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“Salvare i posti di lavoro della Provincia”. Ok unanime in consiglio foto

Dopo la Provincia, anche il Comune di Piacenza trova una strada comune tra maggioranza e opposizione. Tra i punti all’ordine del giorno la risoluzione per concedere lo Ius Soli ai bambini stranieri nati in Italia, l’istituzione della commissione delle elette. 

Ore 19 – Come non detto, viene presentato un nuovo ordine del giorno bipartisan, che porta la firma di tutti i capigruppo in consiglio (escluso il M5S). Come era prevedibile, sparisce rispetto al documento Pd la critica alla richiesta di referendum, ma sparisce anche il riferimento al mantenimento dei due capoluoghi. Anche a palazzo Mercanti, come in corso Garibaldi, maggioranza e minoranza cercano l’intesa, con l’obiettivo di salvaguardare, per Piacenza, posti di lavoro e professionalità dei dipendenti, una corretta e funzionale ubicazione delle istituzioni e degli uffici legati allo Stato (Prefettura, questura, vigili del fuoco, carabinieri etc…), prevedere garanzie per le Province che dovranno trasferire a quella “nuova” beni, azioni, immobili etc…oltre a chiedere che i nuovi enti non debbano più essere classificati come di secondo livello e pertanto guidati da amministratori “nominati”.  Il documento viene approvato quasi all’unanimità.

Ore 18 e 30 – Prende la parola il sindaco Paolo Dosi.
“Il nostro auspicio era che si andasse, nel momento in cui si fosse affrontato il tema del futuro del destino delle Province, verso la soppressione di tuute le Province. Così non è stato e questo riordino ha complicato le cose, creando delle differenze e avendo anche aspetti di poca chiarezza. Quello che è, per ora, il destino della Provincia di Piacenza, ossia l’unione con Parma, credo fosse fin dall’inizio l’orizzonte più scontato. Noi da subito abbiamo cercato di ottenere garanzie. Nel momento in cui ci siamo posti nel confronto con il territorio Parmense che vive un momento di debolezza, non perché il Comune è debole, ma perché è in difficoltà il territorio nel suo complesso, Provincia inclusa che ha un’esposizione debitoria più alta della nostra. Non è impossibile ottenere il mantenimento di due capoluoghi: ci sono precedenti, probabilmente normati in maniera autonoma, e il che potrebbe salvare alcune funzioni fondamentali. E’ uno dei temi che abbiamo cercato di portare all’attenzione della Regione. Non abbiamo tempi certi, siamo alla chiusura della legislazione in corso e io mi chiedo che fine avrà questo percorso”. 

“Ora sarà presentato un ordine del giorno che raccoglie positivamente le aspettative per il nostro futuro. Richiamo solo la motivazione del perché sono contrario al referendum: è un percorso complesso, più accidentato di ogni altro. Un’ultima annotazione su alcuni temi specifici: il Festival Verdi dovrebbe avere una fonte di finanziamento autonoma e quindi non inglobare risorse e iniziative nostre”. 

Ore 18 e 30 – Prosegue la discussione sul riordino delle Province, il gruppo consiliare del Pd presenterà un ordine del voto in cui si impegna il Comune di Piacenza a svolgere “un ruolo attivo e propositivo ai vari livelli istituzionali che determineranno i contenuti del riordino, al fine di chiedere al Governo, di intesa con il Comune di Parma, di tenere, nei limiti e nell’ambito di quanto previsto dalla normativa, due capoluoghi nel previsto accorpamento”. Di seguito, si tratterà di “confermare e migliorare gli uffici e i servizi sul territorio nonché realtà nate in questi anni che è auspicabile rimangano a Piacenza, e ottenere un’equa redistribuzione dei poteri, garantire le professionalità presenti nell’ente”. E’ difficile comunque che attorno a questa proposta si coaguli il consenso della minoranza, come era accaduto a parti inverse in consiglio provinciale, perché nel documento è inclusa una esplicita condanna del referendum per andare in Lombardia, fortemente sostenuto dal centrodestra.  

Ore 17 e 15 –
 Si apre la discussione sul dibattito della Provincia di Piacenza e la sua fusione con Parma. Inizia Tommaso Foti (Pdl). “Questo tema in realtà – osserva – interessa di più il Comune che la Provincia di Piacenza, perché quello che è in discussione è il capoluogo”. Siamo chiamati in causa, sottolinea, prendendo in considerazione le partecipate Piacenza Expo, nel cui patrimonio è confluito nel 2002 quello di Soprae (oltre 13 milioni di euro), ma anche quella che sovrintende i trasporti, Seta. Foti insiste sulle ricadute che la perdita del capoluogo potrebbe avere per il territorio. “Potremmo perdere – dice la Caserma dei vigili del fuoco senza averla neanche inaugurata. La nostra questura sarebbe declassata a commissariato di pubblica sicurezza. In provincia abbiamo ospitato una centrale nucleare, potremmo perdere tutti i presidi per tenere sotto controllo sia l’ambiente sia scongiurare il rientro delle scorie di Arturo, se non rischiare di diventare deposito nazionale. Insomma – dice – la questione merita una discussione un po’ più alta della Provincia del gusto e del culatello”. 

