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Ristoratori di Piacenza: “Criminalizzati, pronti a stracciare le tessere delle associazioni” foto

Nelle ultime settimane su Facebook è molto animato il dibattito all’interno di un gruppo dedicato appunto ai ristoratori piacentini. Ecco la loro lettera di protesta, che pubblichiamo in forma integrale. 

Ristoratori ed esercenti piacentini sul piede di guerra. La crisi morde forte in un settore dove la concorrenza non solo è spietata, ma assume anche le molteplici facce di sagre, circoli, agriturismi, contro i quali la lotta è impari, complice una pressione fiscale che sta diventando insostenibile. Nelle ultime settimane su Facebook è molto animato il dibattito all’interno di un gruppo dedicato appunto ai ristoratori piacentini, e che raccoglie circa 124 iscritti. Per i promotori la misura è colma, e chiedono che le rispettive associazioni di categoria si facciano carico della situazione, o si dicono pronti a stracciare le tessere del sindacato. Su Facebook abbiamo trovato questa lettera (il gruppo dei ristoratori è “aperto” e i contenuti sono accessibili a tutti), che pubblichiamo in forma integrale. 

Da tempo, sfruttando le possibilità rese disponibili da internet, la nostra categoria dialoga con frequenza quotidiana ed espone una serie di problematiche che colpiscono il settore. E’ forse la prima volta che avviene un confronto di questo tipo, nel quale le persone, gli operatori, i gestori si aprono e raccontano delle loro difficoltà che spesso sono comuni a tanti colleghi. Invitiamo i colleghi e le persone interessate a venire a leggere, ad aderire, a collaborare, a prendere atto delle lamentele di una categoria ingiustamente attaccata da ogni parte.
https://www.facebook.com/groups/329785130401238/

Ora, proviamo a fare una sintesi di tutto quanto abbiamo scritto noi del gruppo – Baristi e Ristoratori Uniti – 
E’ una profonda frustrazione che ci troviamo costretti a subire. Con i media che non perdono occasione per criminalizzare una categoria, la nostra, che lavora tante ore al giorno al servizio della clientela, mentre tutto intorno sembra che il somministrare alimenti e bevande sia diventato una sorta di sport nazionale nel quale tutti, ma proprio tutti, posso cimentarsi, in una jungla priva di regole e controlli. Le associazioni no-profit impazzano, circoli, sagre di ogni tipo moltiplicano le serate, svolte con ogni pretesto, nei saloni parrocchiali si mangia e si balla, nelle sale casinò e slot , nelle palestre e piscine, ovunque si svolge attività di ristorazione, ora anche le aziende fanno spiedate sul piazzale della ditta. Il tutto, diciamolo chiaro e forte, si svolge con manodopera non ben identificata, volontaria, senza alcun obbligo per gli organizzatori. Mentre noi abbiamo adempimenti e possibili sanzioni pesantissime se una sera chiediamo a nostro figlio di darci una mano ad asciugare i bicchieri. Imu, tassa rifiuti, Irpef, Ilor, addizionale Irpef, Inps, haccp, Inail , 626, SIAE ecc sono voci che , nella “ristorazione parallela” attività che produce un giro di affari spaventoso, non vengono prese in considerazione se non solo in modo forfettario e grossolano.

Nemmeno la tassa per la pubblicità viene trattata allo stesso modo: vincolata e parametri rigidissimi per noi mentre ovunque si vedono tabelloni più o meno improvvisati di feste popolari collocati dove capita, alberi, panchine, ringhiere, trabiccoli provvisori magari su un incrocio dove costituiscono un pericolo per la visibilità. Il tutto si svolge con uso ed abuso di grandi parolone come solidarietà, volontariato, rigorosamente senza fini di lucro, in modo incontrollato, con ricerca del consenso popolare, fonte di voti politici. Una sola festa incassa mediamente quanto un buon locale in un anno intero. Nessuno, in questo caso, si chiede come vengono regolamentate le sagre in Europa, ad esempio? Non pensiamo ci sia lo stesso permissivismo che c’è in Italia e crediamo anche che l’Europa potrebbe stabilire sanzioni a chi alimenta questa attività che produce miliardi che sfuggono al controllo del fisco e dell’erario. Nessuno si chiede quanti posti di lavoro vengono persi? Nessuno, per parlare di altri settori di commercio, si chiede come mai alcuni devono sottostare a regole rigide per i saldi mentre negli ipermercati si vende sottocosto tutto l’anno? Nessuno si chiede come mai il prezzo di una birra no-profit costa di più di una birra venduta  dal barista “criminale”!

