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Ok al referendum per la Lombardia. Ma il “Piano B” è Parma foto

Passa la delibera che chiede l’indizione del referendum per chiedere l’annessione di Piacenza alla Lombardia, con 16 voti a favore. Hanno espresso voto contrario Marco Bergonzi (Pd), Luigi Gazzola (Idv), Enzo Varani e Giampaolo Speroni (gruppo misto). Via libera anche all’immediata eseguibilità del provvedimento. 

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Martedì 25 settembre – Il consiglio provinciale di Piacenza ha approvato, a maggioranza, la delibera necessaria per l’indizione del referendum popolare per il distacco della Provincia di Piacenza dalla Regione Emilia Romagna e per l’aggregazione alla Lombardia. La votazione si è tenuta alla 21, alla fine di una maratona di dibattito sul futuro dell’ente di corso Garibaldi, con i soli consiglieri Marco Bergonzi (Pd) e Luigi Gazzola (Idv) a presidiare i banchi dell’opposizione. Al fronte del “no” si sono uniti anche due consiglieri del gruppo misto Enzo Varani e Giampaolo Speroni. 

La delibera, firmata da Filippo Bertolini (Pdl), Giulio Maserati (Udc), Thomas Pagani Lambri (Lega Nord), affida a Bertolini e Pagani il compito di depositare la richiesta di referendum presso la cancelleria della Corte di Cassazione, per chiedere l’autorizzazione all’indizione del referendum. 

Ma gran parte del dibattito si è tenuto all’inizio della seduta, quando un po’ a sorpresa la maggioranza ha presentato un ordine del giorno, sottoscritto anche dal Pd poco prima dell’avvio dei lavori, per impegnare il presidente Trespidi a portare avanti, nelle sedi del Cal regionale, la proposta di aggregazione tra Piacenza e Parma. Proposta contraddittoria o piano B? Per il Pdl, spiega Bertolini, si tratta di “una scelta di responsabilità” per affrontare le decisioni da assumere già dalla prossima settimana, quando si riunirà il Consiglio delle Autonomie Locali. “Non sono opinioni in contrasto – sottolinea Trespidi – ma tengono conto delle diverse sensibilità dell’opinione pubblica piacentina. e nel rispettarle, la politica ha fatto il suo dovere”. Oggi Trespidi incontrerà prima i dipendenti della Provincia, alle 12, e poi incontrerà la presidente del Cal Emilia Romagna, Zappaterra, per presentarle l’esito del consiglio provinciale di ieri.

Ieri Bergonzi (Pd) ha detto di essere pronto a dimettersi qualora il referendum abbia successo, invitando gli altri consiglieri di minoranza e la Giunta a fare altrettanto, qualora l’esito sia negativo. Provocazione colta da Luigi Francesconi dell’Udc. Sotto, la diretta della seduta di ieri

Aggiornamento ore 21
 dal Consiglio Provinciale di Piacenza – Approvata dall’assemblea di Palazzo Garibaldi la delibera che chiede l’indizione del referendum per chiedere l’annessione di Piacenza alla Lombardia, con 16 voti a favore. Hanno espresso voto contrario Marco Bergonzi (Pd), Luigi Gazzola (Idv), Enzo Varani e Giampaolo Speroni (gruppo misto). Via libera anche all’immediata eseguibilità del provvedimento. Il consigliere Gazzola ritira la sua mozione sul riordino delle Province. 

