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Le Rubriche di PiacenzaSera - Le Recensioni CJ

Dinosaur Jr, Ariel Pink’s e Tame Impala, le recensioni di PiacenzaSera.it

Dinosaur Jr, Ariel Pink’s Haunted Graffiti e Tame Impala: dopo un lungo torpore, tipico della stagione autunnale, il recensore torna con una bella tripletta di nuove proposte

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DINOSAUR Jr
I Bet On Sky (2012)


ARIEL PINK’S HAUNTED GRAFFITI
Mature Themes (2012)


TAME IMPALA
Lonerism (2012)

Dopo un lungo torpore, tipico della stagione autunnale, il recensore torna con una bella tripletta di nuove proposte. D’altronde ha avuto da fare, e poi faticava a trovare l’ispirazione. Pensate, ha passato un paio di settimane ad ascoltare solo Frank Ocean: pensava fosse una cosa grave, poi ha scoperto che la Next Big Thing della scena dubstep americana – che in questo momento è molto cool – ha fatto un duetto con Bon Iver, e un po’ si è rassicurato.

Si parte con il nuovo Dinosaur jr, l’ennesimo (il recensore ha perso il conto, ed è molto pigro, quindi andate pure su Wikipedia). I dinosauri sono sempre lì, non li ammazza nessuno. Solito rock ruvido e chitarroso, melodie quasi pop, sempre Neil Young come padre spirituale. La prima parte è classica, con pezzi come Don’t Pretend You Didn’t Know, il singolo Watch The Corners e l’ottima Almost Fare; più avanti spazio all’irregolarità di Barlow, che si distingue con Rude e Recognition. Nel complesso bene.

Il secondo album che vi proponiamo è il nuovo disco di Ariel Pink’s Haunted Graffiti, intitolato Mature Themes. E in effetti il genio bislacco di Ariel raggiunge maggiore maturità; senza rinunciare alle bizzarrie e ai collage fricchettoni e dadaisti (Zappa, Beefheart; c’è un pezzo dedicato alla cotoletta viennese…), ai capelli rosa pompelmo e a un lo-fi degno del migliore Beck, suo conterraneo, Ariel Marcus Rosenberg – questo è il suo vero nome – è più sobrio e pulito, e ci regala autentiche gemme di pop psichedelico (la title-track, Driftwood, Only in My Dreams, con un jingle-jangle a là Birds).

Last but not least, lo strepitoso Lonerism degli australiani Tame Impala, da Perth, che con Ariel condividono l’ammirazione per Rundgren e il glam anni ’70-’80.
Assai meno monocordi e, diciamolo, meno noiosi degli Animal Collective – la cui ultima fatica, Centipede Hz, è un ascolto tutt’altro che facile – la band di Kevin Parker si propone come alfiere della nuova psichedelica, malgrado i testi claustrofobici e introspettivi, sul tema solitudine. Una miscela entusiasmante di Flaming Lips, space-rock, Cream, Jefferson Airplane; e poi Lennon, i Beatles di Sergent Pepper e di Tomorrow Never Knows (così si presentano loro stessi: “rock band hypno groove dal continuo fluire psichedelico che enfatizza una melodia onirici”).
Molti i brani da ricordare: Feels Like We Only Go Backwards, la ballata Sun’s Coming Up, Nothing That Has Happened So Far Has Been Anything We Could Control, i singoli Apocalypse Dreams ed Elephant; soprattutto quest’ultimo, con un riff hard-blues stile Black Sabbath, è assolutamente contagioso.
Per chi scrive, uno dei dischi dell’anno.

Giovanni Battista Menzani

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