“Il tema vero è la spoliazione di un territorio di centri direzionali e delle sue partecipazioni. Con lo spostamento della caserma dei vigili del fuoco nel nuovo immobile sulla Valnure, si potrebbe procedere – afferma Foti – ad una valutazione della caserma di viale Dante. Occorre ottenere che in casi come questo, quando ci saranno le nuove Province, i ricavati vengano destinati a interventi sui territori che hanno messo a disposizione questi beni. Non vorrei che, visto che si parla dell’autostrada regionale Cispadana, la partecipazione in Centropadane serva a realizzare un collegamento con Busseto”. 

“Che ci fossero degli sprechi, noi lo diciamo da trenta anni – interviene Marco Tassi del Pdl – non è più una questione di appartenenza politica, di destra o di sinistra”. Tassi attacca poi Bersani: il segretario del pd ha fatto partire la sua campagna elettorale da Bettola, dove non vince da oltre 20 anni alle amministrative. Lo stesso per il suo avversario Renzi, che dovrebbe pensare a fare il sindaco. “Si pone un problema morale, la gente è stanca. Sarebbe stato meglio – afferma Tassi – sopprimere tutte le Province, e trasferire ai Comuni le competenze”. “Il vero problema è il capoluogo: perderemo personale, andranno tutti a Parma. Dobbiamo fare una mediazione seria, cercando di far mantenere a Piacenza tutte le forme di economia esistenti Facciamo valere il peso politico dei rappresentanti che abbiamo nella Giunta regionale: Gazzolo e Freda. Dobbiamo imparare a fare quadrato, al di là dei campanilismi, e imporci di più, imparando certo, da Parma, a venderci meglio”. 

“Il M5S ha, sul tema delle Province, una posizione chiara e trasparente: vanno abolite tutte, ed è per questo che non ci presenteremo mai una elezione provinciale  – dice la capogruppo Mirta Quagliaroli -. L’abolizione delle Province deve essere un punto forte del riordino statale: meglio Comuni più grandi e unioni di Comuni. E’ chiaro che il tema è complesso, per le modifiche costituzionali che comportano. Il tentativo di abolizione c’è stato nel 2011, ed è fallito: hanno votato contro Lega Nord e gran parte del Pdl. Si sono astenuti Pd e 43 parlamentari del Pdl. E’ chiaro il perché: basta vedere chi amministra le Province”. Una riorganizzazione consente di limitare gli sprechi. “Non si capisce perché uno Stato moderno abbia bisogno di 5 livelli di Governo: tutto questo comporta non solo sprechi, ma anche pastoie burocratiche”. Michele Bricchi del Pd risponde invece alle critiche di Foti. “Non è vero che non ci occupiamo delle ricadute su Piacenza. Per quanto riguarda Pc Expo, non sono per l’accorpamento degli enti fieristici, tenendo ben distinte le caratteristiche d’ambito. Mi spiace rilevare che da un esponente del centrodestra non sia stata rilevata, per Seta, un’esperienza positiva di collaborazione tra pubblico e privato”. 

“E’ vero, Parma ha realtà imprenditoriali importanti. Ma io non vedo problemi – dice Daniel Negri del Pd – perché anche Piacenza si difende bene, anche nel settore dell’agroalimentare. Il confronto non ci spaventa. mi auspico che ci sia un confronto franco con il nostro territorio”. 

Ore 16 – Si apre la seduta del consiglio comunale di Piacenza
, riprendendo l’ordine del giorno della riunione di lunedì scorso. Il primo punto all’ordine del giorno è la risoluzione presentata dal gruppo Pd e illustrata dalla consigliera Giulia Piroli sulla concessione dello ius soli ai bambini stranieri nati in Italia. Lunedì scorso la minoranza al momento della votazione aveva abbandonato l’aula, facendo venir meno il numero legale. 

Il consigliere Pdl Marco Tassi chiede, su questo punto, la richiesta di sospensiva, respinta a maggioranza. Si passa alla votazione sulla risoluzione, approvata a maggioranza. Favorevoli alla risoluzione tutti e 19 i consiglieri presenti della maggioranza, contrari Marco Colosimo (Pc Viva), Paolo Garetti (Sveglia), Erika Opizzi (Pdl), Massimo Polledri (Lega), Marco Tassi (Pdl). Astenuti Andrea Gabbiani, Mirta Quagliaroli, Barbara Tarquini (Movimento 5 Stelle), Samuele Raggi (Idv).