Aggiornamento ore 20 e 30 –
Si aprono le dichiarazioni di voto sulla delibera necessaria per chiedere l’indizione del referendum.  “Occorre mettere alcuni punti fermi – interviene il presidente Massimo Trespidi -. La maggioranza ha assunto decisioni che sono frutto di un lavoro svolto, e occorre dire che questa maggioranza ha votato in consiglio provinciale una posizione articolata su due proposte. La prima è stata discussa al primo punto, e che noi abbiamo voluto assumere per l’immediatezza delle decisioni che siano chiamati ad assumere. La seconda è espressa nel secondo punto. Non sono in contrasto: la maggioranza tiene insieme non le diverse sensibilità al suo interno, ma quelle dell’opinione pubblica piacentina ha espresso, come credo sia noto. Io ho avuto l’occasione di parlare con persone che hanno opinioni diverse dalla mia, ho letto commenti di persone che chiedevano di poter decidere. La politica ha fatto il suo dovere, e ha deciso, con un ordine del giorno votato quasi all’unanimità, con uno sforzo di mediazione. Tutti avrebbero voluto mantenere autonoma la Provincia di Piacenza, ma non è stata possibile. La nostra posizione è quella dell’opinione pubblica piacentina, che questa maggioranza ha saputo ascoltare. Come avremmo potuto mettere sotto silenzio quelli che ci hanno chiesto di poter lasciare a decidere i cittadini? Altri seguiranno la nostra strada, come la Provincia di Novara. Non possiamo pensare che dare questa opportunità ai cittadini (il referendum, ndr) sia delegittimare la politica, ma non possiamo neppure avere la presunzione di poter decidere al loro posto. Il referendum deve diventare l’occasione, per la società civile piacentina, di diventare protagonista. E’ un’occasione, una possibilità da sfruttare fino in fondo consapevole di cosa c’è in gioco. Mettiamo insieme un pacchetto di natura politica, istituzionale, che trova la sua legittimazione nella volontà del popolo. abbiamo fatto tutto quello che era possibile per salvaguardare il nostro territorio, io ho la coscienza a posto, così come questo consiglio che oggi ha dato una prova di grande maturità”.

Aggiornamento –
Approvati a maggioranza i due emendamenti, così come viene approvato quasi all’unanimità l’ordine del giorno bipartisan della maggioranza. L’unico voto contrario è quello, prevedibile, di Luigi Gazzola dell’Idv. Inizia la discussione sul referendum, introdotta da Thomas Pagani della Lega Nord. 
Bergonzi del Pd parte all’attacco chiedendo “vorrei sapere chi si intesta il naufragio di questa operazione. Per avere esito positivo, il referendum deve vedere 120mila piacentini disposti a votare sì all’annessione alla Lombardia. Avrà dei costi, alcuni dei quali ricadranno sui Comuni, come l’allestimento dei seggi, e non sarà vincolante”. Bergonzi presenta un documento in cui si impegna a dimettersi qualora il referendum dovesse avere un esito positivo. 

Gazzola dell’Idv inizia ricordanza l’importanza dello strumento del referendum, soprattutto quello abrogativo. “Però questo è una follia, soprattutto dopo aver approvato l’ordine del giorno di poco fa – sottolinea Gazzola – si va a inserire questa proposta in un contesto ancora confuso, con azioni legali (ricorsi) in atto, non si sa se il Governo intende portarlo fino in fondo: non è ancora stato emanato il provvedimento che indica le funzioni delle nuove province”. 

“Vedo dei giochi di equilibrismo in ques’aula, anche da parte di Marco Bergonzi – dice Giampaolo Maloberti della Lega Nord -. Ci stupisce che certa sinistra, che ha sempre definito il referendum come uno strumento di democrazia, ora lo consideri inutile e costoso. Forse alcuni referendum vanno bene e altri no?”. 

“Per prendere in giro i cittadini, di modi ce ne sono diversi, e questo referendum non vi rientra – aggiunge Michele Magnaschi del Pdl -. la collocazione regionale di Piacenza è un dibattito che si sta protaendo da anni, e nessuno ha dato modo ai cittadini di esprimersi. Ed è molto più dignitoso concedere questa opportunità, piuttosto che firmare dimissioni in bianco per cariche comunque in scadenza. Parma ha bisogno di assorbire risorse, centri direzionali. Dobbiamo ricordare la Cassa di Risparmio?”. 

