Tensione all’Ikea: Si Cobas rimuove il blocco. Un indagato LE FOTO foto

Nuova mattinata di tensione all’Ikea, davanti allo stabilimento piacentino è tornato il presidio dei facchini Si Cobas. Sul posto il questore di Piacenza Calogero Germanà e le forze di polizia, dopo alcune ore di duro confronto, il blocco è stato rimosso in intorno alle 11,30 dopo la mediazione

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Nuova mattinata di tensione all’Ikea, davanti allo stabilimento piacentino è tornato il presidio dei facchini Si Cobas. Sul posto il questore di Piacenza Calogero Germanà e le forze di polizia, dopo alcune ore di duro confronto, il blocco è stato rimosso in intorno alle 11,30 dopo la mediazione. C’e’ intanto un primo indagato per le proteste dei giorni scorsi. E’ uno dei manifestanti che hanno picchettato gli ingressi della multinazionale svedese. L’ipotesi di reato e’ resistenza a pubblico ufficiale, violenza privata, lesioni e manifestazione non autorizzata. Le indagini della Digos sono coordinate dal sostituto procuratore Ornella Chicca. Il numero degli indagati e’ presumibilmente destinato ad aumentare.

FOTI: “IL DIRITTO ALLO SCIOPERO NON LEDA QUELLO AL LAVORO” – Anche il parlamentare piacentino del Pdl Tommaso Foti si è recato davanti allo stabilimento della multinazionale svedese per incontrare entrambe le parti in causa. “Ho voluto sentire le motivazioni dei lavoratori, ma ho incontrato anche i rappresentanti delle cooperative – dice l’onorevole Foti – auspicando la ripresa della trattiva. Chiedo che venga ripristinato il rispetto della normativa: il diritto di scioperare non deve ledere il diritto di lavorare. C’è un rapporto difficile tra le parti che deve essere ricomposto: è un compromesso accettabile il trasferimento ad altre sedi di alcuni dei 12 lavoratori sospesi”.


MERCOLEDI’ E GIOVEDI’ NUOVI INCONTRI
– Presente anche l’assessore comunale al lavoro Luigi Rabuffi. “Nella mattinata si è riaccesa la protesta dei facchini di Si Cobas – ha detto l’assessore – ma dopo febbrili trattative la situazione è ritornata alla normalità. Speriamo, nei prossimi giorni, di trovare una mediazione, che giovi a tutti, all’azienda, alle cooperative ed ai lavoratori (molti dei quali, proprio per la protesta, da diverse settimane sono senza stipendio)”. Questo anche in vista dell’incremento di vendite (e di conseguenza di aumento di lavoro) previsto da Ikea nel periodo natalizio.

Nel pomeriggio di mercoledì è previsto un incontro tra l’assessore provinciale Andrea Paparo e l’assessore comunale Rabuffi ed i sindacati confederali. Giovedì pomeriggio gli assessori incontreranno, invece, i rappresentanti di Si Cobas. Confermato, sempre nella giornata di mercoledì. il corteo organizzato dai Cobas con partenza alle 17.30 dai Giardini Margherita e arrivo sul Pubblico Passeggio.


Vicenda Ikea, De Micheli (Pd): “Salvaguardare il lavoro, no alla logica del tanto peggio, tanto meglio”

“Il territorio piacentino non può permettersi di vedere ridimensionato, o addirittura di perdere, l’insediamento produttivo di Ikea”. Lo afferma la parlamentare piacentina del Pd Paola De Micheli, che interviene sulle vicende che in questi giorni stanno interessando l’hub locale della multinazionale svedese. “Tutte le forme di lotta  – aggiunge – e di rivendicazione sindacale, anche quelle più dure, non possono mettere a repentaglio il lavoro di chi legittimamente non condivide i modi e i contenuti della protesta. In questo senso, la condotta di questi giorni del sindacato Si Cobas, improntata alla logica del tanto peggio, tanto meglio, appare assolutamente inaccettabile”. “Per questo voglio sottolineare – continua la De Micheli – come la nostra priorità in questa difficile congiuntura economica non possa che essere la salvaguardia dell’occupazione degli oltre 200 dipendenti, che nonostante l’andamento altalenante dei volumi produttivi, negli ultimi mesi non hanno fatto una sola ora di cassa integrazione”.

