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Biodiversità: anche a Piacenza i progetti finanziati dalla Regione

E’ previsto un censimento delle varietà frutticole ed orticole a rischio estinzione come il "Peperone piacentino" e la "Zucca berrettina"

Sette progetti finanziati dalla Regione Emilia Romagna per la tutela della biodiversità e per promuovere la valorizzazione delle varietà e delle razze autoctone a rischio di estinzione. In provincia di Piacenza è previsto, tra l’altro, un censimento delle varietà frutticole  e orticole a rischio di estinzione, come il “Peperone piacentino” e la “Zucca berrettina”. I progetti sono promossi dalle Province di Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Ravenna e Forlì-Cesena e sostenuti da risorse del Piano regionale di sviluppo rurale per  una cifra complessiva di circa 800 mila euro.

Dall’inizio del XX° secolo a oggi si calcola che in tutto il mondo sia scomparso oltre il 70% della diversità genetica delle principali colture agrarie, non più rispondenti  alle esigenze della moderna agricoltura intensiva. E lo stesso è accaduto per molte razze animali. 

Il fenomeno investe naturalmente anche il nostro Paese e per questo la Regione ha  varato già nel 2008 una legge che punta proprio a tutelare dall’estinzione il patrimonio di razze e varietà locali del territorio emiliano-romagnolo, riconoscendo ad esso una straordinaria importanza ambientale, ma anche storica, culturale ed economica. Il  tema è stato  al centro del convegno per la presentazione delle  “Linee-guida e del Piano nazionale sulla biodiversità” promosso oggi a Bologna dal Ministero delle politiche agricole, dalla Conferenza delle Regioni e dalla Regione Emilia-Romagna. 

Attualmente nel “Repertorio” introdotto dalla legge regionale sono registrate 107 varietà e razze autoctone dell’Emilia-Romagna, a rischio di estinzione, segnalate da istituti di ricerca e scientifici, ma anche da singoli agricoltori. Ad esse la Regione riconosce tra l’altro particolari finanziamenti  del PSR non solo per tutelarle, ma soprattutto per  favorirne il ritorno in produzione.  E’ il caso delle razze bovine  “Romagnola”, “Reggiana” e “Modenese della Val padana” e del cavallo Bardigiano:  al 31 ottobre erano  576 domande  le domande presentate da  altrettanti allevatori emiliano-romagnoli per un contributo complessivo di 1 milione e 600 mila euro. Lo stesso accade  per quanto riguarda le varietà  vegetali più in pericolo: qui  le domande di contributo sono al momento 85, riguardano soprattutto antichi cultivar di vite da vino e di piante da frutto e hanno usufruito di  finanziamenti per circa 53 mila euro. 

“Sono dati –  commenta l’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni – che dimostrano l’interesse crescente del mondo agricolo alla conservazione attiva delle vecchie varietà e razze. La nostra ambizione è proprio questa: affiancare alle attività di conservazione e di tutela iniziative permanenti di messa in produzione e di valorizzazione commerciale. Solo così sarà possibile dare prospettive stabili nel tempo al patrimonio che oggi vogliamo tutelare. Il futuro miglioramento genetico ha  bisogno di attingere da queste biodiversità, ma anche la distintività commerciale delle produzioni agroalimentari regionali ha bisogno di presentare piccole produzioni  preservate dall’omologazione delle produzioni intensive e super specializzate. E’ un’impostazione che mi auguro venga praticata anche a livello nazionale. Le premesse ci sono, come dimostra l’iniziativa odierna, e questo non può non rallegrarci”.

Oltre al Repertorio delle varietà a rischio e alla figura degli agricoltori custodi,  che svolgono un ruolo di pubblica utilità proprio perché si impegnano a coltivare e allevare piante e animali autoctoni, la legge regionale sulla biodiversità introduce anche un altro strumento molto importante, quale la Banca del germoplasma, per la conservazione del patrimonio genetico

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