 IL DIBATTITO – TRESPIDI: “DOMANI PROPOSTA AL CAL” – “Non siamo partiti in ritardo – interviene il presidente della Provincia Massimo Trespidi -, Reggio Emilia si è espressa in luglio per bruciare sul tempo Modena. Siamo ancora in una fase di incertezza, perché deve ancora essere pubblicata la sentenza del Tar del Lazio sui criteri adottati per il riordino (popolazione e ampiezza geografica). Idem per quanto riguarda la Corte costituzionale, per sapere se le Province saranno enti di secondo livello, e quindi se i suoi rappresentanti saranno nominati e non eletti”. “L’alternativa è una nuova Provincia che unisca Piacenza e Parma, rispetto a quella che diceva il consigliere Bertolini è una situazione immediata, per poterci presentare il primo ottobre al Cal con una proposta. Non ho voluto parlare della Provincia Emilia perché non è una Provincia. All’interno della maggioranza è nata questa proposta di responsabilità politica, che si è voluta condividere con l’opposizione. Dal dibattito è nata la proposta comune dell’unione con Parma, e non con Reggio Emilia. Dobbiamo essere in grado di portare a casa quello che effettivamente ci interessa”. “Già domani porterò all’incontro con la Zappaterra (presidente del Cal Emilia Romagna) quanto emerso da questo consiglio” dice Trespidi. Sono poi stati presentati due emendamenti all’ordine del giorno bipartisan della maggioranza. Il primo a firma di Pdl, Lega, Udc, Pd e Nuovo Ulivo chiede di dare, alla nuova provincia, il nome di Piacenza e Parma. il consigliere Varani invece chiede che venga indetto un consiglio provinciale permanente. “Ci siamo arresi – dice Luigi Gazzola dell’Idv -, abbiamo preso atto di quello che deve essere: in base alla normativa vigente Piacenza deve andare con Parma. il Pdl regionale si era già espresso in questo senso, così come il Pd. Questo ordine del giorno è una resa, è come dire che ci piace la corda con cui saremo impiccati. Non è vero che riordino non voglia dire soppressione: perché non approfittarne per rilanciare e dare una proposta di organizzazione diversa”. 

“La posizione di questa maggioranza è di dare la parola ai cittadini, la nostra è la linea di responsabilità. Non abbiamo deciso di deviare tutti su Parma – spiega Filippo Bertolini del Pdl -, abbiamo dato mandato al presidente Trespidi di trattare in Emilia Romagna su questo punto, qualora il referendum non dovesse essere approvato e l’esito alle urne non avere un responso favorevole all’annessione alla Lombardia. A me la soluzione dell’unione con Parma non piace, ma abbiamo deciso di impegnare il presidente affinché riesca, in questo caso, a garantire a Piacenza la posizione migliore possibile”.

IL DIBATTITO – MARCOTTI (PDL): “MANDIAMO GIU’ L’UNIONE CON PARMA” – Nonostante la convergenza di maggioranza e opposizione sull’unione tra Piacenza e Parma, resta ancora sul tavolo la richiesta di indizione del referendum per andare in Lombardia, secondo punto all’ordine del giorno della discussione. Infatti non mancano osservazioni sull’incoerenza della situazione, come quella di Francesco Marcotti del Pdl. “Se io devo andare a un tavolo della trattiva, vado con una proposta, non con due – dice -. Ma a me sta bene restare in Provincia di Piacenza, quindi se devo mandare giù l’unione con Parma, la mando giù”. GianPaolo Fornasari del Pdl replica a Bergonzi. “Non è vero che è stato perso tempo, è stato giusto sentire il maggior numero di persone – sottolinea -. L’unione con Parma pone molti problemi, che non sono stati sviscerati fino in fondo. Anzi, forse si è deciso anche troppo in fretta”. “C’è un clima da veglia funebre – interviene Bruno Ferrari del gruppo misto -. Invece è necessario adottare delle misure incisive. Io sono favorevole al referendum, non perché me lo ha chiesto un partito, ma perché è giusto sentire i cittadini. Sono poi favorevole all’annessione con la Lombardia, perché l’Emilia Romagna ci ha sempre trattato come una colonia”. Giampaolo Speroni del gruppo misto invece si dice favorevole all’unione con Parma. “Dobbiamo guardare fuori dal nostro orticello” dice. “Inutile illuderci – dice Antonino Coppolino del Pdl – Piacenza come Provincia scomparirà. Parma sarà capoluogo, avrà tutti i centri direzionali, porterà qui i suoi rifiuti da bruciare. Certo, l’unione con Parma è imposta dalla legge, quindi votiamo questo ordine del giorno. Noi perderemo tanti centri direzionali”. 