“In questi giorni il consorzio di cooperative CGS che gestisce gli appalti esterni di Ikea ha manifestato la massima disponibilità al dialogo e una grande apertura. Le aziende hanno chiesto più volte il ripristino di relazioni sindacali nel solco delle regole, cercando di venire incontro alle richieste quella parte minoritaria di lavoratori che hanno dato vita alla protesta. Naturalmente a patto che non si verifichino più i blocchi davanti ai cancelli ed altre azioni volte ad impedire la produttività dei siti. Sono richieste del tutto legittime e il presupposto fondamentale di qualunque forma civile di confronto. 

Le istituzioni locali, in primis il sindaco di Piacenza Paolo Dosi e i suoi assessori, e l’assessore provinciale Andrea Paparo, hanno compiuto un grande sforzo per scongiurare nuovi scontri e riannodare i fili del dialogo. Per questo occorre da parte di tutti un’assunzione di responsabilità, anche da parte di chi finora ha scelto la strada del conflitto settario e del rifiuto ideologico del confronto”.

Paola De Micheli


FOTI E TASSI PENSINO A BATMAN E ALLA STRAGE DI PIAZZA FONTANA


Intervento di Nando Mainardi e Roberto Montanari – Rifondazione Comunista   

Foti e Tassi ieri hanno chiesto un intervento della magistratura nei nostri confronti, in merito agli scontri all’Ikea, additandoci come i “cattivi maestri” della situazione.

Ci sembra fuori dal mondo che un parlamentare e un consigliere comunale pensino di sostituirsi alla magistratura, chiedendo e distribuendo avvisi di garanzia e condanne.

Invitiamo i camerati Foti e Tassi a dedicarsi agli avvisi di garanzia e ai procedimenti giudiziari che riguardano numerosi esponenti del loro partito: Berlusconi, Dell’Utri, “Batman”, il consigliere regionale Pdl dell’Emilia-Romagna Vecchi, l’assessore regionale lombardo Zambetti, la Minetti, il loro ex alleato in Provincia Allegri..ci fermiamo qui, perchè l’elenco sarebbe troppo lungo.

I personaggi che abbiamo citato, sostenuti dal duo Foti e Tassi e accumunati dalla medesima appartenenza, sono accusati in ordine sparso (in qualche caso già condannati) di: avere rubato soldi a palate, aver sottratto denaro pubblico, collusione con la criminalità organizzata, sfruttamento della prostituzione, di voto di scambio. Foti, al posto di andare davanti ai cancelli dell’Ikea, vada davanti al Parlamento, alla sede della Regione Lombardia, della Regione Lazio, della Provincia di Piacenza, a chiedere il rispetto della legge.

Noi, contrariamente ai personaggi citati, non abbiamo nulla da nascondere: non abbiamo nè rubato nè sostenuto la mafia; abbiamo semplicemente sostenuto e sosteniamo la lotta dei lavoratori di Ikea e Cgs. Infine, il duo Foti e Tassi ci definisce “cattivi maestri”. E’ una squallida e vergognosa provocazione, perchè usano un’espressione che evoca la stagione del terrorismo, con cui, come è noto, non abbiamo nulla da spartire.

Anche in questo caso, invitiamo Foti e Tassi a pensare ai propri “cattivi maestri”, visto che, in questi giorni, hanno speso parole per ricordare la figura di Pino Rauti. Pino Rauti fu il leader di Ordine Nuovo, ovvero dell’organizzazione riconosciuta nei tribunali come responsabile della strage di Piazza Fontana. Forse dovrebbero interrogarsi sulle lezioni prese piuttosto che lanciare squallide provocazioni.

FOTI (PdL): Mainardi e Montanari meritano solo disprezzo

“Lo sproloquio di Mainardi e Montanari merita soltanto disprezzo: come dalle fogne abitualmente esce il cattivo odore, dalle loro bocche non può che uscire l’odio che li anima”. Lo afferma l’onorevole Tommaso Foti, parlamentare del PdL .