Si passa poi alla discussione del secondo punto all’ordine del giorno, presentata da Laura Rapacioli del Pd e riguarda la composizione della commissione delle elette. Barbara Tarquini del M5S sottolinea che la partecipazione femminile alla politica si compie attraverso passi concreti, ad esempio scegliendo di candidare una donna a sindaco (Mirta Quagliaroli) e di mettere sempre una donna capolista (la stessa Tarquini). La battaglia va sicuramente combattuta, non solo in politica, ma la commissione delle elette non rappresenta una soluzione. 

Interviene poi il consigliere della Lega Nord Massimo Polledri. “Sono tempi di crisi, della politica e dei valori. E’ necessaria una nuova visione, ed è necessario che dalla femminilità, dalla maternità arrivi un nuovo modo di fare politica. Ben venga la commissione delle elette – dice – accettando in qualche riunione anche i colleghi uomini. La commissione delle elette è un riconoscimento di dignità”. Daniel Negri (Pd) ringrazia per le sue parole il collega Polledri e si esprime a favore. Roberto Colla (Moderati) fa notare invece che una parte delle dirette interessate non farà parte della commissione: non solo, come anticipato dal M5S, Tarquini e Quagliatoli, ma anche Opizzi del Pdl. “Volevo votare a favore, ma questa commissione nasce un po’ zoppa e quindi mi asterrò – dice Colla – Auspico che nella prossima revisione dello statuto comunale si possa evitare questo il ripresentarsi di questa situazione”. 

“La commissione delle elette viene costituita su base volontaria, con la richiesta di chi vuole farne parte – dice Piroli (Pd) -. E’ un lavoro importante che noi intendiamo portare avanti, un ruolo che ci è anche stato riconosciuto dal professor Rodotà, nell’ambito del Festival del Diritto. Mi spiace che le consigliere del M5S non ne vogliano far parte: mi sarei confrontata volentieri con loro sulla partecipazione politica dal basso”. E poi lancia una stoccata proprio ai grillini, che hanno rinunciato agli abbonamenti del Copra Elior, citando la lettera ai Corinzi. “La carità non si vanta, si fa” dice Piroli, lasciando poi intendere che gesti di questo tipo potrebbero lasciar intendere altri scopi. Maria Lucia Girometta del Pdl invece sottolinea la necessità di uno strumento come questo, per gli importanti passi compiuti, ad esempio per il Centro Salute Donna. “Mi spiace – dice – che non si possa arrivare ad una votazione unanime”. 

Interviene poi Samuele Raggi (Idv). “Non mi sembra il caso di dare una particolare specificità solo ad alcuni consiglieri, per non parlare del fatto che la commissione avrà un costo. I risultati ottenuti – dice – sono lodevoli, mi chiedo però perché queste istanze non possano essere portate avanti nelle rispettive commissioni”. Lucia Rocchi (Moderati) si dice molto addolorata nel vedere che non tutte le consigliere ne vorranno far parte. “Vorrei astenermi – dice – ma voterò a favore perché, avendone fatto parte nel precedente mandato, ne ho capito il valore. Non capisco poi perché, visto che alcune non vogliono esercitare un diritto, ne debba privare le altre. E poi avere una possibilità in più di dare voce alle problematiche di genere è importante, sprecarla sarebbe un peccato”. Marco Tassi (Pdl) fa notare invece che la componente femminile è garantita in tutte le commissioni, e la composizione di una commissione ad hoc può essere vista più come una prigione che una opportunità. Propone infine che non ci sia gettone di presenza. 

Guglielmo Zucconi (Pc con Dosi) anticipa il suo voto favorevole, però dice “Questa commissione mi ricorda “le donne in nero”, questi tempi sono passati. Le donne dovrebbero essere un po’ più combattive e non ci sarà bisogno di commissione delle elette”. Tarquini (M5S) anticipa il voto contrario del gruppo e critica la Piroli. “Noi non cerchiamo dei voti, quando restituiamo un abbonamento. Abbiamo chiesto che i nostri abbonamenti vengano a disposizione a minori in difficoltà. Noi rinunciamo a un piccolo privilegio. Bene una commissione di studio, ma io conosco abbastanza l’essere donna perché allora non farlo tutti insieme?”. 

“Il principio di partecipare o non partecipare è sacrosanto. Non andrebbe sottolineata tanto la decisione di non partecipare. Tra l’altro – aggiunge Tommaso Foti (Pdl) – è così anche per quelle permanenti. Non è giusto mortificare chi lo fa, senza andar a rivangare quanto costa, perché gli importi sono davvero contenuti. Non sono d’accordo con quanto detto da Zucconi: le “Donne in nero” protestavano per la situazione in Palestina. Sono trascorsi 30 anni e la condizione in Medioriente è ancora critica”. L’istituzione viene votata a maggioranza. I contrari sono Andrea Gabbiani, Barbara Tarquini, Mirta Quagliaroli (M5S), Samuele Raggi (Idv). Si astengono Giovanni Botti, Tommaso Foti, Andrea Paparo, Giovanni Botti, Erika Opizzi, Marco Tassi (Pdl), Roberto Colla (Moderati). Non partecipa al voto Filiberto Putzu (Pdl). 

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