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Economix: Ma quanto ci costano i manager di Hera?

Mentre all’estero i grandi gruppi industriali stanno rivedendo le retribuzioni dei propri dirigenti, (banche incluse) cresciute negli ultimi anni in maniera sproporzionata rispetto alle responsabilità richieste, in Italia, come tradizione impone, si sta andando controcorrente.

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Mentre all’estero i grandi gruppi industriali stanno rivedendo le retribuzioni dei propri dirigenti, (banche incluse) cresciute negli ultimi anni in maniera sproporzionata rispetto alle responsabilità richieste, in Italia, come tradizione impone, si sta andando controcorrente.

Ne è un esempio la multiutility emiliana Hera, i cui dirigenti (membri del cda inclusi), costa poco meno degli investimenti realizzati nel corso del 2011 nella rete idrica bolognese dall’azienda: 19 milioni di euro contro quasi 22 (senza considerare i vari benefit quali auto aziendali di prestigio e carte di credito per spese di rappresentanza). Vale a dire l’87% degli investimenti citati.

I dirigenti di Hera, dopo il progetto di fusione con la veneta Acegas-Aps, sono 132, su 6.484 dipendenti, con un rapporto dirigenti/dipendenti del 2%. Un valore molto alto, che denota il livello di inefficienza e spreco della multiutility emiliana, quando il valore medio riscontrato nelle imprese private è dello 0,9%. Ciò significherebbe che in Hera dovrebbero bastare circa 60 dirigenti, con un risparmio stimato in circa 10 milioni di euro.

Risparmio che garantirebbe, ad esempio, l’assunzione di circa 400 tra operai ed impiegati (riferimento CCNL Federgasacqua).

Oltre ad una sproporzione di tipo quantitativo, da dati provenienti da Confservizi, sembrerebbe esserci anche una sproporzione di tipo qualitativo: lo stipendio medio lordo mensile di un dirigente è superiore del 117% rispetto alla retribuzione minima contrattuale.

A chi ha fatto notare che Presidente del cda e Amministratore Delegato portano a casa compensi faraonici, è stato risposto, dalla vicesindaco del Comune di Bologna Silvia Giannini, che tali compensi non si possono toccare per non rischiare la cosiddetta “selezione avversa”: i migliori se ne vanno per lasciare posto ai peggiori.

Verrebbe da domandarsi quanto siano bravi e capaci questi dirigenti per meritarsi stipendi così superiori alla media. Il dato però, che parrebbe porsi in forte contrasto con tale quesito, è il numero di dirigenti, ovvero: se ne occorrono due per fare il lavoro di uno, non si può certamente parlare di bravura, né tanto meno di meritocrazia. Pertanto, egregia vicesindaco del Comune di Bologna, la “selezione avversa” è già avvenuta, spontaneamente e con compensi faraonici.

Andrea Lodi (economix@piacenzasera.it)

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