IL DIBATTITO – BERGONZI (PD) ACCUSA: “SIAMO IN RITARDO” – Luigi Francesconi dell’Udc caldeggia l’unione con Parma. Marco Bergonzi del Pd dice “tanto tuonò che piovve”. “L’accorpamento con Parma deve vedere un’equa ripartizione di uffici e centri direzionali, con il mantenimento del nome Piacenza su tutti i documenti e le indicazioni stradali, diversamente non ci starebbe bene. La proposta del referendum equivale al gettare una cortina fumogena sul percorso che abbiamo davanti”. Bergonzi anticipa anche i contenuti dell’ordine del giorno bipartisan che sarà presentato non appena verranno concluse le comunicazioni iniziali. “Siamo in ritardo – dice – perché questo documento arriva solo oggi, il 24 settembre. Reggio Emilia si è espressa in luglio”. “Va bene togliere enti inutili. Sono invece contrario alla sostituzione di questi con altre realtà affidate a dei nominati, e non rappresentati eletti democraticamente – dice Enzo Varani del gruppo misto -. Questa battaglia non interessa direttamente le persone e le imprese, che non vedono un ritorno diretto rispetto alle tasse e imposte pagate allo Stato”. “Il percorso non mi è piaciuto – sottolinea Paolo Scockai del Pd – è stato un grave errore non riunire il consiglio provinciale prima di questa data, anche solo come discussione aperta. E’ stato svilito il ruolo dei consiglieri, che avrebbe potuto invece essere di equilibrio rispetto a certe posizioni da pasdaran. Non è detto che il problema sia il capoluogo: la nuova normativa lascia aperta la possibilità, già adottata in altre Province, del doppio capoluogo, come Pesaro – Urbino”. “L’ordine del giorno che sarà portato in discussione non nasce solo dalla minoranza – dice Thomas Pagani della Lega Nord – ma è nata all’interno della nostra maggioranza. E’ una posizione di responsabilità”.

SPUNTA ASSE BIPARTISAN PRO PARMA – Sta per essere presentato un ordine del giorno, sul quale si raggiungerà un’intesa ampia anche con le forze di minoranza, per chiedere al presidente della Provincia Trespidi di impegnarsi in Regione per sostenere l’unione di Piacenza con Parma, e per lottare affinché venga garantita la massima valorizzazione del nostro territorio. L’ordine del giorno è stato firmato da Thomas Pagani (Lega Nord), Filippo Bertolini (Pdl), Giulio Maserati (Udc) e anche da Marco Bergonzi (Pd). Restano fuori Idv (da sempre favorevole alla soppressione delle province tout court), Nuovo Ulivo (coinvolti troppo tardi) e gruppo Misto, dove evidentemente non c’è una posizione unanime.L’ordine del giorno chiede al presidente Trespidi di “impegnarsi ad assumere nelle sedi opportune ogni utile iniziativa nell’ambito del processo di riordino in atto della Regione Emilia Romagna volta a prevedere l’ipotesi di accorpamento degli enti Provincia di Piacenza e Parma”. 

