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Ikea, chiesta la cassa integrazione. I lavoratori scrivono a Napolitano foto

Partirà giovedì mattina il tavolo di crisi con i sindacati sulla vertenza Ikea. Milza (coop San Martino): "Chiederemo la cassa integrazione in deroga. Ikea ha preso atto di una situazione che si stava prolungando ormai da troppo tempo"

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Partirà giovedì mattina il tavolo di crisi con i sindacati sulla vertenza Ikea, dopo l’annuncio nelle ultime ore da parte della multinazionale svedese della riduzione a partire dal prossimo otto novembre dei volumi di lavoro con la conseguente perdita di 107 posti di lavoro, fra soci e dipendenti del consorzio di cooperative, allo stabilimento di Le Mose.. Ad annunciarlo è Francesco Milza, presidente della coop San Martino: “Vedremo di mettere in atto tutti gli ammortizzatori sociali possibili, nel nostro caso quello della cassa integrazione in deroga, che in caso di aumento dei volumi di lavoro consentirebbe un rapido reintegro dei lavoratori coinvolti”.

“Ikea, continua Milza, ha preso atto di una situazione che si stava prolungando ormai da troppo tempo: sono state avanzate da parte di coloro che protestano rivendicazioni che vanno ben al di là di quelli che sono gli aspetti della salvaguardia del lavoro. Qualcuno ha fatto di Ikea la battaglia della vita, ma non più essere questa la strada per arrivare ad una soluzione”. “Perdiamo posti di lavoro – sottolinea con amarezza Milza –  in quello che, dati alla mano,  è uno dei migliori stabilimenti di Ikea in Europa.

“Ikea ha necessità di fare arrivare la merce ai negozi – spiega Gianpiero Gortanutti, presidente del consorzio Cgs – Non riuscendo a lavorare la merce, e di conseguenza a spedirla a causa dei blocchi allo stabilimento, l’azienda ha dovuto prendere questa decisione per riuscire a proseguire la propria attività”. “Non c’è nessuna ritorsione da parte di Ikea per quanto accaduto – aggiunge –  questo è un impianto di eccellenza; se la questione come speriamo si risolverà a breve facendo rientrare mezzi e lavoratori, torneremo grazie alla nostra professionalità a recuperare la fiducia da parte dell’azienda”. “Con i Cobas – conclude – abbiamo cercato di impostare una relazione corretta, ma per fare questo bisogna che entrambe le parti rispettino le regole”.

“Penalizzato chi voleva lavorare”. La rabbia di chi rischia di il posto di lavoro

“Una protesta che ha penalizzato chi voleva lavorare”. C’è tanta rabbia fra i lavoratori delle coop che operano per Ikea e non aderiscono alle proteste dei Cobas. Nel pomeriggio si sono riuniti in assemblea allo stabilimento di Le Mose e hanno deciso di inviare una lettera al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (in allegato): in tanti rischiano di perdere il posto di lavoro e ad alcuni di loro è stato comunicato che già da domani dovranno restare a casa. Una decisione, quella presa da Ikea, della quale incolpano i colleghi che hanno montato la protesta: “Da una parte purtroppo ce lo aspettavamo – raccontano – dall’altra speravamo che, poichè la maggioranza voleva proseguire a lavorare, l’azienda non avrebbe deciso per questa scelta”. “Non capiamo le motivazioni della protesta, dopo che a seguito dello sciopero dei mesi scorsi avevano visto l’accoglimento delle loro richieste: evidentemente sono strumentalizzati da qualcuno che agisce per interessi personali”. “Noi dobbiamo lavorare, abbiamo famiglie da mantenere: speriamo che la situazione possa tornare presto alla normalità”. Una vertenza, quella di Ikea, che sta attirando l’attenzione di tutti i media nazionali: nel pomeriggio allo stabilimento era presente una troupe di “Servizio Pubblico”, la trasmissione di Michele Santoro in onda su La7.

Vertenza Ikea, Lanna (Cgil): “L’azienda mantenga gli impegni sul territorio”

“Per noi l’occupazione è il primo punto all’ordine del giorno”. Così Paolo Lanna, segretario generale Cgil Piacenza, si esprime in merito agli ultimi sviluppi della vertenza in atto all’Ikea di Piacenza. La stessa azienda ha annunciato un incontro con i sindacati confederali per venerdì 9 novembre.

“Pensiamo che sia fondamentale mantenere il lavoro per tutti – sostiene Lanna -. Siamo ovviamente consapevoli della situazione di grave crisi economica in atto, ma abbiamo chiesto a Ikea il mantenimento degli impegni importanti presi sul territorio piacentino”. Sulla decisione di Ikea, secondo quanto riportato dal consorzio Cgs in un comunicato stampa, avrebbero pesato anche le proteste e i blocchi dello stabilimento attuate negli ultimi giorni da parte dei Cobas. Una forma di lotta che Lanna definisce “sbagliata”: “E’ una modalità errata di approcciarsi ai problemi: non perchè i problemi non ci siano, ma perchè non si può pensare che una minoranza imponga con queste modalità la soluzione delle cose”. “Noi – ribadisce – vogliamo esercitare il nostro ruolo contrattuale per garantire a tutti il lavoro”.

