nascita ufficiale avvenuta l’anno successivo. La gestione amministrativa e contabile dell’Ente è sicuramente virtuosa, tanto da non determinare alcun aggravio di oneri per i conti pubblici”. “Chiedo pertanto alla Regione – conclude – di impegnarsi a fare ricorso alla Corte Costituzionale contro l’articolo 17”.  

Putzu: “Provinciali sprovincializzati”

Intervento sul futuro della Provincia del consigliere comunale Filiberto Putzu

Sará il periodo agostano con temperature record, saranno le Olimpiadi londinesi, sará la scarsa percezione del ruolo dell’ente Provincia, ma negli ultimi giorni il dibattito in merito al destino della Provincia di Piacenza langue.

Non sappiamo se la recente approvazione del decreto spending review, che contiene anche l’articolo relativo al riordino della province, riuscirà a (ri)stimolare la flemma di Piacenza,” cittá di provincia” da ora sprovicializzata.

Il quotidiano Libertà ha cercato da mesi di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema referendario della appartenenza a quale regione, forse preveggendo gli inutili battibecco dei più “importanti” politici locali, incapaci di mettersi d’accordo fosse solo se mettere lo zucchero o meno nella camomilla della loro azione politica.

Il referendum darebbe almeno voce diretta ai cittadini nell’assenza totale di una visione strategica, di un complessivo disegno teso allo sviluppo socio-economico del nostro territorio, che in questi anni non è stato nè pensato, nè cercato, nè ovviamente concretizzato. Quali identitá socio-economica, quali proposte possiamo mai portare ai tavoli in cui si deciderá assieme ad altri territori ( vicini, forse amici ma nei fatti nostri competitori) il riassetto delle nuove macroaree ???

Nella incapacitá totale dei nostri politici di svolgere un ruolo guida e di coordinamento teso a fare sistema, potrebbe forse essere utile far decidere alla gente. Ma se mai i vari “professionisti” della politica, succubi delle varie appartenenze ( e spesso dei loro limiti) riuscissero a mettersi d’accordo sul referendum, i problemi non sarebbero risolti ma inesorabilmente verrebbero al pettine.

In primis l’opportunitá di mantenere in vita questo tipo di rappresentanza politica, cioè se accettare ancora personaggi eletti per sostenere le istanze, ma che dimostrano nei fatti la loro inutilitá ed incapacitá a ricercare il miglior bene comune. Secondariamente è ormai ineludibile per Piacenza la risposta al quesito : chi decide le sorti e lo sviluppo del territorio?

Se Piacenza, contrariamente a quanto fatto da realtá più evolute anche a noi vicine, non sceglierá chi decide e con quali ruoli, il nostro destino di “provinciali sprovincializzati” sará quello della marginalizzazione e dell’ulteriore declino.

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