Viviamo da anni una situazione di discriminazione, siamo considerati alla stregua di delinquenti senza scrupoli, evasori, la causa dei problemi di questa società, martellati e spremuti, da tutti. E’ un disegno antico che si realizza, iniziato con la liberalizzazione delle licenze, contro le indicazioni date da un apposito referendum, continuato con la complicità di Regioni e Province che hanno autorizzato centinaia di agriturismi, realizzati con soldi pubblici, proseguito con l’opera di Sindaci che autorizzano sagre, feste, circoli, senza scrupoli, con ogni pretesto e senza alcun controllo. Eataly, che si farà prossimamente, è un altro esempio di scelta politica mirata a questo obiettivo. Ci hanno addossato le responsabilità degli aumenti post-euro, ingiustamente, senza tenere conto del raddoppio dei costi di gestione, tariffa rifiuti, addizionali, ecc… La demolizione “scientifica” della nostra categoria è andata così, siamo stati additati all’opinione pubblica come fossimo dei criminali, con slogan vergognosi trasmessi ad ogni ora sulle tv nazionali. Mentre il valore d’avviamento della nostra attività, quella che una volta era considerata la liquidazione,  veniva azzerato, insieme al capitale, diventato invendibile. In questo panorama, senza mai aver goduto di mutua, ferie pagate, ammortizzatori sociali, tredicesima noi abbiamo acceso mutui per pagare le tasse, da illusi e sprovveduti. 
Non vogliamo che le sagre e agriturismi spariscano, sia chiaro, vogliamo regole giuste ed eque per tutti. Per continuare a fare i commercianti con orgoglio, passione e dignità , senza sentirci attaccati continuamente ed ingiustamente. Vogliamo condizioni che ci permettano di diffondere tradizione e cultura enogastronomica con un lavoro onesto. 
Vogliamo che le nostre associazioni di categoria lavorino incisivamente per una maggiore equità che ci eviti una concorrenza palesemente sleale. Le piazze piene di gente che lavorano nel segno della solidarietà mentre noi per un contratto a chiamata dobbiamo inviare fax preventivi, sono una beffa insopportabile. Sperare in un week end di pioggia per fare respirare i nostri bilanci è segno di qualcosa che non funziona.
Fino ad oggi c’è stata un’informazione manovrata e distorta. Con la manifesta impotenza delle nostre associazioni che, controllate da cariche politiche, non hanno saputo o voluto opporsi a questo meccanismo, perverso per la categoria ma garantista per loro in termini di nuovi associati.  Ora, non è più così. Carissimi rappresentanti di categoria, ora vogliamo un segnale concreto di difesa dei nostri diritti. La letargia che vi ha colpiti non può essere più accettata.  Questa lettera vuole essere uno stimolo, consapevoli delle difficoltà siamo però pronti a dare disdetta a tutte le tessere associative. Sperando che questa iniziativa possa smuovere il vostro immobilismo, in calce riportiamo gli associati aderenti all’iniziativa. Diversamente, potrebbe essere giunto il momento della nascita dei “cobas” dei commercianti. Vogliamo equità vera, vogliamo lavorare con dignità e rispetto. Non possiamo accettare di essere classificati come evasori in un contesto che ci vede, nella realtà, penalizzati pesantemente. La gente deve sapere che per un conto di 70 euro al ristorante, potremmo scrivere sulla ricevuta: caro cliente, di questo importo restano a noi circa 20 euro. Gran parte dei restanti 50 servono a mantenere uno Stato che ci accusa di evasione. Questo vogliamo: dignità, rispetto, informazione corretta ed equità. Per un settore che è stato trainante per l’economia italiana e vuole ancora esserlo ancora a lungo.
 

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