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Strage del 2 agosto, Comune e Provincia a Bologna per la commemorazione foto

Il consigliere Christian Fiazza che ha sottolineato “l’importanza della presenza a Bologna della nostra Amministrazione che, come tante altre, sempre si porrà a tutela della memoria dei martiri di questa terribile strage"

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L’Amministrazione Comunale ha partecipato alla cerimonia commemorativa della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 con la presenza del gonfalone, del Corpo di Polizia Municipale e del consigliere Christian Fiazza che ha sottolineato “l’importanza della presenza a Bologna della nostra Amministrazione che, come tante altre, sempre si pone e si porrà a tutela della memoria dei martiri di questa terribile strage che ha segnato la storia italiana e che è ancora oggi incredibilmente in attesa di una verità che tarda troppo ad arrivare”.

Anche la Provincia di Piacenza alla cerimonia commemoritiva a Bologna

La Provincia di Piacenza ha partecipato questa mattina a Bologna alla cerimonia commemorativa in onore del 32esimo anniversario della strage alla stazione. Una tragedia, quella del 2 agosto 1980, che provocò ottantacinque morti e oltre 200 feriti e che mise una città in ginocchio, ferendo indelebilmente una nazione.

Da Piacenza sono partiti per Bologna questa mattina con il gonfalone della Provincia di Piacenza il consigliere provinciale Filippo Bertolini e i due agenti di Polizia provinciale Achille Antonelli e Piero Masini. Insieme a loro anche una rappresentanza del Comune di Piacenza e del Comune di Fiorenzuola. “E’ fondamentale – ha detto Bertolini – non dimenticare atti vili come l’attentato a Bologna, mai strumentalizzando politicamente tali eventi ma piuttosto ricordando che l’Italia unita deve condannare la criminalità delle stragi. Un pensiero, a nome di tutta l’Amministrazione provinciale, va alle vittime di quella tragica giornata e alle famiglie che ancora oggi devono sopportare un dolore più che mai vivo”.

Strage due agosto, oggi Spi Cgil Piacenza a Bologna

Il 2 agosto 1980, alle ore 10.25, una bomba esplose nella sala d’aspetto di 2° classe della stazione di Bologna. Lo scoppio, violentissimo, provocò il crollo delle strutture sovrastanti le sale d’aspetto di 1° e 2° classe, circa trenta metri di pensilina e investì anche il treno Ancona-Chiasso in sosta sul 1° binario.

Il soffio arroventato prodotto da una bomba di circa 25 kg di peso, composta da una miscela di tritolo, T4 e gelatinato, tranciò i destini di persone provenienti da 50 città diverse italiane e straniere. Il bilancio finale fu di 85 morti e 200 feriti, molti dei portarono a lungo e in alcuni casi porteranno per sempre, anche sulla propria carne, il segno di quella orribile strage. Quella violenza criminale colpì alla cieca inermi e indifesi, cancellando a caso vite, sogni, speranze.

Bologna si trasformò in un attimo in una gigantesca macchina di soccorso e assistenza per le vittime, i sopravvissuti e i loro parenti; i casi di generosità e autentico eroismo di cittadini, lavoratori, impiegati, tecnici, medici, dai taxisti agli operatori della sanità, furono sconfinati, così come scattò subito una vigilanza democratica di massa, organizzata da Sindacati, Partiti e Istituzioni democratiche per difendere la democrazia dai depistaggi eversivi e isolare il terrorismo fanatico e stragista di quella fase storica della vita dell’Italia.

Alle ore 17.30, il Presidente della Repubblica Sandro Pertini arrivò in elicottero all’aeroporto di Bologna e si precipitò all’ospedale Maggiore dove era stata allestita una delle tre camere mortuarie.Per poche ore era circolata la voce – messa artatamente in giro – che la strage fosse stata provocata dall’esplosione di una caldaia ma,quando il Presidente arrivò a Bologna,era già stato trovato il cratere provocato da una bomba ad altissimo potenziale. Incontrando i giornalisti Pertini non nascose lo sgomento: ” signori, non ho parole, “disse, ” siamo di fronte all’impresa più criminale che sia avvenuta in Italia”.

Ancora prima dei funerali, fissati per il 6 agosto, si svolsero manifestazioni ovunque, in particolare in piazza Maggiore a testimonianza della immediata capacità e volontà di reazione di massa e la parola d’ordine più frequente fu “Non passeranno”.

Il 17 agosto il settimanale “Espresso” uscì con un numero speciale sulla strage. In copertina, un quadro a cui Guttuso aveva dato lo stesso titolo che Francisco Goya per un suo lavoro celebre: “Il sonno della ragione genera i mostri”. Iniziò subito, ovviamente, una delle indagini più difficili e inquietanti della storia giudiziaria italiana.

Il Presidente del Consiglio Francesco Cossiga due giorni dopo parlò di ” responsabilità fasciste “; il 26 agosto furono emessi 24 mandati di cattura per militanti dell’estrema destra italiana residenti a Bologna, Ferrara, Padova, Parma, Roma, tornati in libertà l’anno successivo.

Inizia una successione impressionante di depistaggi, fatti della massima inquietudine, comportamenti spregevoli anche di alte cariche dello Stato, dei Servizi di Intelligence, delle Istituzioni.

Il 1° giugno1981 nasce l’Associazione tra i familiari delle vittime per ottenere la giustizia dovuta.

L’11 luglio 1989 arriva la sentenza di 1° grado con l’ergastolo per quattro noti esponenti dell’estremismo di destra e pene importanti per autori di depistaggi, tra i quali Licio Gelli, capo della famigerata P2, condannato a 10 anni.

Il 18 luglio 1990 la sentenza di 2° grado manda assolti tutti i neo-fascisti dal reato di strage e riduce di molto le condanne per i depistaggi.

Il 16 maggio 1994 giunge a sentenza il nuovo processo d’Appello, con una sostanziale conferma delle condanne della sentenza di 1°grado.

Il 23 novembre 1995 le Sezioni unite penali della Cassazione confermano in via definitiva giudizio e condanne, tranne alcune variazioni su personaggi di seconda fila, comunque significativi delle strategie messe in atto.

Il 3 agosto 2004 viene approvata la legge 206 “Nuove norme in favore delle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice” pubblicata sulla G.U. l’11 agosto. Stabilisce ,tra l’altro pensioni e indennità per i feriti che hanno riportato percentuali di invalidità superiori all’80%. A tutt’oggi, questa legge è lettera morta e l’Associazione Vittime continua a battersi perché venga finalmente applicata.

Questa mattina una ventina di pensionati SPI-CGIL parteciperà alla manifestazione che, come tutti gli anni,parte da Piazza Maggiore e si conclude nel piazzale della stazione ferroviaria prima delle ore 10.25 allorché il fischio prolungato di un treno riporta alla memoria agghiacciante del momento della strage. Saranno presenti portando con se il patrimonio storico di valori indisponibili, la testimonianza dell’intera comunità piacentina che sarà rappresentata come sempre con i gonfaloni istituzionali, la solidarietà e l’impegno di lotta per raggiungere quella giustizia piena che ancora manca.

La Segreteria Provinciale SPI-CGIL   

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