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Governo Monti necessario, ma poco amico del terzo settore. Dibattito con Fioroni foto

Lavoro e solidarietà, il welfare che produce sviluppo è il tema del dibattito che alla Festa Democratica di Bastione Borghetto ha avuto come protagonista Giuseppe Fioroni, responsabile nazionale del Forum Welfare del Pd

Lavoro e solidarietà, il welfare che produce sviluppo è il tema del dibattito che alla Festa Democratica di Bastione Borghetto ha avuto come protagonista Giuseppe Fioroni, responsabile nazionale del Forum Welfare del Pd. Al suo fianco anche Giuseppe Guerini, presidente di Federsolidarietà, il presidente di Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza don Armando Zappolini, il presidente della Fondazione Volontariato e Partecipazione Stefano Ragghianti e Marilena Fabbri, responsabile Welfare del Pd emiliano. A coordinare l’incontro il vice direttore di Europa Giovanni Cocconi che ha sollecitato i partecipanti sulla questione del rapporto tra il mondo del terzo settore e il governo.

Fioroni ha esordito ricordando come il governo Monti abbia sostituito l’esecutivo Berlusconi: “Ringraziamo Monti per aver salvato l’Italia ed evitato il baratro. Ora che siamo usciti dal coma vigile, stiamo avvertendo tutti i dolori, ma non dimentichiamo che il nostro paese ha recuperato una credibilità internazionale che sembrava irrimediabilmente perduta. Ma se il rigore ha salvato l’Italia, ora dobbiamo evitare che ammazzi gli italiani, per questo occorre costruire un’alleanza in vista del 2013 per riportare la crescita al centro delle scelte politiche. Questo senza cedere alla tentazione di cancellare il rispetto delle regole e di tornare a spendere senza controllo. Ma chiedere ad un governo tecnico più di quanto sta facendo non è possibile: certe scelte anche a favore del terzo settore non sono state fatte in parlamento perchè non ci sono i numeri. Nel periodo di vacche magre in cui ci troviamo, l’impresa sociale costituisce un altro modo del fare economia e quindi un’opportunità per tutti, per estendere i diritti e creare anche nuovo lavoro”.

Ragghianti ha sostenuto come “l’azione del governo nei confronti del terzo settore abbia suscitato qualche perplessità”. “Nel momento in cui si ridegnano i confini tra pubblico e privato – ha aggiunto – a favore dell’estensione del secondo, desta qualche dubbio il fatto che nessuna modifica di carattere tecnico abbia interessato la disciplina del terzo settore. La preoccupazione è che il nostro mondo sia stato un po’ snobbato”.

Per Guerini il carattere del governo Monti è quello di “emergenza nazionale”. “Non è un esecutivo amico del terzo settore, semmai vicino al mondo della finanza, che è intervenuto per mettere in sicurezza precisi requisiti economici. Gli elementi critici sono legati all’incapacità di leggere alcuni fenomeni sociali nel nostro paese, con una visione dell’economia tradizionale, fondata su stato e mercato, con poca considerazione per la società che sta nel mezzo, dei beni comuni, del principio della condivisione”.

Per Zappolini nel governo “c’è più acqua santa che diavolo”. “Non sono deluso dal governo Monti perchè non avevo particolari aspettative, ha una visione del mondo, del lavoro e dei diritti che non è quella che possiedo. I ministri cattolici sono bravi ma anche marginali rispetto al progetto complessivo dell’esecutivo. La vera delusione è nei confronti dei partiti e anche del Pd, perchè non è chiaro quello che si farà dopo. Invece servono parole nette, sulle spese militari, sulla patrimoniale, sul gioco d’azzardo ad esempio”.

Marilena Fabbri, già sindaco di Sasso Marconi, ha ribadito: “Quello di Monti è un governo di necessità nazionale, che non esprime una cultura di centrosinistra. Troppo poca l’attenzione nei confronti del valore della società civile, sono convinta che il welfare non è un lusso da dismettere in tempo di crisi, ma come è accaduto in passato non c’è una ridenifinizione di un modello, ma passano solo i tagli e si afferma la predominanza anche culturale del mercato. In una logica di sola razionalizzazione non si riesce a riformare il sistema dei servizi, dobbiamo tenere conto delle specificità dei territori e delle esperienze virtuose come in Emilia Romagna”.

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