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Sforza Fogliani (Confedilizia): “Il rilancio dell’affitto è un’esigenza sociale”

Il Presidente della Confedilizia è intervenuto a Roma alla presentazione della pubblicazione “Miti e realtà della tassazione degli immobili in Italia. Il confronto internazionale”

La tesi del Governo Monti, secondo cui la pressione fiscale italiana sugli immobili rappresentava un’anomalia rispetto alla media internazionale dei Paesi sviluppati, era infondata. E’ quanto risulta dalla pubblicazione “Miti e realtà della tassazione degli immobili in Italia. Il confronto internazionale”, presentata pochi giorni fa a Roma dagli autori Francesco Forte, Domenico Guardabascio e Loana Jack.

La nuova tassazione immobiliare – è la tesi espressa nel volume – ha una spiegazione ideologica. Si è voluta introdurre una patrimoniale diffusa, sul ceto medio e medio- basso, colpendo soprattutto la ricchezza immobiliare (la più facilmente raggiungibile) in ossequio all’ideologia per cui il capitalismo popolare va penalizzato e, comunque, il risparmio delle famiglie dovrebbe essere indirizzato di più agli impieghi finanziari controllati dalle banche e dalle assicurazioni.

La presentazione è stata aperta dal Presidente della Confedilizia, Corrado Sforza Fogliani, il quale ha rilevato che “rivedere oggi la tassazione della proprietà immobiliare è un atto di giustizia prima ancora che di equità. E’ in ogni caso un atto di buongoverno a proposito della locazione, la cui smodata fiscalità porta giorno dopo giorno allo spegnimento dell’affitto legale, con conseguenze sociali che già cominciano ad appalesarsi in tutta la loro drammaticità e che ben presto lo Stato e i Comuni – corresponsabili primi di questa situazione a causa delle aliquote Imu dagli stessi fissate per le locazioni – dovranno affrontare”.

Il Presidente confederale ha detto ancora: “Il rilancio dell’affitto è un’esigenza sociale. E solo un fisco incivile può fare leva su una tassazione sganciata dal reddito che i beni producono. La politica di puntare, per la crescita, sugli sgravi fiscali alle sole imprese, è fallimentare: un Paese o cresce tutto o non cresce. Anche la discriminazione della proprietà diffusa (colpita da una tassazione senza pari) rispetto ai fondi immobiliari ed alle società quotate (che godono di agevolazioni fiscali per 500 milioni) è solo fonte di distorsioni che causano al sistema effetti recessivi”.

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