Si preannuncia battaglia, invece, sulla proposta di referendum del Pdl per chiedere l’annessione alla Lombardia, ipotesi che la minoranza non è intenzionata a sostenere. Il primo documento di fatto rappresenta una sorta di paracadute per Piacenza, che, qualora l’iter del referendum non dovesse andare a buon fine (stop all’iter da parte della Cassazione, scarso afflusso alle urne), potrebbe trovarsi senza un piano di riserva all’interno della regione Emilia Romagna. 

CONSIGLIO PROVINCIALE Via ai lavori, Trespidi: “Passaggio drammatico”  E’ un momento drammatico, dice in apertura dei lavori del consiglio il presidente della Provincia di Piacenza Massimo Trespidi, perché si concludono 151 anni di storia dell’ente Provincia. Proprio in questa sala, un anno fa, ricordavamo i 150 anni dell’unità d’Italia. “la decisione che siamo indotti a prendere nasce da un provvedimento del Governo, definito erroneamente di “riordino istituzionale”, per il semplice motivo che il Governo ha deciso di inserirlo in un ambito più vasto, quello della spending rewiew. Le motivazioni non sono da ricercare nella necessità generale di un riordino, sul quale siamo tutti d’accordo, ma nella necessità di un taglio alla spesa pubblica. E questo provvedimento non porterà a nessun risparmio”. 

“Questo è il primo atto di un processo che ha come obiettivo la progressione spoliazione del nostro territorio di centri decisionali e uffici statali. Gioco forza, il Governo in un secondo atto si riserva di eliminare i presidi territoriali dello Stato su base provinciale – dice -. Siamo attesi ad una prova di grande maturità politica, oggi in consiglio. la comunità piacentina ci guarda. Dobbiamo essere all’altezza della responsabilità che questo momento storico ci assegna: siamo chiamati a scrivere un nuovo inizio, per quanto riguarda l’amministrazione. Si apre una fase costituente della nostra Provincia, e questo consiglio provinciale ne fa parte”. 

Trespidi ripercorre poi tutti i passi fino a questo momento, tutte le azioni intraprese, dal primo consiglio provinciale del 31 gennaio 2012, con una presa di posizione contraria all’abolizione delle Province. Il 6 luglio il Governo inseriva improvvisamente il tema delle abolizione delle Province nell’ambito delle spending rewiew, e la Provincia ha cercato di promuovere criteri diversi da quelli definiti a Roma per salvarsi: la storicità e la virtuosità amministrativa. Un documento di sintesi su questi punti è stato sottoscritto da 46 sindaci piacentini su 48 (esclusi Travo e Cerignale). Di pari passo sono proseguiti gli incontri con i sindacati e i lavoratori dell’ente (ne è previsto un altro per domani) per aggiornarli sugli sviluppi. Una stoccata va ai parlamentari, che hanno votato di fatto a favore dell’abolizione della Provincia di Piacenza, esprimendosi a favore della fiducia al Governo sulla spending rewiew: Bersani, Migliavacca, De Micheli (Pd). Mentre si sono espressi contro Foti, Miserotti (Pdl) e Polledri (Lega Nord). 

“Ho trovato molta incertezza nelle azioni del presidente della Regione Vasco Errani, perché l’Anci dell’Emilia Romagna si è espressa a favore affinché alcune deleghe assegnate alle Province, come istruzione superiore e lavoro, vadano ai Comuni. Parlando con Errani – prosegue -, quest’ultimo mi ha detto che non esiste una proposta della Regione sul ridisegno delle Province”. Il prossimo incontro utile con il consiglio delle autonomie locali della Regione è stato convocato per il primo ottobre, e durante l’ultimo incontro dell’ufficio di presidenza del Cal non si è discusso del riordino, sottolinea Trespidi, ma solo di funzioni e deleghe. “L’unica data per presentarci preparati è quella del primo ottobre, quindi – afferma – è stato un brutto scivolone per la presidente del Cal, Zappaterra, dire che è già stato deciso tutto e che da Piacenza non è arrivata alcuna proposta”. 