Cisl: “Ikea riveda la sua decisione”
Intervento di Marina Molinari, Segretario Generale CISL Piacenza


L’esito a cui è giunta la vicenda IKEA è sconfortante ed è il frutto amaro di una protesta sproporzionata ed eccessiva rispetto alla portata degli stessi problemi che alcuni lavoratori possono aver evidenziato. I metodi del tutto inadeguati che sono stati messi in atto, hanno finito per minare la fiducia che sta alla base delle relazioni di qualsiasi attività lavorativa.

Anche ammettendo, per ipotesi, che fossero reali i problemi che sono stati sollevati come motivo della vertenza (fra l’altro poco chiari e molto generici), essi avrebbero potuto essere normalmente  gestiti con i metodi consueti dell’attività sindacale, cioè attraverso il confronto nelle sedi opportune. Da questa evidenza ne deriva un’altra: evidentemente i COBAS nella loro azione, sono stati mossi da scopi diversi, non sindacali ma di carattere politico, alla conquista di una ribalta nazionale, per poter giungere alla determinazione di un vero e proprio “Caso IKEA”.

A questo punto la CISL di Piacenza chiede che l’azienda IKEA possa rivedere l’ultima sua decisione che prevede una drastica riduzione delle attività in terra piacentina. Una decisione che appare comprensibile, ma che può – a nostro giudizio –  vedere un ripensamento attraverso un’azione di  ricostruzione della fiducia tra tutte le parti coinvolte. L’auspicio è quindi che si possa  aprire una fase in cui si vogliano trovare le soluzioni che servono, attraverso i normali canali di confronto e che i lavoratori che si sono lasciati coinvolgere da forme di protesta tanto estreme quanto inutili,  possano diventare consapevoli che questi metodi che sconfinano nella violenza non possono che rivoltarsi contro di loro. Appare però necessario che il Sindacato Cobas e le forze politiche che nelle settimane scorse l’hanno sostenuto, modifichino completamente la loro azione per il bene dei lavoratori e del nostro territorio che rischia, in presenza di una crisi già molto aspra, di essere ulteriormente indebolito e marginalizzato.

La Cisl in queste settimane non è stata a contemplare gli eventi ma ha lavorato con le Istituzioni (Comune, Provincia, Prefettura) per trovare uno sbocco accettabile: c’è già un ipotesi di accordo che prevede la costituzione di una Commissione Paritetica che esamini l’utilizzo delle risorse umane.

UIL: «E’ arrivato il momento di scegliere se salvaguardare il lavoro o permettere che ci sia chi non rispetta le regole»
Intervento di Massimiliano Borotti segretario provinciale della Uil

«Non ho mai apprezzato l’affermazione “l’avevamo detto”, ma è difficile dire qualcosa di diverso assistendo all’evolversi della vicenda di Ikea». Il segretario provinciale della Uil Massimiliano Borotti interviene dopo la decisione del colosso dell’arredamento di spostare dal polo logistico di Piacenza parte delle attività: una scelta che comporterà l’avvio della cassa integrazione per 107 lavoratori che nulla hanno a che fare con le proteste organizzate dai Cobas nei giorni scorsi.

Nonostante la difficile fase congiunturale, il riassetto a livello globale mezzo in atto dalla multinazionale e il generale calo dei volumi, infatti, Ikea sin qui non aveva mai fatto ricorso a una sola ora di cassa integrazione nella nostra Provincia e, come aveva già evidenziato la Uil, sarebbe stato prudente non dare al colosso svedese ragione di dubitare sulla qualità degli investimenti effettuati a Piacenza e in Italia in genere. «Qualcuno, però – osserva Borotti – ha voluto soffiare sul fuoco, invece di affrontare responsabilmente il tema dei diritti che spettano a ciascun lavoratore». In tal senso, i sindacati confederali hanno avanzato la proposta – scaturita in un accordo – per la costituzione di una commissione paritetica tra i rappresentanti delle cooperative che lavorano nella logistica e i sindacati alla scopo di effettuare una riunione mensile che accerti l’equo impiego di tutti i soci impiegati, senza discriminazioni.

«Per Piacenza – osserva in conclusione Borotti – è arrivato il momento di decidere se salvaguardare o meno il lavoro, garantendone il primario aspetto della dignità, o continuare a permettere che ci sia chi invoca il rispetto delle regole rivelandosi poi il primo disposto a infrangerle o a non riconoscerle»

La lettera dei lavoratori al presidente Napolitano

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