Riordino Province, monta la protesta. Piacenza in prima linea

Riordino Province, il presidente nazionale dell’Upi, Antonio Saitta, annuncia proteste clamorose, come presentare ricorso al Tar e spegnere il riscaldamento nelle scuole superiori. Una mobilitazione che incassa l’appoggio della Provincia di Piacenza, rappresentata dal vice presidente Maurizio Parma e dal presidente del consiglio Roberto Pasquali. 

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Riordino Province, il presidente nazionale dell’Upi, Antonio Saitta, annuncia proteste clamorose, come presentare ricorso al Tar e spegnere il riscaldamento nelle scuole superiori. Una mobilitazione che incassa l’appoggio della Provincia di Piacenza, rappresentata dal vice presidente Maurizio Parma e dal presidente del consiglio Roberto Pasquali, pur senza voler adottare le stesse misure minacciate da Saitta. 

“Condivido, a nome dell’Amministrazione provinciale di Piacenza – ha dichiarato il vicepresidente della Provincia Maurizio Parma, oggi a Roma al vertice delle Province d’Italia con il presidente del Consiglio provinciale Roberto Pasquali – l’azione intrapresa dall’Unione delle Province italiane e sostengo un intervento incalzante della stessa Unione nei confronti del governo. Due gli obiettivi: da un lato la modifica in alcune parti del decreto dedicato al riordino delle Province, dall’altro la netta opposizione nei confronti dei tagli previsti dalla Spending Review: tagli che – è bene sottolineare – sono in grado di pregiudicare la possibilità di erogare servizi essenziali ai cittadini. L’Upi in questo momento ha il compito di presidiare le decisioni del governo al fine di continuare a garantire alla popolazione i servizi offerti fino a questo momento”.
“Le criticità del decreto – ha aggiunto Pasquali – sono diverse: dall’eliminazione delle Giunte, che  provoca un oggettivo rallentamento dell’azione amministrativa dell’ente a scapito delle esigenze di risposta al territorio, alla delicata situazione dei dipendenti fino alla questione delle funzioni affidate ai nuovi enti. Aggiungo infine che il rinvio della sentenza della Corte Costituzionale sui ricorsi presentati dalle Regioni rappresenta un grave errore dal punto di vista tecnico”.
 

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