Sono poi seguiti gli incontri con i sindaci, le categorie economiche, i sindacati, gli ex presidenti di Provincia Gianluigi Boiardi, Dario Squeri, Renato Zurla, le consultazioni e sondaggi attraverso i media piacentini. “Sono arrivato a una conclusione, e cioè che oggi, in questo momento in cui la prima scadenza che dobbiamo affrontare è quella del primo ottobre, dove noi dovremo presentare una proposta al Cal, al fine di tutelare il territorio piacentino, che è stato il mio primo obiettivo, per salvagardarne l’identità storica, politica e amministrativa, ritengo di sostenere quella che risulta essere la più gradita, al seguito delle consultazioni, quella dell’accorpamento dei territori tra Piacenza e Parma, salvaguardando al massimo la nostra identità, nella Regione Emilia Romagna”. 

“La situazione è confusa: l’unica cosa che è chiara è che la Provincia di Piacenza non ha una posizione in merito – dice il consigliere Gianluigi Boiardi -. Solo poco fa è stato presentato un nuovo documento del Pd in accordo con Trespidi, che non abbiamo avuto modo di esaminare. Questa era l’occasione per azioni forti e coese, il rischio è di andare a traino di altri. Una possibilità ce l’abbiamo ancora, se facciamo sentire il peso del nostro territorio”. 

“Ci saremmo potuti evitare queste discussioni se nel luglio scorso fosse stato approvato l’emendamento dell’Idv che voleva sopprimere tutte le Province” dice Luigi Gazzola dell’Idv. “Come Italia dei valori abbiamo formulato una proposta, che prevede invece la creazione, a Piacenza, di quattro Unioni dei Comuni, affidando a queste alcune delle funzioni della Provincia, e affidando alle altre alla Regione, con la creazione di un organismo tecnico alle dipendenze di Bologna”. 

Oggi alle 16 nella sala consiliare Giuseppe Verdi della Provincia di Piacenza si riunirà, su convocazione del presidente del Consiglio Roberto Pasquali, il Consiglio provinciale di Piacenza. All’ordine del giorno il dibattito sul processo di riordino dell’ente Provincia, con la presentazione della richiesta di referendum come previsto dall’ex art. 132 comma 2 della costituzione per il distacco della provincia di Piacenza dalla regione Emilia-Romagna e per l’aggregazione alla regione Lombardia e, infine, la mozione  presentata dal consigliere provinciale Luigi Gazzola del gruppo Italia dei Valori in ordine alla proposta di riordino istituzionale.

Ad offrire nuovi spunti al dibattito arriveranno gli ordini del giorno presentati rispettivamente dall’Udc e dal Pd. Sembra infatti che il partito dell’Unione di Centro prema affinché Piacenza non giochi tutte le sue carte con la proposta del referendum, per poi rischiare di trovarsi a malpartito qualora questa non dovesse superare l’iter istituzionale previsto (Corte Costituzionale), e voglia quindi che il presidente Trespidi partecipi a tutte le fasi decisionali per i nuovi assetti provinciali in Emilia Romagna. 

Da parte sua, invece, il Pd presenterà un documento di candanna del referendum (“strumento dannoso, che divide la comunità piacentina, costo e tardivo”), ribadendo invece “la collocazione più idonea per Piacenza in Emilia Romagna”. L’ambito territoriale da individuare deve essere “non eccessivamente vasto, come nuova dimensione ottimale per l’erogazione dei servizi, da definire tenendo conto delle scelte relative alla localizzazione dei servizi stessi ec degli uffici”. “Non è accettabile – si legge nel testo – spogliare le città di Prefettura, Questura, ispettorato del lavoro e altre funzioni: sarebbe un grave danno per i cittadini e per l’indotto che gravita attorno a queste attività”. 

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