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La Cattolica intervista il prof Loor: “Come creare una rete internazionale”

La Facoltà di Agraria attraverso il lavoro di ricerca e cooperazione con Università che si trovano oltre i confini nazionali, vuole offrire nuove opportunità ai propri studenti ponendo l’accento sull’aspetto internazionalizzazione.

La Facoltà di Agraria attraverso il lavoro di ricerca e cooperazione con Università che si trovano oltre i confini nazionali, vuole offrire nuove opportunità ai propri studenti ponendo l’accento sull’aspetto internazionalizzazione. In particolar modo imposta un lavoro fortemente collegato alle realtà produttive, ma che valorizza soprattutto la cooperazione internazionale nei progetti di ricerca, per essere sempre all’avanguardia nel settore agro-alimentare.
 
Per comprendere meglio come e perché nasce una cooperazione internazionale, riconosciuta in tutto il mondo, abbiamo posto alcune domande al professor Juan Loor dell’Università dell’Illinois, ospite per alcuni mesi presso l’Istituto di Zootecnica dell’Università Cattolica di Piacenza.
 
Quando è nata la collaborazione con la facoltà di Agraria dell’Università Cattolica? L’inizio della collaborazione risale al 2003, grazie all’attività di stage organizzata dall’Università Cattolica (Dottorato in Fisiopatologia nutrizionale e ambientale) presso il Department of Animal Sciences and Division of Nutritional Sciences, University of Illinois (USA), che ha una lunga esperienza nel campo della ricerca sulla gestione nutrizionale della bovina da latte, specie nel periodo intorno al parto, chiamato “transition period”. In questo modo abbiamo potuto apprendere quanto si stava facendo in Italia e soprattutto nell’Istituto di Zootecnica della Cattolica. A quel tempo ero  entrato nello staff di ricerca dell’Illinois University, avviando i miei studi sulle variazioni molecolari legate alla nutrizione nel periodo di transizione, con particolare attenzione all’aspetto della salute e malattia. Mi sembrò così opportuno stabilire una collaborazione sistematica con il prof. Giuseppe Bertoni, allora direttore dell’Istituto di Zootecnica.
 
Come si è evoluto il lavoro di collaborazione tra l’Istituto e il Dipartimento? Molti studi nell’ambito della gestione alimentare nel periodo di transizione della lattifera implicano analisi molecolari in tessuti che possano fornire un quadro delle risposte fisiologiche dell’intero organismo, risposte che possono essere misurate nel sangue (biomarkers), ma anche in termini fenotipici (salute e performance), tanto che dal 2007 abbiamo cominciato a mandare campioni di sangue provenienti dalle nostre ricerche all’Istituto del prof. Bertoni, per definire al meglio lo stato infiammatorio dei nostri animali in modo da poter aggiungere queste informazioni ai dati di tipo molecolare e alle performance, cercando da allora di aumentare le occasioni su cui ci si poteva confrontare. Potrei dire che è una collaborazione in costante evoluzione.
 
Qual è il titolo del progetto di ricerca su cui state lavorando adesso? Valutazione dei marcatori fisiologici e molecolari dei processi immunologici e metabolici nelle bovine da latte in fasi diverse della loro vita e in rapporto alle condizioni nutrizionali.
 
Quali sono le persone coinvolte nel progetto? Il team è costituito: dai professori Giuseppe Bertoni ed Erminio Trevisi dell’Istituto di Zootecnica dell’Università Cattolica di Piacenza, dal professor Jim Drakley e da me del Department of Animal sciences and Division of Nutritional sciences, University of Illinois (USA).
 
Come si svolge il lavoro di ricerca? Gli esperimenti sugli animali sono avvenuti negli USA e i campioni di sangue sono inviati a Piacenza per le analisi dei biomarker ematici. Vedo tuttavia la possibilità di condurre studi contemporaneamente all’Illinois University ed a Piacenza con l’obiettivo di studiare le diverse modalità di minimizzare i fenomeni infiammatori nel periodo intorno al parto. La nostra intenzione è di aumentare gli scambi personali con il prof. Bertoni ed il Prof. Trevisi, i cui contributi sono essenziali all’interno del progetto. 
 
Come intende valorizzare questa collaborazione nel futuro prossimo? Sicuramente aumentando le occasioni di cooperazione, ora le nostre ricerche si sono estese agli effetti della nutrizione materna sui vitelli; ma intendo allargarle ulteriormente inviando a Piacenza studenti dell’Illinois University, scambiandoli con quelli della Facoltà di Agraria piacentina, offrendo ad entrambi un’esperienza lavorativa diversa. La collaborazione dovrà continuare e per questo abbiamo presentato progetti di ricerca in comune, sperando possano essere finanziati.
 
Cosa può essere valorizzato in quest’esperienza? Dal punto di vista dell’Illinois, il raccordo con Piacenza è stato di grande utilità per la considerevole conoscenza accumulata nel campo della fisiologia della bovina al parto, specie per gli aspetti infiammatori. Un importante riscontro della nostra collaborazione sarà la più ampia comprensione di come le bovine rispondono all’avvio del parto e della lattazione, in particolare collegando i dati molecolari e quelli produttivi alle variazioni dei biomarker dell’infiammazione, del sistema immunitario e del metabolismo per ottenere una visione olistica della bovina nel corso della “transizione”. L’interazione scientifica è stata eccellente, ma i rapporti umani vanno oltre l’accademia, si è instaurata una solida amicizia con il prof. Bertoni e il prof. Trevisi, ed è una delle ragioni che mi hanno portato a scegliere Piacenza per il mio semestre “sabbatico”. Nel complesso la nostra collaborazione ci rende un team di riferimento riconosciuto in tutto il mondo.
 

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