“Delle affermazioni irresponsabili, squallide e diffamatorie di cui si sono bagnati la bocca ne risponderanno ovviamente nelle competenti sedi, nelle quali i due cattivi maestri – continua Foti – non potranno che imparare come nè l’amico Tassi né chi scrive si sono mai resi responsabili di alcun reato, né sono mai stati sfiorati da alcuna indagine per qualsivoglia reato ”.

“Da ignoranti dal verbo ignorare quali sono – conclude la nota del parlamentare azzurro –  addebitano altrui responsabilità penali, che come tali restano personali, a incensurati. Mai come in quest’occasione si conferma il detto”sputo di rospi non tocca i galantuomini” .


Intervento di Roberto Montanari di Rifondazione Comunista

Da mesi la programmazione del lavoro interna alla sede piacentina della multinazionale svedese riserva ad alcune decine di persone una forte riduzione delle ore lavorative (con la conseguenza di uno stipendio di 350/400 euro mensili) e invece ad altri concede un consistente monte ore straordinario.
Un delegato S.I.COBAS che si è opposto a tali pratiche è stato sospeso, al pari di un’altra dozzina di suoi compagni che hanno solidarizzato con lui, mentre 61 scioperanti non oggetto di alcun atto o richiamo formale non vengono richiamati lavoro da una quindicina di giorni. Tutto ciò viene giustificato con una riduzione dei volumi di merce trattata.

Potrebbe anche essere vero, ma possibile che nessuno si domandi come mai a farne le spese siano solo ed unicamente gli iscritti al S.I.COBAS? E ancora: è lecito interrogarsi sul perché tutti i delegati sindacali di una sola parte debbano subire sanzioni e vedere il loro posto di lavoro messo addirittura a rischio?

Nessuno tra i datori di lavoro si è posto il problema che le loro azioni venissero interpretate come discriminatorie ed antisindacali infiammando così un conflitto come quello a cui abbiamo assistito?

Chi ha teorizzato nei giorni scorsi che la lotta e l’indignazione dei lavoratori delle cooperative e di chi li sostiene, come Rifondazione Comunista, mette a rischio la permanenza di IKEA a Piacenza commette un doppio errore. Il primo è la dissimulazione della verità: dell’inaccettabilità del fatto che i lavoratori più sindacalizzati e attivi vengano messi all’angolo, usati come deterrente per tutti coloro che intendano imitarli, per imporre un’organizzazione del lavoro nella quale è norma la questua della chiamata giorno per giorno anziché la programmazione (come peraltro ricorda correttamente la segretaria provinciale della CISL).

Il secondo sta nell’accettare la logica del ricatto in pieno stile Marchionne ben sapendo che la piattaforma piacentina è strategica rispetto la logistica IKEA, perché gli investimenti fatti non sono facilmente “delocalizzabili”, per la posizione geografica, perché la stessa IKEA non lamenta problemi di eccessiva conflittualità bensì criticità legate alla burocrazia (tempi di sdoganamento merci eccessivamente lunghi ad es.).

Occorre che tutti ci mettano il buon senso che ha impiegato il Sindaco incontrando i lavoratori e facendosi personalmente garante di una trattativa che rimettesse le differenti parti nelle condizioni di una “normale” vertenza sindacale. Tutti i facchini che oggi sono tenuti fuori dai cancelli devono rientrare e avere uno stipendio dignitoso; tutta la città deve testimoniare un sentimento di solidarietà al loro non arrendersi alla rassegnazione, al loro coraggio e alla loro dignità nel difendere quei valori di democrazia che tanti padroni vogliono cancellare rendendo il lavoro una subordinata del profitto.

Da ultima una considerazione per le forze dell’ordine tanto  e giustamente attente alla relazione di prossimità con i cittadini: possibile che per contrastare un’azione di disobbedienza civile, di resistenza passiva di cittadini-lavoratori in sciopero si debbano usare le stesse maniere che si riservano agli esagitati che si scontrano nei dopo partita? Il progresso della società non ha bisogno dei manganelli chi si compiace di usarli può non esserne orgoglioso.

