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Siccità, Coldiretti: “A rischio il raccolto di pomodori”

Riceviamo e pubblichiamo la nota di Coldiretti sulla siccità e sui pericolosi effetti sul raccolto di pomodori

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Riceviamo e pubblichiamo la nota di Coldiretti sulla siccità e sui pericolosi effetti sul raccolto di pomodori

Non si fermano le polemiche da parte di coloro che parlano di ambiente e tutela territoriale, ma forse gli unici che capiscono davvero la gravità della situazione sono gli agricoltori che giornalmente stanno affrontando l’emergenza. L’Ainpo, la maggiore organizzazione di produttori del pomodoro del nord Italia entra nel merito della questione.

“L’anomalo andamento climatico dei mesi di giugno e luglio, caratterizzato da una piovosità pressoché nulla e da alte temperature con clima secco e ventoso, sottolinea il presidente di Ainpo Filippo Arata, ha determinato una situazione di grave stress sugli impianti a pomodoro con una perdita di prodotto che, nell’ultima riunione del tavolo del pomodoro di fine luglio, i tecnici di tutte le Op del nord Italia, hanno stimato tra l’ 8 ed il 12 %. La situazione ad oggi, si è ulteriormente aggravata perché le limitate risorse idriche unite alle altissime temperature di questi giorni, stanno determinando danni irreversibili agli impianti di pomodoro tardivi con perdite di fiori, anticipo di maturazione ed anche collassamenti delle piante; ragioni per cui è probabile, per gli impianti tardivi, un calo di produzione ancora superiore.”

“Siamo a un punto cruciale, ribadisce il presidente di Ainpo, dove, se non si riesce a tamponare con irrigazione cercando di circoscrivere il danno, ci troveremo a dover affrontare un’ulteriore perdita di prodotto e due situazioni ugualmente gravi. Innanzitutto un calo di redditività per i produttori agricoli che si riverserà sull’intera filiera. Secondariamente il danno sugli impianti tardivi accorcerà notevolmente la campagna di lavorazione, già partita con 10 giorni di ritardo; quindi torna in primo piano il problema occupazionale sia per i dipendenti stagionali e semi fissi degli stabilimenti, sia per quelli delle aziende agricole”.

“A questo punto, una domanda viene spontanea, continua Arata: vale veramente la pena mettere a repentaglio una filiera e un indotto fondamentale per il territorio? Ci troviamo in una situazione anomala, pertanto occorre analizzare il problema nella sua complessità, non serve arroccarsi su posizioni senza conoscere davvero la realtà delle nostre aziende. L’agricoltura è la prima protagonista della tutela dell’ambiente, noi siamo sempre stati attenti all’utilizzo dell’acqua, mettendo in campo investimenti notevoli per impianti di irrigazione a goccia e mirata. Per noi è un bene essenziale, ma in alcuni momenti eccezionali e questo è sicuramente molto particolare, bisogna saper dare le giuste priorità”.

“Ritengo che in questi mesi, conclude Filippo Arata, il Consorzio di Bonifica abbia saputo gestire l’emergenza, ma occorre permettere a chi di dovere di continuare a lavorare. Gli attacchi mediatici, per semplice mania di protagonismo non servono a nulla. La situazione è davvero difficile e sarebbe il caso che chi vuole tutelare l’ambiente iniziasse proprio dal trascorrere una giornata nelle nostre aziende agricole, per capire qual è la natura e il territorio da tutelare”.

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