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Suicida alle Novate ragazzo di 22 anni I COMMENTI

"Un altro morto nelle carceri italiane. Ci hanno appena riferito che oggi, nel carcere di Piacenza, un giovane detenuto italiano di 22 anni si è tolto la vita", scrive in una nota il segretario generale aggiunto del sindacato autonomo di polizia penitenziaria, Giovanni Battista Durante.

“Un altro morto nelle carceri italiane. Ci hanno appena riferito che oggi, nel carcere di Piacenza, un giovane detenuto italiano di 22 anni si è tolto la vita”, scrive in una nota il segretario generale aggiunto del sindacato autonomo di polizia penitenziaria, Giovanni Battista Durante. “E’ l’ennesima tragedia nelle sovraffollate carceri italiane dove ormai è un vero e proprio bollettino di guerra”, aggiunge, come riporta l’Adnkronos. 
“Questa volta, purtroppo, non c’è stato niente da fare, per la polizia penitenziaria che, ogni anno, riesce a salvare la vita a oltre mille detenuti, nonostante le gravi carenze di personale. Ricordiamo – denuncia Durante – che mancano settemila unità e con i tagli alla spesa pubblica nei prossimi tre anni perderemo altri tremila agenti”. 
 
Durante ricorda poi alcuni dati: nel primo semestre del 2012 “ci sono stati 3617 gesti di autolesionismo, 637 tentativi di suicidio, 25 suicidi, 51 decessi per cause naturali, 541 ferimenti e 2322 colluttazioni. In vent’anni, dal 1992 al 30 giugno del 2012 – conclude il segretario del Sappe – ci sono stati 112844 atti di autolesionismo, 16388 tentativi di suicidio, 1097 suicidi e 1924 decessi per cause naturali”.


Dosi: “La “questione carceri” diventi tema centrale per tutti”

“Il suicidio nel carcere di Piacenza di un ragazzo di 22 anni ci richiama alla necessità di fare della “questione carceri “ un tema centrale per tutti, ed in particolare per le istituzioni”. A dirlo il sindaco di Piacenza Paolo Dosi: “I dati relativi ai suicidi nelle carceri italiane (circa 3600 tentativi di autolesionismo e 21 suicidi nel primo semestre del 2012) sono allarmanti e – prosegue il primo cittadino – non possono essere spiegati unicamente con il sovraffollamento, che pure continua ad essere un’emergenza da risolvere. Ognuno per la propria parte di competenza deve compiere uno sforzo ulteriore per far sì che la detenzione sia coerente con il dettato costituzionale”. 

“E’ il momento, questo – conclude – in cui la comunità piacentina deve essere attenta e partecipe nella costruzione di un “carcere della speranza”, offrendo – attraverso una maggiore sensibilità – possibilità di riscatto e opportunità concrete di recupero e di risocializzazione”. 

 


Colosimo: “Notizia sconcertante, chi si fa portavoce del disagio dei detenuti?”

“L’ennesimo episodio, l’ennesimo gesto estremo compiuto da un detenuto, il chiaro segnale di una situazione che sta letteralmente degenerando all’interno delle carceri italiane”. E’ il commento di Marco Colosimo, consigliere comunale Piacenza Viva alla notizia del 22enne detenuto che si è tolto la vita all’interno del carcere delle Novate. “Sono rimasto sconcertato – spiega Colosimo – alla lettura della notizia il mio pensiero è volato subito a questo ragazzo, che non importa non aver mai conosciuto,  che non importa per quale crimine fosse imputato, ma che era un ragazzo della mia età, bisognoso d’aiuto, che aveva sbagliato si, ma aveva tempo e modi per rifarsi, per ritrovare la giusta strada dopo qualche incidente. Non è andata cosi, probabilmente lo sconforto ha prevalso sulla voglia di rifarsi e vivere”.

“Interroghiamoci sul perché, chiediamoci per quale motivo un ragazzo di 22 anni ha compiuto un gesto cosi estremo. La casa circondariale piacentina è  in una situazione di degrado ormai lampante, gli addetti alla sicurezza manifestano il loro malumore ormai da tempo, ma chi si fa portavoce del malumore dei detenuti?
La vita del carcere è dura, la legge che vige è quella del vivi e sopravvivi, senza se, senza ma. Costretti a vivere in una cella sovraffollata 20 ore su 24, non avendo a disposizione nessuna attività alternativa in  condizioni igienico-sanitarie quanto mai precarie e aggiungerei anche pericolose. Mancanza di lavoro, magari solo per pochi, offerte formative e/o culturali pari a zero, la rieducazione non avviene, entri e viene abbandonato a te stesso, chi è forte,volenteroso, con alle spalle un forte aiuto familiare riuscirà a ricostruirsi,  chi è meno forte e solo dovrà combattere ogni giorno con la monotonia, con il cemento che lo circonda, con il rumore delle celle che si chiudono, cercando di salvarsi guardando oltre i confini, si, anche qui vale la legge del più forte, se sei forte ci riesci, se sei solo ti rassegni”.

“Basta, non voglio più aprire nessun quotidiano e dover leggere queste notizie, voglio aprirlo e leggere che le aziende entreranno dentro il carcere, che porteranno lavoro cosi come avviene in altre case circondariali italiane, voglio leggere che il Comune attiverà corsi di formazione e culturali per i detenuti, che il garante dei diritti dei detenuti alzi la voce. Oggi, un giovane di 22 anni si è tolto la vita, aveva sbagliato, ma davanti a se aveva un’intera vita per riscattarsi”.

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