 
Roberto Montanari – Rifondazione Comunista di Piacenza
 

Lunedì 5 novembre

FALLITO L’INCONTRO IN PROVINCIA – Vertenza Ikea, tutto da rifare. Dall’’incontro in Provincia di ieri (lunedì 5 novembre) tra l’assessore al Lavoro Andrea Paparo, i rappresentanti del consorzio di cooperative che gestiscono il magazzino a Le Mose (Piacenza) e i rappresentanti sindacali non è arrivata alcuna schiarita. Il sindacato autonomo Si Cobas, ha infatti lasciato il tavolo, minacciando di rompere la trattativa. Sconcerto è stato espresso dall’assessore provinciale al Lavoro Andrea Paparo, che ha contestato l’atteggiamento pretestuoso del Si Cobas: “Al momento della sottoscrizione di un accordo, sono andati via in maniera immotivata, la Provincia aveva concesso la propria sede per verbalizzare le contestazioni nei confronti dei 12 dipendenti sospesi sulla base dell’intesa raggiunta venerdì scorso con il sindaco Paolo Dosi e gli assessori comunali Rabuffi e Timpano. Se c’è stato un equivoco andrebbe chiarito anche con loro. Evidentemente non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire”.

“Non ci stiamo ad essere presi in giro – afferma dal canto suo Aldo Milani, rappresentante dei Si Cobas – noi eravamo convinti che l’incontro di oggi servisse per concordare le modalità di rientro dei 12 lavoratori sospesi. E invece ci è stato chiesto di poter parlare con ciascuno di loro singolarmente. Non si discute, in Provincia, di provvedimenti disciplinari. Abbiamo capito che non si vuole arrivare a una mediazione, ma a non far rientrare almeno 4 o 5 di questi ragazzi che sono stati sospesi. Adesso è rottura totale e non aspettiamo più: la protesta riprende e più duramente di prima”. Pare di capire che uno degli elementi di contrasto sia il reintegro dei lavoratori sospesi a Piacenza e non in altri siti produttivi Ikea. Ricordiamo che il Si Cobas ha indetto una manifestazione a Piacenza per mercoledì pomeriggio.

IL COMUNICATO del Consorzio: “Sì al reintegro dei lavoratori, ma presso altri stabilimenti”

Le Cooperative Cristall, Euroservizi e San Martino aderenti al Consorzio CGS preso atto delle motivazioni dei soci lavoratori sospesi, in relazione ai comportamenti tenuti all’interno del sito logistico IKEA precedenti allo sciopero, peraltro mai dichiarato, pur ritenendo che permangano le motivazioni di esclusione dei soci lavoratori, al fine di stemperare le forti tensioni esistenti si dichiarano disponibili in  via eccezionale a convertire l’eventuale provvedimento di esclusione con sanzioni di tipo economico disciplinare e provvedere pertanto al reintegro degli stessi.

Il reintegro, stante le oggettive condizioni ambientali determinatesi dal clima di violenza creatasi tra gli stessi lavoratori, che potrebbe facilmente tradursi in seri  problemi di ordine pubblico all’interno del sito logistico IKEA, potrà al momento  avvenire presso altri impianti gestiti dalla Cooperative. Facciamo presente che in un contesto economico assolutamente difficile il reperire situazioni di lavoro per reinserire detti soci lavoratori risulta essere per le cooperative un impegno arduo e difficile .

Le Cooperative si dichiarano altresì disponibili ad aderire alle eventuali piattaforme di confronto sindacale circa distribuzione degli orari di lavoro e tutto quanto previsto dal CCNL Logistica e Trasporti con le Organizzazioni Sindacali individuate dall’art. 19 dello Statuto dei Lavoratori. Auspichiamo pertanto che le forti e significative disponibilità dimostrate dalle Cooperative vengano pienamente colte al fine di riportare il tutto nel solco delle relazioni sindacali previste dalle leggi vigenti comprese quelle di ordine pubblico.

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